30/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



In India la terapia per l'Aids è accessibile a una minima parte dei malati

Istituto di ricerca indiano. Copyright - WHO/P.VirotIn India solo due pazienti con Aids su cento (12mila persone su 555mila malati) possono curarsi con l'appropriata terapia antiretrovirale. E non è tutto: oltre la metà di chi ha a disposizione i preziosi farmaci non segue il trattamento nel modo giusto già dopo il primo anno, di solito per il costo elevato sia delle medicine sia dei controlli cui deve sottoporsi. Questo è il triste quadro disegnato dal resoconto della Banca Mondiale sulla situazione del'AIDS in India. "Fin da quando è stato scoperto il primo caso di sieropositività per Hiv in India, nel 1986, l'Aids è diventato il maggiore problema di salute pubblica per il Paese" spiega da Nuova Delhi Sanjay Kumar, giornalista e corrispondente per il British Medical Journal, specializzata in salute pubblica, scienza, tecnologia e ambiente. Paese con oltre un miliardo di abitanti, l'India è seconda solo al Sud Africa come numero di sieropositivi. "L'ultima stima del 2003 dell'Organizzazione di Controllo Nazionale dell'Aids (Naco) parla di 5,1 milioni di individui con l'infezione".

 
La preoccupante diffusione dell'Aids in Asia è stata sottolineata anche nella XV Conferenza Internazionale sull'Aids, svoltasi non a caso a Bangkok dall'11 al 16 luglio di quest'anno, che ha riunito circa 17mila scienziati, esperti di salute pubblica, medici e persone impegnate nel campo. Come riportato questo mese sulla rivista dell'American Medical Association, l'India e la Cina preoccupano particolarmente gli esperti del settore per il rischio di epidemie. In queste nazioni la popolazione è così ampia che anche una bassa diffusione del virus dell'Aids può portare in breve tempo ad amplificare il numero di persone infettate. Sempre secondo gli esperti, in India una prevalenza di Hiv bassa (cioè il numero di persone infettate rispetto alla popolazione generale) a livello nazionale può nascondere gravi epidemie in corso in specifici gruppi o zone del Paese. Nelle regioni del Nord Est, per esempio, dove la trasmissione della malattia avviene principalmente con lo scambio di siringhe infette, secondo Unaids (United Nations Programme on Hiv/Aids) il 75 per cento di coloro che fanno uso di droghe endovena ha l'infezione; invece, in quattro stati del Sud dell'India è sieropositiva la metà di chi si prostituisce.
 
Esami di laboratorio per l'AIDS. Copyright - WHO/P.Virot Da ricordare anche che le cifre riportate sono comunque approssimative, ovvero potrebbero essere ancora più alte (o più basse). "Questi numeri non sono attendibili" ci racconta Sanjay Kumar. "Al massimo sono supposizioni. Gli esperti sottolineano che nel conteggiare i sieropositivi vengono utilizzate circa 36 variabili: anche solo cambiandone poche, i numeri aumentano e potrebbero oltrepassare i sei milioni. Il governo adotta una politica prudente, in modo da non porre l'India nella categoria di Paesi con il numero di sieropositivi più alto nel mondo, così si attiene alla cifra di 5,1 milioni di persone. Inoltre il governo indiano registra le cifre ufficiali di pazienti con Aids e di decessi collegati, ma sono sottostime: non tutti i malati di Aids si riconoscono come tali e nelle aree rurali non vengono registrate le persone che muoiono per questa malattia. Sicuramente negli anni a venire il numero di pazienti e di morti per Aids aumenterà, perché questa è soltanto la fase iniziale dell'epidemia nel Paese".
 
Lo studio della Banca Mondiale indica anche tre possibili strade da seguire per far salire al più presto quel due per cento e garantire i farmaci antiretrovirali al maggior numero di persone possibile. Nella prima strada il governo si prenderebbe carico della formazione dei medici e degli esami di laboratorio mentre i pazienti pagherebbero i farmaci per curarsi; nella seconda verrebbe garantito il trattamento per le mamme con Aids e i loro mariti; infine con la terza opzione verrebbe fornita la terapia a una fetta di malati, quelli che rientrano nel 40 per cento più povero. "La Banca Mondiale ha guardato solo a tre scenari e le ipotesi utilizzate non sono realistche. Potrebbe essere un esercizio di propaganda per dimostrare che il trattamento dei pazienti sieropositivi è molto costoso" commenta Kumar. Per fare qualche cifra, la spesa necessaria al governo per garantire il trattamento dei più poveri, terza via indicata, sarebbe più del doppio del budget annuale per la salute. "La Banca Mondiale vede importanti scenari alternativi. Per esempio, ci sono compagnie farmaceutiche di governo (settore pubblico), e questo settore ha un enorme potenziale, del quale non si è mai parlato: le compagnie del settore pubblico potrebbero iniziare la produzione di farmaci antiretrovirali e questo ne abbasserebbe enormemente i costi. Finora le compagnie indiane private non hanno voluto abbassare i prezzi dei farmaci nel Paese. Chiaramente ci sono molti interessi. Alcune compagnie indiane hanno rotto il monopolio delle multinazionali internazionali, ma c'è bisogno di andare avanti. L'India ha bisogno di imparare molto dall'esperienza brasiliana nel procurare la terapia antiretrovirale libera alla sua popolazione. Anche l'India potrebbe farlo, ma è necessario che la politica non ceda alle pressioni economiche".
 
Ingresso di un istituto di ricerca indiano. Copyright - WHO/P.Virot Anche la strada dei farmaci antiretrovirali generici, che permetterebbe di avere i medicinali a prezzi più bassi perché "non di marca", non sembra un'alternativa facile. "Gli antiretrovirali generici sono disponibili in India" spiega ancora Kumar, "ma sono al di sopra delle possibilità dei pazienti, la maggior parte dei quali è povera". E non finisce qui. Un altro punto cruciale è infatti la qualità dei prodotti forniti, che non è affatto scontata. Sempre secondo quanto riportato sulla rivista dell'American Medical Association infatti, delle 27 compagnie che producono farmaci generici anti Hiv in Asia, soltanto tre in India raggiungono gli standard di qualità richiesti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. "Nell'affrontare l'Aids e la sieropositività per Hiv il governo dovrà essere più serio e prendere provvedimenti a favore dei poveri, per essere in grado di garantire la terapia antiretrovirale alla maggior parte della popolazione che ne ha bisogno. Dovrà lottare contro le pressioni delle lobbies farmaceutiche locali e multinazionali" conclude Sanjay Kumar.


Valeria Confalonieri



 
 

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