09/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



tifosi dell'ecuadorCondanna nera. L'Ecuador è il quarto esportatore di petrolio di tutta l'America Latina e il sesto al mondo. Eppure gli ecuadoriani non se la passano poi così bene:
la disoccupazione colpisce 61 ecuatoriani su 100.
6 ecuatoriani su 10 guadagnano meno di due dollari al giorno. Qualcosa sembra non funzionare.
L'Amazzonia Ecuatoriana ospita circa 25.000 specie di piante conosciute, grazie a un ecosistema millenario.
Ma le attività di estrazione del petrolio sono una continua minaccia di morte e distruzione. Flora e fauna periscono e con essi le popolazioni indigene che ci vivono da sempre proprio grazie al fatto di essere perfettamente inserite in questo ecosistema. E' dal lontano 1941, da quando arrivò la Shell a Pastaza, che le popolazioni indigene sono aggredite in nome dagli interessi finanziari delle imprese di turno: Shell, ARCO, Tri-Petrol, CGC, AGIP, ENI.
L’estrazione del petrolio porta con sé anche le mine. Il territorio indigeno Sarayaku, situato nel cuore della foresta amazzonica, è disseminato di esplosivo. Si tratta della dinamite lasciata dalla Compagnia generale dei combustibili argentina (Cgc), che ha occupato parte del territorio ancestrale indios per crivellarlo ed estrarne l’oro nero. Dopo aver ignorato per anni la strenua opposizione delle popolazioni che vivono quest’area e che da millenni rispettano la terra con la stessa sacralità con la quale trattano ogni vita umana, la Cgc ha dovuto cedere e se n’è andata. Ma ha lasciato, qua e là, mucchi di trappole mortali, pronte a esplodere. Non sono bastati gli appelli della Corte Interamericana dei diritti umani che, nel condannare la violazione dei diritti del popolo indigeno e nell’ordinare allo Stato ecuadoriano di proteggerne “la vita, l’intergità personale e la libera circolazione”, aveva imposto l’immediato ritiro del materiale esplosivo sistemato per le esplorazioni geologiche. I 1.433 chili sono ancora lì, pronti a esplodere. E quando il ministero ha chiesto di presentare una mappa del tracciato delle linee esplosive, la Cgc si è rifiutata. I Sarayaku hanno alle spalle una lunga storia di lotta e opposizione contro lo sfruttamento petrolifero e il grave impatto ambientale e sociale che sempre ne consegue. I Sarayaku vogliono poter percorrere i sentieri della selva amazzonica senza paura di saltare in aria. Per questo chiedono la formazione di un gruppo tecnico specializzato, supervisionato da una Commissione di organizzazioni per i diritti umani e da rappresentanti delle Nazioni Unite.
 
Musica, canti e balli. La gioia di vivere degli Ecuadoriani ha tinto con colori sgargianti la fredda Bad Kissingen, cittadina tedesca che ospita la nazionale. Durante gli allenamenti, la Tricolor, come viene chiamata dai suoi tifosi, o più semplicemente Tri, è stata festeggiata a suon di musica, con donne in abiti tradizionali e uomini dagli strumenti più impensati. Una festa per la vista e per l’animo. Il capitano, Ivan Hurtado, e l’allenatore, il colombiano Luis Suarez, hanno passato un’intera ora firmando autografi.
Luis Suarez, però, non è ‘inseguito’ solo dagli ecuadoriani. Essendo l’unico colombiano ancora in corsa per i Mondiali, i tifosi della Colombia, delusi per l’eliminazione, cercano di superare la frustrazione tifando per lui. E per i vicini di casa ecuadoriani, dunque.
Per la Tri, però, già i primi problemi. Il freddo trovato in Germania, inaspettato per questa stagione, ha messo ko 4 giocatori, che stanno recuperando a stento: Edwin Tenorio, Edison Mendez, Jose Luis Perlata e Patricio Urrutia. L’allenatore si è detto molto preoccupato.
  
