11/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Tre detenuti si suicidano a Guantanamo: per gli Usa è un atto di guerra, non di disperazione
Guantanamo è un inferno che non ha bisogno di presentazioni. Tre detenuti, due sauditi e uno yemenita, sono riusciti ad ammazzarsi. E per loro non dev'essere stato facile, vista la "sorveglianza" cui sono sottoposti i prigionieri.
Il Corano proibisce di togliersi la vita, al versetto 29 della 4° Sura: “… non uccidete voi stessi, perché Dio in verità è stato misericordioso con voi”. Eppure, da mesi  tra i detenuti mai processati e troppo spesso torturati nel lager di Guantanamo, è in atto una staffetta di suicidi, la sola protesta possibile.
 
Ma Harry Harris, comandante della prigione, ha così commentato:  “They have no regard for life, either ours or their own. I believe this was not an act of desperation, but an act of asymmetrical warfare waged against us”. Non hanno alcun rispetto della vita, che sia la nostra o la loro, dice quell'uomo, comandante del lager statunitense. Quello non è stato un gesto di disperazione, ma un atto di guerra asimmetrica contro di noi, ha detto quest'uomo che comanda un lager.
 
Se questo è un uomo.

Maso Notarianni

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