In India solo due pazienti con Aids su cento (12mila persone su 555mila malati)
possono curarsi con l'appropriata terapia antiretrovirale. E non è tutto: oltre
la metà di chi ha a disposizione i preziosi farmaci non segue il trattamento nel
modo giusto già dopo il primo anno, di solito per il costo elevato sia delle medicine
sia dei controlli cui deve sottoporsi. Questo è il triste quadro disegnato dal
resoconto della Banca Mondiale sulla situazione del'AIDS in India. "Fin da quando è stato scoperto il primo
caso di sieropositività per Hiv in India, nel 1986, l'Aids è diventato il maggiore
problema di salute pubblica per il Paese" spiega da Nuova Delhi Sanjay Kumar,
giornalista e corrispondente per il British Medical Journal, specializzata in
salute pubblica, scienza, tecnologia e ambiente. Paese con oltre un miliardo di
abitanti, l'India è seconda solo al Sud Africa come numero di sieropositivi. "L'ultima
stima del 2003 dell'Organizzazione di Controllo Nazionale dell'Aids (Naco) parla di 5,1 milioni di individui con l'infezione".
La preoccupante diffusione dell'Aids in Asia è stata sottolineata anche nella
XV Conferenza Internazionale sull'Aids, svoltasi non a caso a Bangkok dall'11
al 16 luglio di quest'anno, che ha riunito circa 17mila scienziati, esperti di
salute pubblica, medici e persone impegnate nel campo. Come riportato questo mese
sulla rivista dell'American Medical Association, l'India e la Cina preoccupano
particolarmente gli esperti del settore per il rischio di epidemie. In queste
nazioni la popolazione è così ampia che anche una bassa diffusione del virus dell'Aids
può portare in breve tempo ad amplificare il numero di persone infettate. Sempre
secondo gli esperti, in India una prevalenza di Hiv bassa (cioè il numero di persone
infettate rispetto alla popolazione generale) a livello nazionale può nascondere
gravi epidemie in corso in specifici gruppi o zone del Paese. Nelle regioni del
Nord Est, per esempio, dove la trasmissione della malattia avviene principalmente
con lo scambio di siringhe infette, secondo Unaids (United Nations Programme on
Hiv/Aids) il 75 per cento di coloro che fanno uso di droghe endovena ha l'infezione;
invece, in quattro stati del Sud dell'India è sieropositiva la metà di chi si
prostituisce.

Da ricordare anche che le cifre riportate sono comunque approssimative, ovvero
potrebbero essere ancora più alte (o più basse). "Questi numeri non sono attendibili"
ci racconta Sanjay Kumar. "Al massimo sono supposizioni. Gli esperti sottolineano
che nel conteggiare i sieropositivi vengono utilizzate circa 36 variabili: anche
solo cambiandone poche, i numeri aumentano e potrebbero oltrepassare i sei milioni.
Il governo adotta una politica prudente, in modo da non porre l'India nella categoria
di Paesi con il numero di sieropositivi più alto nel mondo, così si attiene alla
cifra di 5,1 milioni di persone. Inoltre il governo indiano registra le cifre
ufficiali di pazienti con Aids e di decessi collegati, ma sono sottostime: non
tutti i malati di Aids si riconoscono come tali e nelle aree rurali non vengono
registrate le persone che muoiono per questa malattia. Sicuramente negli anni
a venire il numero di pazienti e di morti per Aids aumenterà, perché questa è
soltanto la fase iniziale dell'epidemia nel Paese".
Lo studio della Banca Mondiale indica anche tre possibili strade da seguire per
far salire al più presto quel due per cento e garantire i farmaci antiretrovirali
al maggior numero di persone possibile. Nella prima strada il governo si prenderebbe
carico della formazione dei medici e degli esami di laboratorio mentre i pazienti
pagherebbero i farmaci per curarsi; nella seconda verrebbe garantito il trattamento
per le mamme con Aids e i loro mariti; infine con la terza opzione verrebbe fornita
la terapia a una fetta di malati, quelli che rientrano nel 40 per cento più povero.
"La Banca Mondiale ha guardato solo a tre scenari e le ipotesi utilizzate non
sono realistche. Potrebbe essere un esercizio di propaganda per dimostrare che
il trattamento dei pazienti sieropositivi è molto costoso" commenta Kumar. Per
fare qualche cifra, la spesa necessaria al governo per garantire il trattamento
dei più poveri, terza via indicata, sarebbe più del doppio del budget annuale
per la salute. "La Banca Mondiale vede importanti scenari alternativi. Per esempio,
ci sono compagnie farmaceutiche di governo (settore pubblico), e questo settore
ha un enorme potenziale, del quale non si è mai parlato: le compagnie del settore
pubblico potrebbero iniziare la produzione di farmaci antiretrovirali e questo
ne abbasserebbe enormemente i costi. Finora le compagnie indiane private non hanno
voluto abbassare i prezzi dei farmaci nel Paese. Chiaramente ci sono molti interessi.
Alcune compagnie indiane hanno rotto il monopolio delle multinazionali internazionali,
ma c'è bisogno di andare avanti. L'India ha bisogno di imparare molto dall'esperienza
brasiliana nel procurare la terapia antiretrovirale libera alla sua popolazione.
Anche l'India potrebbe farlo, ma è necessario che la politica non ceda alle pressioni
economiche".

Anche la strada dei farmaci antiretrovirali generici, che permetterebbe di avere
i medicinali a prezzi più bassi perché "non di marca", non sembra un'alternativa
facile. "Gli antiretrovirali generici sono disponibili in India" spiega ancora
Kumar, "ma sono al di sopra delle possibilità dei pazienti, la maggior parte dei
quali è povera". E non finisce qui. Un altro punto cruciale è infatti la qualità
dei prodotti forniti, che non è affatto scontata. Sempre secondo quanto riportato
sulla rivista dell'American Medical Association infatti, delle 27 compagnie che
producono farmaci generici anti Hiv in Asia, soltanto tre in India raggiungono
gli standard di qualità richiesti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. "Nell'affrontare
l'Aids e la sieropositività per Hiv il governo dovrà essere più serio e prendere
provvedimenti a favore dei poveri, per essere in grado di garantire la terapia
antiretrovirale alla maggior parte della popolazione che ne ha bisogno. Dovrà
lottare contro le pressioni delle lobbies farmaceutiche locali e multinazionali"
conclude Sanjay Kumar.
Valeria Confalonieri