11/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



All’esordio mondiale, il Ghana ha un solo obiettivo: battere gli Azzurri
Siamo a giugno inoltrato, ma fa ancora freddo a Wuerzburg, cittadina tedesca di 130 mila anime della Bassa Franconia, sede del ritiro della nazionale ghanese. “Non per noi però, e nemmeno per i nostri ragazzi”, fa sapere a PeaceReporter Jerome Badele, un ragazzo ghanese immigrato in Germania 6 anni fa, che da una settimana segue ogni allenamento delle Black Stars prima dello storico esordio contro l’Italia.
 
Le Black Stars in azioneNessuna paura. A Wuerzburg come ad Accra, la capitale ghanese a migliaia di km di distanza, la parola d’ordine è solo una: battere l’Italia per poter sperare nella qualificazione al turno successivo. “Gli Azzurri sono fortissimi, ma non abbiamo paura”, continua serio Jerome. “Con Essien, Muntari e Appiah, possiamo battere chiunque”. Il Ghana è una delle quattro squadre sub-sahariane a essersi qualificata per la prima volta alla coppa del mondo (l’unica squadra africana “veterana” della competizione è la Tunisia), e come ad Abidjan, Luanda e Lomé, anche ad Accra il clima di festa che si respira alla vigilia dell’esordio è straordinario. L’impresa compiuta dai ragazzi di coach Dujkovic non riuscì neanche al Ghana dei sogni, quello degli anni ’90, che schierava nelle proprie fila campioni del calibro di Yeboah e Abedì Pelè.
 
I giocatori ghanesi festeggiano la qualificazioneAlti e bassi. La qualificazione è stata una cavalcata trionfale: con una sola sconfitta in dieci partite, i ragazzi ghanesi si sono anche permessi il lusso di battere i quotati bafana-bafana sudafricani, sia in casa che in trasferta. La vittoria per 4 a 0 a Capo Verde, nell’ultima partita, ha scatenato la gioia per le strade di Accra e nel resto del Paese, anche se da quel giorno molto è cambiato. Le Black Stars hanno cambiato allenatore, hanno subìto una cocente eliminazione al primo turno della Coppa d’Africa in Egitto (con una sconfitta ad opera dello Zimbabwe che in patria non è stata ancora digerita) e non hanno convinto nelle prime amichevoli di preparazione al mondiale. “Ma in Egitto ci mancavano Essien, Asamoah e Muntari, ora che siamo tornati al completo saranno guai per tutti”, continua fiducioso Jerome.
 
Aspettative. In effetti, da quando il Ghana ha recuperato gli infortunati, ha inanellato una serie di risultati positivi che hanno fatto risalire il termometro della fiducia in patria. Ma ora si fa sul serio. Inserito in un girone duro, con Italia, Repubblica Ceca e Usa, il Ghana non avrà vita facile. “Puntiamo a essere la rivelazione africana del torneo, come il Senegal in Corea”, continua però fiducioso il nostro interlocutore. “Non ci basta arrivare ai quarti di finale, anche se sarebbe già un risultato grandioso per tutto il Paese”.
 
Tifosi ghanesiEsempio africano. Uno dei primi stati a ottenere l’indipendenza nel dopoguerra, il Ghana è diventato in breve tempo un esempio per il resto dell’Africa. Circondato da vicini irrequieti, come il Togo e la Costa d’Avorio, il Paese è riuscito a rimanere un’oasi di tranquillità, con una democrazia ormai radicata nonostante l’instabilità vissuta negli anni ’70. Nessuna rivincita da prendere dopo un passato sanguinoso come l’Angola, nessuna necessità di cementare una società distrutta dalla guerra come in Costa d’Avorio. Solo un sogno da vivere al meglio, con l’orgoglio di essere diventati una nazione di riferimento anche nello sport più seguito al mondo. “Non giochiamo solo per noi, ma per tutta l’Africa”, conclude entusiasmato Jerome. “Vogliamo vedere le Black Stars sul tetto del mondo. E l’Italia non ci fermerà”.

Matteo Fagotto

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