09/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Zarqawi nasce in Giordania nel ’66. L’emiro del terrore nel 2003, a New York
Ahmad Fadeel al-Nazal al-Khalayleh è nato a Zarqa, una povera città della Giordania nel 1966. Ma Abu Musab al Zarqawi, l’Emiro del terrore, è nato il 5 febbraio del 2003, a New York.

La scoperta. In un articolo del novembre 2005, Loretta Napoleoni * scrive che le autorità Usa hanno sentito parlare la prima volta di al Zarqawi alla fine del 2001, dai servizi segreti curdi, secondo cui al Qaeda aveva una base nel Kurdistan iracheno. La base in questione era gestita da un gruppo jihadista, Ansar al Islam, che avrebbe inglobato il gurppo giordano Jund al Islam, in contatto con Zarqawi durante la sua prigionia. I curdi usarono la fusione dei due gruppi come prova della presenza di al Qaeda in Iraq e anche le autorità giordane confermarono che Zarqawi stava dietro al fallito attentato in Giordania, durante le celebrazioni del millennio, e dietro gli omicidi di un cittadino israeliano e un diplomatico statunitense. Ma come ha fatto Zarqawi a diventare un leader della Jihad mondiale? Secondo la Napoleoni, il suo mito "è nato dalle false informazioni dei curdi e dei servizi giordani. I primi l’hanno usato per convincere gli Usa a bombardare i campi jihadisti nel nord del Paese, i giordani per risolvere il mistero di alcuni attacchi di gruppi jihadisti”. Gli Stati Uniti intanto erano in cerca di un legame tra Saddam e al Qaeda per giustificare l’attacco all’Iraq. Abu Musab al Zarqawi era l’uomo giusto per tutte queste esigenze.

“Gli Usa – scrive ancora la Napoleoni - hanno creato un mito attorno al leader dell’insorgenza irachena, Abu Musab al Zarqawi, e la realtà è seguita. Lui è diventato quel che abbiamo voluto che fosse, ce lo abbiamo messo noi, non i jihadisti”.

 
L'investitura. Il 5 febbraio 2003 Colin Powell tenne un discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per mostrare le prove, rivelatesi artefatte, dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Dopo l’esposizione delle analisi Powell aggiunse: ”La nostra preoccupazione non sono solo quelle armi non convenzionali. Quello su cui vorrei puntaste la vostra attenzione è un nesso potenzialmente più minaccioso tra Iraq e la rete di al Qaeda. Oggi l’Iraq ospita una rete terrorista guidata da Abu Musab al Zarqawi, un collaboratore di Bin Laden e al Qaeda”. Quel discorso ha reso famoso Zarqawi e lo ha lanciato nel ruolo di nuovo leader del terrore globale. Da allora, innumerevoli attacchi in diverse zone del mondo sono stati attribuiti a lui. Se fino al discorso di Powell Zarqawi era solo un pesce piccolo, è verosimile che lui stesso abbia sfruttato il mito creato su di lui per imporsi come leader della gerarchia jihadista.
 
Un nemico "gonfiato". Anche il giornalista Thomas Ricks del Washington Post sostiene in un recente articolo che il ruolo di Zarqawi sia stato esagerato per convenienza. Citando documenti e ufficiali della Cia, Rick ha descritto “Una campagna di propaganda degli Usa per amplificare il ruolo di Zarqawi e creare un collegamento tra la guerra in Iraq e l’attentato dell’11 settembre. La campagna aveva anche lo scopo di spingere gli iracheni a rifiutare l’insorgenza, sostenendo che fosse capeggiata da un giordano e confidando nell’avversione degli iracheni verso gli stranieri”. Questa propaganda è stata condotta con volantini e trasmissioni su radio, internet e tv. Durante un incontro a Fort Leavenworth nell’estate del 2005, il colonnello Derek Harvey, ufficiale dell’intelligence in Iraq, sostenne che “Il nostro focalizzarci su Zarqawi ne ha ingrandito la caricatura, rendendolo in un certo senso più importante di quanto sia. La minaccia a lungo termine non è Zarqawi o i religiosi estremisti, ma i personaggi legati all’ex regime baathista”.
 
Un successo. Secondo Thomas Riks, la propaganda su Zarqawi non era direttamente legata al progetto del Lincoln Group di pubblicare articoli favorevoli agli Usa sui quotidiani iracheni, ma fa parte delle cosiddette Psyops. La propaganda su Zarqawi viene discussa in altri documenti militari: uno del 2004 si intitolava “Demonizzare Zarqawi/risposta all’incremento della xenofobia. A questo proposito in un briefing nel quartier generale della coalizione Kimmit dichiarò che “Il programma Psyop su Zarqawi è stata fin’ora la campagna di informazione di maggior successo". "Per mezzo di comunicazioni strategiche aggressive – scriveva Ricks citando un altro briefing - oggi Zarqawi rappresenta: il terrorismo in Iraq, i combattenti stranieri in Iraq, la sofferenza della gente irachena per gli attacchi alle infrastrutture e la negazione delle loro aspirazioni”. Mark Kimmit è stato promosso vicedirettore  del Comando Centrale per le operazioni in Medio Oriente.

