12/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Continuano gli scontri fra studenti e polizia per il prezzo del biglietto del bus
scritto da
Giorgio Trucchi
 
Daniel OrtegaA Managua, le zone intorno alle principali università sono state dichiarate a "rischio" per gli scontri che da quasi un mese si ripetono tra gli studenti universitari e i corpi speciali della polizia.
Intere zone della città sono rimaste bloccate dalle barricate erette dagli studenti. Mercoledì il paese è rimasto diviso in due per quasi tutto il giorno, a causa degli scontri sulla Carretera Norte, dove sorge l'Università di Agraria (Una), unica via che unisce il nord al sud del Nicaragua. Altri centri nevralgici sono stati, come sempre, la Avenida Universitaria e tutta la zona della Universidad Nacional Autonoma de Nicaragua (Unan) e del Politecnico (Upoli). Sono ormai centinaia gli arrestati tra gli studenti. Decine i feriti da entrambe le parti.
La Polizia, autorizzata anche moralmente dal presidente della Repubblica e dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione, che hanno più volte classificato gli studenti come "delinquenti e violenti", ha fatto uso di gran parte delle sue riserve di lacrimogeni e pallottole di gomma e lo stesso Direttore della Polizia, Edwin Cordero, ha ammesso che "le scorte stanno finendo e sarà difficile affrontare le proteste nei prossimi giorni, perché non ci sono fondi per fare nuovi acquisti". Mentre gli studenti hanno continuato a far uso degli ormai famosi morteros caseros e a sradicare adoquines (pietre esagonali) dalle strade per costruire barricate, la polizia ha sparato con proiettili di gomma e lacrimogeni, circondando le università e, in alcuni casi anche invadendole, azione proibita dalla Legge di Autonomia di cui godono i centri di studio. Un professore e uno studente sono stato feriti gravemente agli occhi e ciò ha generato la reazione del resto degli studenti, che hanno prolungato gli scontri fino al tramonto.
 
Scontri fra studenti e poliziottiLe richieste. Gli studenti universitari e di alcune Scuole Superiori chiedono ormai da tempo che non venga aumentato il costo dei trasporti pubblici (autobus), settore controllato in regime di monopolio dalle Cooperative di Trasporto, le quali, di fronte all'aumento vertiginoso e continuo del prezzo della benzina e del gasolio, hanno chiesto l'ennesimo sussidio plurimilionario al Governo e in mancanza di risposte immediate, hanno deciso di aumentare unilateralmente il costo della corsa da 2,50 a 3 cordobas, minacciando di portarlo a 3,50 se non verranno accettate le loro richieste.
Una protesta purtroppo solitaria, dato che il resto della popolazione continua ad accettare senza nessuna reazione l'aumento della tariffa e la maggior parte degli stessi studenti delle università private e molti di quelle pubbliche continuano a recarsi a lezione e a non partecipare alla protesta.
 
Mancanza di volontà. Il problema è però molto più ampio e coinvolge in modo diretto e responsabile il Governo, il Comune di Managua, i deputati della Asamblea Nacional e le stesse cooperative dei Trasporti, che continuano a lavorare a metà regime nelle zone della città dove non c'è pericolo di scontri.
Alla base di tutto, oltre alla evidente crisi energetica a livello mondiale che sta colpendo in modo drammatico un paese povero come il Nicaragua, esiste una mancanza di volontà da parte delle istituzioni di affrontare in modo deciso e non "politico" il problema.
Le cooperative continuano a chiedere sostanziosi sussidi in cambio di un pessimo servizio e un atteggiamento delinquenziale da parte degli autisti degli autobus, che sono responsabili delle continue vessazioni ai passeggeri e della maggior parte degli incidenti automobilistici a Managua.
In questo momento è sicuramente il settore che maggior beneficio riceve dalle proteste e dagli scontri, lasciando il lavoro "sporco" agli studenti e aspettando comodamente che arrivino i soldi.
Il Governo di Enrique Bolaños non ha mai fatto nulla per dare una risposta concreta alla crisi energetica, appellandosi alla mancanza di fondi e alle restrizioni alla Spesa Pubblica da parte del Fondo Monetario Internazionale. Ha inoltre boicottato in tutti i modi l'importazione di petrolio venezuelano a prezzo scontato del 40 per cento, che l'Associazione dei Municipi del Nicaragua (Amunic) ha già accordato con una joint venture tra la stessa Amunic e PetroCaribe.
 
Scontri fra studenti e poliziottiDito puntato contro Ortega. L'unica risposta data finora è stata l'accusa di interventismo al  presidente del Venezuela, Hugo Chávez, che starebbe usando il petrolio per finanziare il Frente Sandinista. Che adesso deve affrontare un altro ciclone: il suo leader storico, Daniel Ortega, fra l’altro candidato alle prossime presidenziali, è stato accusato da una Ong di genocidio e crimini contro l’umanità. È la Commissione permanente dei diritti umani (Ppdh) che ha presentato una denuncia al Pubblico Ministero. I fatti risalirebbero agli anni Ottanta, quando l’esercito sandinista compì l’operazione Natale rosso: 8500 indigeni furono fatti sfollare dalle loro comunità sulle rive del fiume Coco, alla frontiera con l’Honduras, per evitare che diventassero punti di rifornimento alimentare dei contras. Furono fatti sistemare in cinque accampamenti. Secondo la denuncia dei gruppi indigeni, 64 persone furono assassinate, 13 torturate e 15 scomparvero in comunità miskitas, nel Caraibe, a nord del Nicaragua. Ortega, dal canto suo, ha dichiarato di sentirsi “libero dal peccato” e che “possono pure fargli qualsiasi domanda in qualsiasi momento: “Sono disposto a rispondere, non ho niente da nascondere, indipendentemente dal fatto che questo caso cada o meno in prescrizione”.  
Categoria: Guerra
Luogo: Nicaragua
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