03/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



"Qualcuno si chiede perchè tanti eritrei arrivino sulle vostre coste, o muoiano mentre ci provano? Nessuno"
seconda parte
Scritto per noi da
Emilio Manfredi
Segue dalla prima parte
 
Addis Abeba - Nella stanza entra anche Getachu, eritreo, profugo, membro dell'Ena, l'Eritrean National Alliance, l'unione di tutte le forze di opposizione eritrea. Ascoltava da un po' le parole di Haile, appoggiato alla porta.
Si siede accanto a noi, la faccia scura. Vuole dire anche lui la sua, spiegarci perchè i problemi del suo Paese, l'Eritrea, non finiscono lì. Purtroppo.
"Qualcuno in Europa si chiede perché così tanti ragazzi e ragazze eritrei arrivino a bordo dei gommoni sulle vostre coste, o muoiano mentre ci provano? Nessuno. I giovani cercano di scappare perchè la vita è impossibile, cercano di entrare in Sudan e poi da lì verso la Libia.
Verso l'Italia. Sognando solo un po' di libertà. Ma la maggior parte non ce la fa, viene fermata e rimandata indietro. Qualcuno si è mai chiesto cosa succeda a quelli che rimandate indietro? Li sbattono in una delle Dahlak, le isole al largo della costa eritrea, in una prigione a cielo aperto."
Rimane in silenzio, guarda nel vuoto. Poi riprende. "Tutto comincia con il servizio militare obbligatorio, di tre anni. Le scuole superiori in Eritrea non ci sono più. A circa 300 chilomtetri da Asmara è stata creata una città per i giovani, una sorta di centro educativo e militare nello stesso tempo. Si chiama Sawa, sostituisce le scuole civili. Ci si entra presto, a 15-16 anni, maschi e femmine, non c'è differenza. Tutti reclutati. Tutti a Sawa, immaginate, è come un grande campo di concentramento per la gioventù. Isaias dice: a Sawa noi vi diamo la migliore educazione, che bisogno c'è di altre scuole? Tutto è a Sawa. Vivi a Sawa, studi a Sawa, cresci a Sawa, non si esce mai fuori da Sawa... chi si rifiuta, o cerca di nascondersi, e viene scoperto, finisce in un campo di rieducazione, di transito, si chiama Addabeto. Un centro di rieducazione prima di andare a Sawa. Recentemente abbiamo saputo che sono morti in 41 per le percosse e le torture subite."
 
Haile annuisce, poi interrompe Getachu.
"Ad esempio, quando fanno le lezioni di materie tecniche subito a fianco c'è il poligono di tiro, tanto che non riesci a sentire quello che ti dicono gli insegnanti, immaginate che razza di scuola può essere. Educano alla guerra, capite? Dopo il periodo di preparazione a Sawa, mandano i ragazzi sul confine con l'Etiopia, o col Sudan, o in altri posti sperduti. Non ci sono licenze, non si torna mai a casa. Bisogna continuare a sentire parlare di guerra. Li continuano a spostare da un fronte all'altro. C'è una pressione psicologica incredibile, dicono continuamente che stanno per attaccarti, ma la guerra non c'è, non esiste. Afeworki la cerca, perchè ne ha bisogno per motivi interni. E se non c'è, la inventa. Questo fa capire molto della sua politica estera, così aggressiva, contro l'Etiopia, il Sudan, lo Yemen."
 
Per le ragazze poi, da Sawa agli accampamenti sul confine, le condizioni di vita sono tremende.
La maggior parte di loro viene stuprata, molte rimangono incinta.
"Tutta la gioventù eritrea sta perdendo il senso della propria dignità, da quando mettono piede a Sawa i ragazzi perdono ogni interesse per la propria vita. Perdono completamente il senso della propria dignità.
Questa è l'educazione che propone il regime eritreo oggi, educa alla guerra, alla violenza, allo stupro. Non c'è nessuna etica, nemmeno quella militare. Stanno uccidendo la nostra società, a partire dai nostri ragazzi.
Che futuro sta costruendo il regime di Isaias Afeworki per l'Eritrea?"
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Etiopia
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