Zarqawi e Bin Laden. La figura di Zarqawi è stata amplificata anche con l’aumento della taglia per la sua cattura, passata nel 2004 da 10 a 25 milioni di dollari. Un salto di “quotazione”, che lo ha messo alla pari di Bin Laden. Ma il riconoscimento da parte di Bin Laden arriva solo nel 2004, al termine di una corrispondenza tra i due, durata mesi e in parte intercettata dall’intelligence Usa. Nel dicembre 2004, dopo la caduta di Falluja, al Jazeera trasmise un video in cui Bin Laden diceva: “Noi di al Qaeda gli diamo il benvenuto tra noi.. e che si sappia, il fratello combattente Abu Musab al Zarqawi è l’emiro di al Qaeda in Iraq”. Zarqawi è di origini beduine, non è ricco e non ha mai avuto l’autorità religiosa per imporsi come leader dei sunniti. Solo lo sceicco Bin Laden poteva investirlo di quel titolo. La loro convergenza è centrata sulla necessità di creare una frattura tra l’insorgenza sciita e quella sunnita. Zarqawi temeva una resistenza antiamericana unita e secolare che avrebbe messo fuori dai giochi i movimenti jihadisti. La nomina di al Zarqawi a Emiro di al Qaeda in Iraq gli ha permesso di attirare sostenitori dall’estero e di continuare gli attacchi contro le forze Usa e soprattutto i civili sciiti. Zarqawi conobbe Bin Laden nel 2000 a Herat, in Afghanistan, ma tra i due non c’era accordo sull’idea di guerra globale contro gli Usa. Il suo nemico erano i regimi arabi corrotti, in particolare il regno di Giordania. Dopo la caduta dei talebani, Zarqawi si trasferì nel Kurdistan iracheno. Secondo la Napoleoni “la sua presenza in Iraq gli fece comprendere l’idea di Bin Laden che anche gli Usa fossero un nemico al pari dei regimi arabi.

Nicolas Berg. L’11 maggio 2004, un altro salto di qualità nella carriera virtuale di Zarqawi. Il giordano viene accusato dell’omicidio del diplomatico statunitense Nicolas Berg. La decapitazione in video di Berg, che creò un forte moto di sdegno negli Usa, avvenne pochi giorni dopo lo scoppio dello scandalo delle torture ad Abu Ghraib. Giusto in tempo per sollevare Rumsfeld dalle numerose richieste di dimissioni, e per distrarre l’opinione pubblica dalle immagini degli iracheni torturati. Le immagini dell’esecuzione furono scoperte dalla Cnn su un sito islamico, ma da più parti venne messo in dubbio che fossero autentiche e che l’autore dell’omicidio del diplomatico fosse proprio Zarqawi. Il giornalista Sirajin Sattayev scrisse un articolo in cui commentava: “Posto che il giordano Zarqawi non parlasse dialetto giordano (come obiettato dai traduttori della Cnn, ndr), Zarqawi ha una gamba artificiale, mentre nessuno degli assassini l’aveva. L’assassino, inoltre, aveva un orecchino d’oro - un gioiello proibito per un musulmano, specie un fondamentalista”. Pochi giorni dopo, il 24 maggio, su News and world Report si leggeva: “Gli ufficiali Usa, che ritenevano che Zarqawi avesse perso una gamba in Afghanistan, hanno recentemente modificato quella versione e hanno concluso che Zarqawi ha ancora entrambe le gambe.”
 
Declassamento? Dopo le elezioni di dicembre 2005 la situazione in Iraq sembrava a una svolta. Il voto sunnita aveva aperto la possibilità di colloqui tra gli insorti e la coalizione guidata dagli Usa, per elaborare una strategia comune contro al Qaeda. Questa trattativa prospettava uno scenario da unità nazionale avversa agli intenti anti-Usa e anti-sciiti di al Qaeda, che dovette correre ai ripari per non perdere il consenso dei gruppi armati sunniti. A fine gennaio un sito web, annunciava la formazione del Mujaheddin Shura -il Consiglio dei Mujaheddin - una coalizione di gruppi legati ad al Qaeda alla cui testa veniva nominato, al posto di Zarqawi, un certo Abdullah Rashid al Baghdadi, che significa originario di Baghdad. “L’emiro macellaio (al Zarqawi) – si leggeva sul sito web - ha lasciato il comando per bloccare le critiche per il fatto di essere uno straniero”.
 
Zarqawi dopo quel comunicato non uscì di scena e venne ritenuto responsabile dell’attentato che distrusse la moschea dell’Imam Ali a Samara. La distruzione della cupola d’oro del mausoleo sciita diede inizio, nel febbraio scorso, alla serie degli omicidi settari. Una guerra tra iracheni che da febbraio a oggi ha causato la morte di oltre 6 mila persone. Ieri il premier al Maliki avrebbe dovuto annunciare le nomine per i ministeri di Interno e Difesa ma a sorpresa, al posto delle nomine, il suo vice ha annunciato l’uccisione del terrorista. A sei mesi dalle elezioni il governo iracheno ancora non esiste e la guerra civile incombe sul paese. Ma almeno si può festeggiare la morte di un cattivo.
 
Naoki Tomasini 

Categoria: Guerra
Luogo: Iraq