Un gran bella notizia
Carlo e Niuza vivono nello stato di Amapà, che va dal delta del Rio
delle Amazzoni ai confini con la Guiana Francese e col Suriname.
Esattamente lungo l’immaginaria linea dell’equatore sorge Macapà, la
capitale, che vanta quasi la metà dei 476.000 abitanti che popolano lo
stato. Il suo clima è caldo-umido e la vegetazione tipica della regione
amazzonica. E’ 370 chilometri a nord-est di Macapà che sorge Amapà,
cittadina raggiunta da una strada non ancora completamente asfaltata.
Qui, Carlo e Niuza, italiano lui e brasiliana lei, stanno lavorando da
anni per realizzare un progetto tanto ambizioso quanto importante: la
creazione di un centro medico che sia in grado di ospitare una decina
di ragazze madri, giovani adolescenti maltrattati, e che possa fornire
vaccini e una primaria assistenza medica gratuita a chi ne avesse
bisogno. Ad Amapà sono tante le bambine di 11 anni che rimangono
incinte, molto spesso per violenze sessuali, e puntualmente vengono
cacciate di casa, perché vergogna dell’intera famiglia. La mortalità
infantile è alta sia a causa dell’inesperienza delle giovani mamme, sia
per la loro scarsa fiducia nella medicina tradizionale. Sono solite
infatti somministrare farmaci inadatti a bambini piccoli, seguendo i
consigli di amiche o vicini di casa. Il risultato è molte volte la
morte del figlio. In tutto il paese di Amapà, comunque, c’è un solo
medico e un ospedale, ricavato all’interno di una struttura pensata per
una scuola e carente di medicinali, di personale specializzato e di
attrezzature. La sala parto è in pessime condizioni e le donne che
partoriscono in ospedale devono portarsi da casa perfino le lenzuola.
Non esiste una sala operatoria adeguata e, chi avesse urgenza di
arrivare a Macapà per essere ricoverato, deve prima trovare i soldi per
pagare la benzina dell’ambulanza e poi percorrere più di 300
chilometri. Il progetto di questo nuovo centro, dunque, è una gran
bella notizia.
La furia dei carcerati
Centoquarantasei morti, 281 attacchi ai simboli dell’ordine pubblico,
80 carceri in rivolta. Questo il bilancio della guerriglia urbana che
ha devastato San Paolo e dintorni in pochi giorni. Scoppiata venerdì 12
maggio, ha continuato a seminare morte e panico per circa una
settimana. Attacchi dinamitardi contro autobus e forze di sicurezza si
sono dilagati da San Paolo a Osasco e Valinhos. Pesante la reazione
della polizia, che non si è attenuata nemmeno nei giorni seguenti al
picco di violenza. Un atteggiamento che ha sollevato le critiche di
alcune organizzazioni non governative schierate in difesa dei diritti
umani. A scatenare questa furia è stato il Primo Comando della
Capitale, un gruppo criminale nato in un carcere di massima sicurezza
della capitale paulina e ora radicato nelle favelas, fra la gente
povera che vive nelle baracche di lamiera. È lì la sua forza. Dove lo
Stato è assente c’è il crimine organizzato, che come una piovra si
insinua e fagocita intere famiglie, che si schierano al suo servizio.
Oltre 34 milioni di brasiliani vivono sotto la soglia di povertà e si
ammassano ai piedi delle grandi città, per cercare un’occasione di
sopravvivenza. Le prime a offrirgliela sono le fazioni criminali.
Ragazzi giovanissimi si trasformano in corrieri della droga, poi in
piccoli spacciatori e così via: chi è più scaltro arriva a comandare i
traffici più loschi. Questa è la prospettiva di carriera per molti
ragazzini brasiliani. Violenza e droga. Inutile dunque che, dopo le
rivolte iniziate nelle carceri, il governo statale abbia previsto nuovi
investimenti per caserme, equipaggiamenti e mezzi delle forze di
polizia. Questa violenza si combatte investendo nell’educazione, in una
politica del lavoro e degli stipendi che faccia sì che tutti i
cittadini brasiliani possano avere una vita dignitosa, in una politica
di lotta alla miseria e alla fame, grazie alla quale i capi del crimine
organizzato non abbiano più spazio e trovino sempre meno reclute da
avviare alla violenza.
