Continuano gli scontri fra studenti e polizia per il prezzo del biglietto del bus
scritto da
Giorgio Trucchi

A Managua, le zone intorno alle principali università sono state dichiarate a
"rischio" per gli scontri che da quasi un mese si ripetono tra gli studenti universitari
e i corpi speciali della polizia.
Intere zone della città sono rimaste bloccate dalle barricate erette dagli studenti.
Mercoledì il paese è rimasto diviso in due per quasi tutto il giorno, a causa
degli scontri sulla Carretera Norte, dove sorge l'Università di Agraria (Una),
unica via che unisce il nord al sud del Nicaragua. Altri centri nevralgici sono
stati, come sempre, la Avenida Universitaria e tutta la zona della Universidad
Nacional Autonoma de Nicaragua (Unan) e del Politecnico (Upoli). Sono ormai centinaia
gli arrestati tra gli studenti. Decine i feriti da entrambe le parti.
La Polizia, autorizzata anche moralmente dal presidente della Repubblica e dalla
maggior parte dei mezzi di comunicazione, che hanno più volte classificato gli
studenti come "delinquenti e violenti", ha fatto uso di gran parte delle sue riserve
di lacrimogeni e pallottole di gomma e lo stesso Direttore della Polizia, Edwin
Cordero, ha ammesso che "le scorte stanno finendo e sarà difficile affrontare
le proteste nei prossimi giorni, perché non ci sono fondi per fare nuovi acquisti".
Mentre gli studenti hanno continuato a far uso degli ormai famosi morteros caseros e a sradicare adoquines (pietre esagonali) dalle strade per costruire barricate, la polizia ha sparato
con proiettili di gomma e lacrimogeni, circondando le università e, in alcuni
casi anche invadendole, azione proibita dalla Legge di Autonomia di cui godono
i centri di studio. Un professore e uno studente sono stato feriti gravemente
agli occhi e ciò ha generato la reazione del resto degli studenti, che hanno prolungato
gli scontri fino al tramonto.
Le richieste. Gli studenti universitari e di alcune Scuole Superiori chiedono ormai da tempo
che non venga aumentato il costo dei trasporti pubblici (autobus), settore controllato
in regime di monopolio dalle Cooperative di Trasporto, le quali, di fronte all'aumento
vertiginoso e continuo del prezzo della benzina e del gasolio, hanno chiesto l'ennesimo
sussidio plurimilionario al Governo e in mancanza di risposte immediate, hanno
deciso di aumentare unilateralmente il costo della corsa da 2,50 a 3 cordobas,
minacciando di portarlo a 3,50 se non verranno accettate le loro richieste.
Una protesta purtroppo solitaria, dato che il resto della popolazione continua
ad accettare senza nessuna reazione l'aumento della tariffa e la maggior parte
degli stessi studenti delle università private e molti di quelle pubbliche continuano
a recarsi a lezione e a non partecipare alla protesta.
Mancanza di volontà. Il problema è però molto più ampio e coinvolge in modo diretto e responsabile
il Governo, il Comune di Managua, i deputati della Asamblea Nacional e le stesse
cooperative dei Trasporti, che continuano a lavorare a metà regime nelle zone
della città dove non c'è pericolo di scontri.
Alla base di tutto, oltre alla evidente crisi energetica a livello mondiale che
sta colpendo in modo drammatico un paese povero come il Nicaragua, esiste una
mancanza di volontà da parte delle istituzioni di affrontare in modo deciso e
non "politico" il problema.
Le cooperative continuano a chiedere sostanziosi sussidi in cambio di un pessimo
servizio e un atteggiamento delinquenziale da parte degli autisti degli autobus,
che sono responsabili delle continue vessazioni ai passeggeri e della maggior
parte degli incidenti automobilistici a Managua.
In questo momento è sicuramente il settore che maggior beneficio riceve dalle
proteste e dagli scontri, lasciando il lavoro "sporco" agli studenti e aspettando
comodamente che arrivino i soldi.
Il Governo di Enrique Bolaños non ha mai fatto nulla per dare una risposta concreta
alla crisi energetica, appellandosi alla mancanza di fondi e alle restrizioni
alla Spesa Pubblica da parte del Fondo Monetario Internazionale. Ha inoltre boicottato
in tutti i modi l'importazione di petrolio venezuelano a prezzo scontato del 40
per cento, che l'Associazione dei Municipi del Nicaragua (Amunic) ha già accordato
con una joint venture tra la stessa Amunic e PetroCaribe.
Dito puntato contro Ortega. L'unica risposta data finora è stata l'accusa di interventismo al presidente
del Venezuela, Hugo Chávez, che starebbe usando il petrolio per finanziare il
Frente Sandinista. Che adesso deve affrontare un altro ciclone: il suo leader
storico, Daniel Ortega, fra l’altro candidato alle prossime presidenziali, è stato
accusato da una Ong di genocidio e crimini contro l’umanità. È la Commissione
permanente dei diritti umani (Ppdh) che ha presentato una denuncia al Pubblico
Ministero. I fatti risalirebbero agli anni Ottanta, quando l’esercito sandinista
compì l’operazione Natale rosso: 8500 indigeni furono fatti sfollare dalle loro
comunità sulle rive del fiume Coco, alla frontiera con l’Honduras, per evitare
che diventassero punti di rifornimento alimentare dei contras. Furono fatti sistemare
in cinque accampamenti. Secondo la denuncia dei gruppi indigeni, 64 persone furono
assassinate, 13 torturate e 15 scomparvero in comunità miskitas, nel Caraibe,
a nord del Nicaragua. Ortega, dal canto suo, ha dichiarato di sentirsi “libero
dal peccato” e che “possono pure fargli qualsiasi domanda in qualsiasi momento:
“Sono disposto a rispondere, non ho niente da nascondere, indipendentemente dal
fatto che questo caso cada o meno in prescrizione”.