09/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L’elezione di Miss Cecenia non riesce a nascondere la realtà di una guerra sempre più estesa
A Grozny, nell’ennesimo tentativo propagandistico del Cremlino di dimostrare la “normalizzazione” e la fine della guerra in Cecenia, è stata eletta, per la prima volta dopo diciotto anni, Miss Cecenia: “Perché la Cecenia non sia più associata all’immagine di uomini armati in divisa, ma a quella delle belle ragazze cecene”, hanno detto le autorità locali.
Ma la realtà, in Cecenia, è ben diversa: la guerra continua, con le sue battaglie e i suoi orrori, coinvolgendo anche le vicine repubbliche russe del Caucaso.

Aspiranti miss e milizani di KadyrovMiss Cecenia: una triste messa in scena propagandistica. Il 30 maggio, la stampa russa dà con grande risalto la notizia dell’elezione, a Grozny, di Miss Cecenia. Una cosa che non accadeva dal 1988, quando ancora era il locale Partito Comunista a organizzare i concorsi di bellezza. I tempi cambiano, e oggi il concorso è stato organizzato dalla Fondazione Kadyrov, presieduta dal famigerato primo ministro ceceno, Ramzan Kadyrov. Di certo non è venuto in mente a lui il motto del concorso: “La bellezza salverà il mondo”, famosa frase di Fëdor Dostoevskij. Le partecipanti, quasi tutte sotto i vent’anni (a quell’età in Cecenia le donne sono già sposate con figli), hanno sfilato in abiti tradizionali, hanno ballato la lezghinka, la danza tradizionale caucasica, e cantato musica popolare cecena. Hanno cucinato piatti tipici regionali e recitato poesie cecene. Niente sfilate in costume: Ramzan e i suoi Miss Cecenia danza la lezghinkaamici venuti da Mosca avrebbero certamente gradito, ma il muftì Sultankhadzhi Mirzaev era stato chiaro.
Alla fine ha vinto la quindicenne Zamira Jabrailovaa, figlia di un poliziotto ucciso alcuni anni fa dai guerriglieri. Ricevendo il premio – le chiavi di una Toyota Sedan che non può ancora guidare – ha ringraziato tra le lacrime sua madre e il defunto presidente ceceno filo-russo Akhmad Kadyrov, il padre di Ramzan.
Dopo la premiazione, la cena con tutte le finaliste in un ristorante di proprietà del clan Kadyrov a Gudermes, una ventina di chilometri fuori da Grozny. Secondo il resoconto di un giornalista del Kommersant, il giovane Ramzan, forse alticcio e dimentico del rispetto dovuto alla tradizione islamica, ha fatto un brindisi alla bellezza delle donne cecene, dicendo: “Dovremmo mandarle in giro ricoperte di oro e diamanti”. Poi, quando le ragazze si sono esibite sul palco del ristorante in una danza tradizionale di gruppo, gli uomini di Ramzan hanno lanciato su di loro una pioggia di banconote da 1.000 rubli e da 100 dollari.
 
Attentato a Nazran, 17 maggioMa la verità è un’altra: scontri armati ed esecuzioni pubbliche. Il mattino dopo, gli stessi uomini di Kadyrov, smessi gli smoking e indossate le mimetiche, si lanciano all’inseguimento di un gruppo di guerriglieri ceceni fuggiti dopo uno scontro armato con la polizia cecena, avvenuto nella notte nel distretto di Urus-Martan, una trentina di chilometri più a sud-ovest rispetto a Gudermes. I ribelli scappano verso il vicino confine con l’Inguscezia. I ‘kadyroviti’ si lanciano al loro inseguimento, imboccano la transcaucasica in direzione ovest, passano il confine ed entrando nel distretto inguscio di Sunzen. Si fermano nel primo villaggio, Nesterovskaya, sulla riva del fiume Assa. I boeviki si sono nascosti nella cantina di una casa: gli uomini di Kadyrov fanno irruzione nell’abitazione, dove scoppia subito una sparatoria. Un kadyrovita viene colpito a morte, ma i suoi compagni, prima di mettersi al riparo, riescono a fare prigioniero Rizvan Khajkharoev, un giovane che abita nella casa attaccata, che viene legato e chiuso nel bagagliaio di una delle auto. Dopodiché i miliziani ceceni scatenano sulla casa un inferno di fuoco, con Miliziani ceceni in azionemitragliatrici pesanti e lanciagranate. Alcune donne scappano dalle finestre. Nel frattempo arriva la polizia inguscia, che però viene rudemente bloccata dai kadyroviti all’ingresso del villaggio: si sfiora lo scontro armato. La sparatoria intanto va avanti, per due ore, fin quando dalla casa semidistrutta nessuno più risponde al fuoco: al suo interno giacciono i corpi di due boeviki. A quel punto entrano a Nesterovskaya alcuni blindati russi carichi di soldati federali. Dopo aver aggiornato gli ufficiali russi sulla situazione, gli uomini di Kadyrov aprono il bagagliaio dell’auto, portano il prigioniero nella piazza del villaggio e, davanti alla gente del posto uscita dalle case, lo giustiziano con un colpo di pistola alla nuca, finendolo poi con una raffica di kalashnikov. Il suo corpo viene buttato nella casa, assieme a quelli dei due ribelli uccisi. Un poliziotto inguscio protesta: gli si avvicina un kadyrovita colpendolo al volto con il calcio del mitra. I colleghi dell’agente ferito accorrono puntando i mitra contro i miliziani ceceni e i soldati russi, che fanno lo stesso contro di loro. Nessuno spara, ma la tensione è alle stelle. Alla fine il comandante degli ingusci urla ai suoi uomini di abbassare le armi. E’ quasi mezzogiorno quando i militari ceceni e russi lasciano il villaggio.
 
Una guerra non più solo cecena. La sera, il telegiornale ceceno apre con l’elezione di Miss Cecenia. Verso la fine del tg, l’annunciatrice dà la notizia dell’ “operazione antiterrorismo” nel villaggio di Nesterovskaya, terminata con “l’eliminazione di tre terroristi”.
Purtroppo per Dostoevskij, la bellezza non salverà la Cecenia dalla guerra, da un conflitto armato che, lungi dall’essere finito, ha ormai coinvolto anche le vicine repubbliche dell’Inguscezia e del Daghestan, dove simili battaglie, agguati e attentati sono ormai all’ordine del giorno.
 

Enrico Piovesana

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