Turismo alternativo.Nella zona più remota e impervia del Paese è nato un progetto per aprire le porte della selva amazzonica a un turismo ecologico e responsabile. Con una guida molto particolare.
Vicino alla frontiera con il Perù, in una regione dell’Ecuador dove la selva amazzonica la fa da padrona, i turisti, se "consapevoli", sono i benvenuti. A guidarli un gruppo di indigeni Achuar, capeggiati da Ruben, convinto di dover condividere le sue conoscenze e le sue esperienze con gli stranieri per avviarli ai segreti e alle meraviglie della selva.
Il resort, se così lo possiamo definire, si trova a poco meno di un’ora di volo dalla capitale dell’Ecuador, Quito. Qui, il popolo Achuar vive da secoli in simbiosi con la natura e con le tradizioni. “La selva per noi è come un grande supermercato, possiamo cacciare e pescare, provvede a fornirci tutto, anche i medicinali”.
Cercare di fare avvicinare i turisti al loro mondo è un tentativo di salvarlo quel mondo. Anche sotto i loro piedi, infatti, giace per ora indisturbato un giacimento di petrolio grande e grosso. E la paura di venir assaltati dalle compagnie petrolifere è tanta. “Potrebbero arrivare fino a qui, costruire strade, riempirci di cemento. Per noi sarebbe la morte”. Chissà dunque se la via del turismo non sia l’unica salvezza?
 
Curiosità inquietante
Il ct dell’Ecuador, il colombiano Luis Fernando Suarez, nella sua strategia di gioco, ha detto di ispirarsi al generale che guidò la prima Guerra del Golfo. Lo ha ammesso pubblicamente, dicendo anche che i libri di Colin Powell, ex comandante in capo delle truppe Usa e segretario di stato, lo influenzano profondamente.
`Tra una partita e l`altra - ha detto il coach - mi piace leggere libri di grandi leader. Ora sto studiando quello di Powell, che spiega come guidare le proprie truppe.

Anche i diplomatici…
Alan Wagner, peruviano, segretario generale della Comunità andina delle nazioni (Can), che comprende Ecuador, Colombia, Perù, Bolivia e Venezuela, durante l'incontro dei capi di stato a Quito, ha fatto i suoi migliori auguri alla Tri: "Tutti gli andini stiamo facendo il tifo per l'Ecuador, che ci rappresenta tutti".
La squadra dell'Ecuador è l'unica squadra dell'area andina a essersi qualificato alle fasi finale di Germania 2006.
Per sostenerla si è persino mossa l'ambasciata statunitense a Quito, che ha messo un telo gigante sulla facciata dell'ambasciata con su scritto: “MUCHA SUERTE alla nazionale dell'Ecuador”. Gesto alquanto inusuale nel mondo diplomatico.

Sfruttamento minorile
Quasi un quarto dei bambini e degli adolescenti dell’Ecuador lavorano e l’80 percento lo fanno in condizioni preoccupanti. In occasione della giornata mondiale contro il lavoro minorile, è stata resa pubblica una statistica commissionata dal Programma internazionale di sradicamento del lavoro infantile (Ipec) e dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oit). Eppure la legge fissa a 15 anni l’età minima per lavorare, mentre l’età media effettiva è risultata 13. Non solo: 8 su 10 sono impiegati in condizioni lavorative di rischio, come mine o cantieri, e in periodi della giornata inumani per la giovane età, come la notte. La maggioranza vive in zone rurali ed è di sesso maschile. L’intento dello studio era capire il fenomeno per arrivare quanto meno a controllarlo. Secondo l’Oit, è impossibile arrivare a sradicarlo, senza coinvolgere i principali soggetti: lavoratori, governo e datori di lavoro. E questo vale per tutti i paesi del Mondo, dove i bambini che lavorano ammontano a 218milioni.
 
Categoria: Sport, Costume
Luogo: Ecuador