16/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Sponsorizzato anche dai Mondiali, arriva Unitaid, raccolta fondi per Hiv, tbc, malaria
Due squadre, due capitani, due palloni di gara ufficiali con il marchio Unitaid scambiati prima del calcio d’inizio. Così la Fifa mette in campo il suo appoggio a un progetto che si propone di raccogliere, grazie a una tassazione sui biglietti aerei, fondi per i farmaci per Hiv/Aids, malaria e tubercolosi.

Logo del progetto. Unitaid, uniti per curare I Mondiali solidali. “Siamo consapevoli della forza del nostro evento principale, la Coppa del Mondo” dice Joseph S. Blatter, presidente della Fifa, “e del suo impatto nel contribuire a campagne speciali per la raccolta fondi per tali attività di solidarietà. Con tutte le persone che guardano le partite dei mondiali in tutti e sei i continenti, si tratta di una grande piattaforma per prendere parte alla battaglia di Unitaid contro le tre principali malattie mortali, Hiv/Aids, tubercolosi e malaria. La Fifa è orgogliosa di sostenere Unitaid nei suoi obiettivi”.

Industria farmaceutica in Etiopia. Copyright - Who/P. Virot Voli tassati. Presentato alla sede delle Nazioni Unite, il 2 giugno, a New York, il progetto prevede una tassa su ogni biglietto aereo, da uno a 40 euro in base al percorso e alla classe, per avere alla fine dell’anno centinaia di milioni di euro per curare le tre malattie nei Paesi poveri. Una cifra consistente, programmabile e regolare. “La storia è nata quando i francesi hanno deciso di creare una tassazione sui voli aerei, che ricade sul cittadino” racconta a PeaceReporter Mario Raviglione, direttore del programma Stop TB dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). “C’è stata una grossa polemica in Francia su questa ipotesi circa sei mesi fa. La proposta è stata poi approvata dal governo francese e dovrebbe partire dal primo luglio”. Accanto alla Francia, hanno aderito Brasile, Cile e Norvegia, e vi sono altri 40 Paesi circa interessati all’iniziativa. Il nuovo sistema per trovare fondi non vuole sostituirsi né sovrapporsi a chi opera da anni nella cura di queste tre malattie, dall’Oms a Unaids, Unicef, Fondo globale per Aids, tubercolosi e malaria, e così via.

Un dispensario per il trattamento della tubercolosi in India. Copyright - Who/P. Virot Nessun doppione. “I Paesi interessati si sono riuniti a Ginevra circa un mese e mezzo fa e in questo incontro sono stati stabiliti tre principi importanti” conferma Raviglione. “Prima di tutto, è stato sottolineato che questo meccanismo di raccolta di fondi non altererà quelli esistenti, non si creerà insomma un secondo Fondo globale, ma utilizzerà le entità che ci sono per fornire un fondo finanze e far funzionare meglio ciò che c’è. Sarà importante il coordinamento di tali fondi aggiuntivi, in modo che un Paese già finanziato da un ente non riceva ulteriori fondi per lo stesso programma. Un secondo principio stabilito è la definizione delle priorità di intervento di Unitaid, per coprire le aree carenti: in quest’ottica è stato chiesto un supporto alle terapie per i bambini e allo sviluppo di nuove soluzioni. Nella tubercolosi, per esempio, abbiamo i farmaci combinati in un’unica pastiglia solo per l’adulto, mentre per il bambino vi sono sciroppi diversi per ogni medicina necessaria alla terapia: sarebbe più semplice avere uno sciroppo unico che li contenga tutti. Infine, come terzo principio vi è l’obiettivo di offrire qualcosa in più rispetto ai meccanismi esistenti. Questo significa, per esempio, che Unitaid dovrebbe occuparsi non solo dell’acquisto dei farmaci, ma anche dell’assistenza tecnica ai Paesi, dei programmi di utilizzo efficace delle terapie. Questo significa organizzazione dei piani sanitari, riorganizzazione della distribuzione di farmaci e così via” conclude Raviglione. Tre principi, dunque, su cui vigilare.

 

Valeria Confalonieri

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