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Miss Cecenia: una triste messa in scena propagandistica.
Il 30 maggio, la stampa russa dà con grande risalto la notizia dell’elezione,
a
Grozny, di Miss Cecenia. Una cosa che non accadeva dal 1988, quando ancora era
il locale Partito Comunista a organizzare i concorsi di bellezza. I tempi
cambiano, e oggi il concorso è stato organizzato dalla Fondazione Kadyrov,
presieduta dal famigerato primo ministro ceceno, Ramzan Kadyrov. Di
certo non è venuto in mente a lui il motto del concorso: “La bellezza salverà
il mondo”, famosa frase di Fëdor Dostoevskij. Le partecipanti, quasi tutte
sotto i vent’anni (a quell’età in Cecenia le donne sono già sposate con figli),
hanno sfilato in abiti tradizionali, hanno ballato la lezghinka, la danza
tradizionale caucasica, e cantato musica popolare cecena. Hanno cucinato piatti
tipici regionali e recitato poesie cecene. Niente sfilate in costume: Ramzan e
i suoi
amici venuti da Mosca avrebbero certamente gradito, ma il muftì
Sultankhadzhi Mirzaev era stato chiaro.
Ma la verità è un’altra: scontri armati ed esecuzioni
pubbliche. Il mattino dopo, gli stessi uomini di Kadyrov, smessi
gli smoking e indossate le mimetiche, si lanciano all’inseguimento di un gruppo
di guerriglieri ceceni fuggiti dopo uno scontro armato con la polizia cecena,
avvenuto nella notte nel distretto di Urus-Martan, una trentina di chilometri
più a sud-ovest rispetto a Gudermes. I ribelli scappano verso il vicino confine
con l’Inguscezia. I ‘kadyroviti’ si lanciano al loro inseguimento, imboccano la
transcaucasica in direzione ovest, passano il confine ed entrando nel distretto
inguscio di Sunzen. Si fermano nel primo villaggio, Nesterovskaya, sulla riva
del fiume Assa. I boeviki si sono nascosti nella cantina di una casa:
gli uomini di Kadyrov fanno irruzione nell’abitazione, dove scoppia subito una
sparatoria. Un kadyrovita viene colpito a morte, ma i suoi compagni, prima di
mettersi al riparo, riescono a fare prigioniero Rizvan Khajkharoev, un giovane
che abita nella casa attaccata, che viene legato e chiuso nel bagagliaio di una
delle auto. Dopodiché i miliziani ceceni scatenano sulla casa un inferno di
fuoco, con
mitragliatrici pesanti e lanciagranate. Alcune donne scappano dalle
finestre. Nel frattempo arriva la polizia inguscia, che però viene rudemente
bloccata dai kadyroviti all’ingresso del villaggio: si sfiora lo scontro
armato. La sparatoria intanto va avanti, per due ore, fin quando dalla casa
semidistrutta nessuno più risponde al fuoco: al suo interno giacciono i corpi
di
due boeviki. A quel punto entrano a Nesterovskaya alcuni blindati russi
carichi di soldati federali. Dopo aver aggiornato gli ufficiali russi sulla
situazione, gli uomini di Kadyrov aprono il bagagliaio dell’auto, portano il
prigioniero nella piazza del villaggio e, davanti alla gente del posto uscita
dalle case, lo giustiziano con un colpo di pistola alla nuca, finendolo poi con
una
raffica di kalashnikov. Il suo corpo viene buttato nella casa, assieme a quelli
dei due ribelli uccisi. Un poliziotto inguscio protesta: gli si avvicina un
kadyrovita colpendolo al volto con il calcio del mitra. I colleghi dell’agente
ferito accorrono puntando i mitra contro i miliziani ceceni e i soldati russi,
che fanno lo stesso contro di loro. Nessuno spara, ma la tensione è alle
stelle. Alla fine il comandante degli ingusci urla ai suoi uomini di abbassare
le armi. E’ quasi mezzogiorno quando i militari ceceni e russi lasciano il
villaggio. Enrico Piovesana