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Tutti in classe: la rivolta degli studenti delle scuole
secondarie cilene è finita nella soddisfazione generale. In migliaia erano
scesi in piazza, applauditi dalla maggioranza dei professori e supportati dagli
universitari, per chiedere un’istruzione più giusta e al passo con i tempi.
Dopo quasi un mese di scuole occupate, mobilitazioni di piazza e duri
scontri con i poliziotti in tenuta antisommossa, hanno avuto la meglio. La
presidente cilena, Michelle Bachelet, ha preso in mano le redini della situazione
e ha creato una commissione per la riforma della scuola, nella quale avranno
posto d’onore i rappresentanti degli studenti.
Un braccio di ferro. “Sentiamo di aver vinto”, ha dichiarato Juan Carlos Herrera,
il giovane portavoce degli scolari in rivolta, spiegando che sono loro ad aver
piegato il braccio del Governo, vincendo la partita.
Ipnosi. In pochi giorni, un movimento che è partito da alcuni licei
di Santiago, chiedendo la gratuità del test d’entrata all’università e
dell’abbonamento scolastico per i trasporti, si è espanso a macchia d’olio in
tutto il Cile. I blog sul web e i messaggi via cellulare hanno contribuito a
informare sulle ragioni della protesta e, dunque, a trovare seguaci. Le
occupazioni e le marce, dunque, si sono susseguite l’una dietro l’altra,
spontaneamente. In pochi giorni l’intero Paese era ipnotizzato dagli studenti.Stella Spinelli