La corsa alle tv
Quasi 2.500 brasiliani accompagneranno, dal Brasile, la spedizione
della Seleção. Le agenzie viaggi hanno esaurito da mesi tutti i
pacchetti a loro destinati e disponibili per il Brasile. Almeno altre
2mila persone sono in lista di attesa, in caso di rinuncia. Un migliaio
ha invece dovuto rinunciare al sogno di assistere dal vivo al mondiale
tedesco. Il tifoso che ha acquistato il pacchetto
viaggio-soggiorno-stadio è prevalentemente una persona di sesso
maschile, con alto potere d’acquisto. Certamente non rientra nei 34
milioni di persone povere che abitano il Brasile, affollandone le
favelas. Molti di loro, però, con risparmi accumulati e pagamenti
multirateizzati, hanno acquistato un televisore nuovo, per godersi lo
spettacolo. I produttori brasiliani di televisori si stanno sfregando
le mani da mesi. Il boom delle vendite è ormai un classico: nell’anno
dei mondiali si registra da sempre un incremento che va dal 3 al 4 per
cento. Ma dato che mai come quest’anno i tifosi brasiliani hanno
creduto così ciecamente nella possibilità della Seleçao di vincere la
Coppa del Mondo, la corsa ai televisori è una vera epidemia, che
sfiorerà livelli record.
Gaucho vuol dire fiducia
Ronaldo de Assis Moreira, meglio conosciuto come Ronaldinho, Pallone
d'Oro 2005, è Gaucho, ovvero è originario del sud del Brasile. È nato a
Porto Alegre dove la gente è agli antipodi rispetto a chi nasce e
cresce a Rio de Janeiro, ovvero i carioca, conosciuti per la voglia di
divertirsi e far baldoria.
I gauchos, in Brasile, sono considerati gente tosta, seria, solida. E
Ronaldinho è adorato anche per questo. In lui i brasiliani vedono la
fantasia che torna al potere, la libertà senza catene, la faccia
allegra e pulita, ma anche la concretezza e il senso di responsabilità.
Ribattezzato con simpatia il "Dentuco", il Dentone, qualche tempo fa
Ronaldinho voleva sistemarsi i denti. Poi il dietro front: senza i suoi
dentoni che Ronaldinho sarebbe? In Brasile piace così, tanto che è
diventato persino il protagonista di una famosa striscia di fumetti,
prendendo il posto proprio del Fenomeno, il carioca Ronaldo.
Salvador de Bahia verde-oro vestita
Febbre da Mondiali. La Copa do Mundo fa battere il cuore di tutti i
brasiliani, ormai pronti a sventolare i colori della Seleçao al primo
gol dei campioni canarinhi. La splendida Salvador da Bahia, però, ha
deciso di far di più. L’intera città si sta coprendo di verde e oro in
onore delle 23 stelle. Graffiti giganti stanno comparendo in ogni dove:
muri, bagni pubblici, cassonetti dell’immondizia, ogni angolo della
città è rivestito a festa per tifare lontano. Quarantasei graffitari
stanno lavorando giorno e notte, stipendiati dal Comune, per disegnare
le caricature dei gioielli verde-oro.
Ritiro a luci rosse
"Abbiamo passato la notte con Ronaldinho e Ronaldo". Allarme a luci
rosse nel ritiro del Brasile, la Seleçao canarinha. Secondo il
quotidiano svizzero 'Blick' , nel quartier generale elvetico dei
verdeoro, a Weggis, nella notte tra martedì e mercoledì sarebbe andato
in scena un festino a tutti gli effetti. Dopo il test con il Lucerna, i
giocatori avrebbero approfittato della libertà concessa dal ct Carlos
Alberto Parreira per divertirsi alla grande.
Roberto Carlos, Emerson, Dida, Robinho, Ronaldo e Ronaldinho si
sarebbero rilassati in un party privato allestito nel lussuoso Palace
Hotel. Con loro alcune ragazze che non hanno perso tempo nello
spifferare tutto ai curiosi.
Testimonial d'eccezione
Adriano sarà il testimonial in Europa per il tanto atteso Pro Evolution Soccer
6.
La Konami Digital Entertainment lo ha confermato come "capitano" del gioco.
Questo matrimonio fra Adriano e l'azienda leader nel settore coincide con il lancio
del gioco per
nuovi formati. E' la prima volta. Oltre alle versioni di Play Station 2, PC-DVD
PlayStation portatile,
il gioco sarà disponibile, a partire dall'autunno, per Nintendo DS e Xbox 360.
