Tre detenuti si suicidano a Guantanamo: per gli Usa è un atto di guerra, non di disperazione
Guantanamo è un inferno che non ha bisogno di presentazioni. Tre
detenuti, due sauditi e uno yemenita, sono riusciti ad ammazzarsi. E
per loro non dev'essere stato facile, vista la "sorveglianza" cui sono
sottoposti i prigionieri.
Il Corano proibisce di togliersi la
vita, al versetto
29 della 4° Sura: “… non uccidete voi
stessi, perché Dio in verità è stato misericordioso con voi”. Eppure,
da mesi tra i detenuti mai processati e troppo spesso torturati
nel lager di Guantanamo, è in atto una staffetta di suicidi, la sola
protesta possibile.
Ma Harry Harris, comandante della prigione, ha così commentato: “They have no regard for life, either ours or their own. I believe this
was not an act of desperation, but an act of asymmetrical warfare waged
against us”. Non hanno alcun rispetto della vita, che sia la nostra o
la loro, dice quell'uomo, comandante del lager statunitense. Quello non
è stato un gesto di disperazione, ma un atto di guerra asimmetrica contro di noi, ha detto quest'uomo che comanda un lager.