"Sono orgoglioso di lavorare con Konami, dato che tutti sanno che il
loro è il gioco sul calcio più realista mai ideato. Pro Evolution
Soccer è famoso in ogni dove per la sua qualità e sono onorato di
essere associato al nome di una saga tanto significativa".
Calcio anche al cinema!
Se a qualche brasiliano non piace il calcio è veramente nei guai.
Persino le sale cinematografiche sono sincronizzate con le partite
della Seleçao Canarinha. Nessun film durante le partite.
Omofobia, delitto al pari delle discriminazioni razziali
Mentre nei paesi europei non esiste una legge organica e chiara che
tuteli i diritti degli omosessuali, in Brasile il parlamento è avviato
ad approvare un progetto di legge che tuteli il movimento e definisca
l’omofobia come un delitto al pari delle discriminazioni razziali. Si
tratterebbe del primo importante passo per combattere in modo
sistematico l’omofobia in Brasile e dare un segnale forte contro le
numerose aggressioni che negli ultimi mesi hanno colpito gli attivisti
gay. Il progetto di legge 5003/01, presentato dalla deputata petista
(ovvero del Pt, partito dei lavoratori – trabalhadores – lo stesso del
presidente Lula) alla Camera e vice presidente del partito, Iara
Bernardi, intende trasformare in crimine le discriminazioni dovute
all’orientamento sessuale delle persone nello stesso modo con cui sta
avvenendo per i pregiudizi razziali.
Il premio mondiale dell'alimentazione 2006
Due
brasiliani e uno statunitense che aiutarono a convertire le pianure
aride della regione centrale del Brasile in un prospera regione
agricola hanno vinto il Premio Mondiale dell’alimentazione 2006. I tre
hanno lavorato per trasformare il Cerrado, una vasta savana di quasi
120 milioni di ettari, rendendone coltivabili una buona parte. “Questo
aumento della produzione agricola ha aiutato a migliorare le condizioni
economiche e sociale di molta gente”, ha detto l’ambasciatore Kenneth
Quinn, presidente della Fondazione mondiale dell’alimentazione, con
sede a Des Moines. Il premio fu creato da Norman Borlaug, il vincitore
del Premio Nobel per la Pace del 1970 e riconosce alle persone che
aiutano a migliorare la disponibilità e la qualità degli alimenti in
tutto il mondo. Il merito di Borlaug fu di sviluppare una varietà di
frumento che aiutò a combattere la fame nera in India e in Pakistan
negli anni Sessanta. I vincitori sono McClung, 82enne, statunitense,
Paolinelli, ex ministro dell’agricolutra del Brasile, 71 anni, e
Lobato, 65enne, entrambi brasiliani.
Sassaiola alla democrazia.
1.500 persone hanno invaso
il 6 giugno il Parlamento brasiliano. L’intento era pacifico. Il
risultato no. Erano tutti esponenti del Movimento di lotta dei
lavoratori senza terra, un’ala radicale dell’Mst, (Movimento Sem Terra)
che da sempre rivendica la distribuzione della terra ai contadini,
occupando appezzamenti e chiedendo insistentemente la riforma agraria.
Che il presidente da loro sostenuto ed eletto, Luis Inacio Lula da
Silva, aveva sbandierato quale cavallo di battaglia di tutta la sua
campagna elettorale, per poi puntualmente tradire ogni aspettativa.
Così, questa volta, non si sono accontentati di entrare a decine di
migliaia in terreni incolti di qualche ricco proprietario terriero:
hanno voluto strafare. Dichiarando di voler consegnare direttamente
nelle mani del presidente della Camera, Aldo Rebelo, una petizione di
protesta per le promesse mancate, una marea di persone si è riversata
nella piazza antistante il Parlamento con l’intenzione di entrare. Le
forze di polizia schierate con urgenza a proteggere il simbolo della
democrazia, non hanno risparmiato metodi bruschi per fermare la folla.
È scattata una sassaiola, accompagnata da bastonate contro chiunque si
fosse trovato fra loro e la sede del Congresso Nacional. Lo scontro con
le forze dell’ordine è stato inevitabile. Il risultato: 497 contadini
in manette e 26 feriti. Ingenti i danni: vetri infranti, macchine
ribaltate, pali sradicati.