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La
scoperta. In un articolo
del novembre 2005, Loretta Napoleoni * scrive che le autorità
Usa hanno sentito parlare la prima volta di al Zarqawi alla fine del
2001, dai servizi segreti curdi, secondo cui al Qaeda aveva una
base nel Kurdistan iracheno. La base in questione era
gestita da un gruppo jihadista, Ansar al Islam, che avrebbe
inglobato il gurppo giordano Jund al Islam, in contatto con
Zarqawi durante la sua prigionia. I curdi usarono la fusione dei due
gruppi come prova della presenza di al Qaeda in Iraq e anche le
autorità giordane confermarono che Zarqawi
stava dietro al fallito attentato in Giordania, durante le
celebrazioni del millennio, e dietro gli omicidi di un cittadino
israeliano e un diplomatico statunitense. Ma come ha fatto Zarqawi a diventare
un leader della Jihad mondiale?
Secondo la Napoleoni, il suo mito "è nato dalle false
informazioni dei curdi e dei servizi giordani. I primi l’hanno
usato per convincere gli Usa a bombardare i campi jihadisti nel nord
del Paese, i giordani per risolvere il mistero di alcuni attacchi di gruppi jihadisti”.
Gli Stati Uniti intanto erano
in cerca di un legame tra Saddam e al Qaeda per
giustificare l’attacco all’Iraq. Abu Musab al Zarqawi era l’uomo
giusto per tutte queste esigenze.
“Gli Usa – scrive ancora la Napoleoni - hanno creato un mito attorno al leader dell’insorgenza irachena, Abu Musab al Zarqawi, e la realtà è seguita. Lui è diventato quel che abbiamo voluto che fosse, ce lo abbiamo messo noi, non i jihadisti”.
Un
nemico "gonfiato". Anche il giornalista Thomas Ricks
del Washington Post sostiene in un recente articolo
che il ruolo di Zarqawi sia stato esagerato per convenienza.
Citando documenti e ufficiali della Cia, Rick ha descritto “Una
campagna di propaganda degli Usa per amplificare il ruolo di Zarqawi
e creare un collegamento tra la guerra in Iraq e l’attentato
dell’11 settembre. La campagna aveva anche lo scopo di spingere gli
iracheni a rifiutare l’insorgenza, sostenendo che fosse capeggiata
da un giordano e confidando nell’avversione degli iracheni verso
gli stranieri”. Questa propaganda è stata condotta con volantini e trasmissioni
su
radio, internet e tv. Durante un incontro a Fort Leavenworth
nell’estate del 2005, il colonnello Derek Harvey, ufficiale
dell’intelligence in Iraq, sostenne che “Il nostro focalizzarci
su Zarqawi ne ha ingrandito la caricatura, rendendolo in un certo
senso più importante di quanto sia. La minaccia a lungo
termine non è Zarqawi o i religiosi estremisti, ma i
personaggi legati all’ex regime baathista”.
Un
successo. Secondo Thomas Riks, la propaganda su Zarqawi non era
direttamente legata al progetto del Lincoln
Group di pubblicare articoli favorevoli agli Usa sui quotidiani
iracheni, ma fa parte delle cosiddette Psyops. La propaganda su Zarqawi viene discussa in altri documenti
militari: uno del 2004 si intitolava “Demonizzare Zarqawi/risposta
all’incremento della xenofobia. A questo proposito in un briefing
nel quartier generale della coalizione Kimmit dichiarò che “Il
programma Psyop su Zarqawi è stata fin’ora la campagna di
informazione di maggior successo". "Per mezzo di comunicazioni
strategiche aggressive – scriveva Ricks citando un altro briefing -
oggi Zarqawi rappresenta: il terrorismo in Iraq, i combattenti
stranieri in Iraq, la sofferenza della gente irachena per gli
attacchi alle infrastrutture e la negazione delle loro aspirazioni”.
Mark Kimmit è stato promosso vicedirettore del Comando Centrale per le operazioni in Medio Oriente.Zarqawi e
Bin Laden. La figura di Zarqawi è stata amplificata anche con l’aumento
della taglia per la sua cattura, passata nel 2004 da 10 a 25 milioni di
dollari. Un salto di “quotazione”, che lo ha messo alla pari di Bin Laden.
Ma il riconoscimento da parte di Bin Laden arriva solo nel 2004, al
termine di una corrispondenza tra i due, durata mesi e in parte intercettata
dall’intelligence Usa. Nel dicembre 2004, dopo la caduta di Falluja,
al Jazeera trasmise un video in cui Bin Laden diceva: “Noi di al Qaeda gli
diamo il benvenuto tra noi.. e che si sappia, il fratello combattente Abu Musab
al Zarqawi è l’emiro di al Qaeda in Iraq”. Zarqawi è di
origini beduine, non è ricco e non ha mai avuto l’autorità
religiosa per imporsi come leader dei sunniti. Solo lo sceicco Bin Laden poteva
investirlo di quel titolo. La loro convergenza è centrata sulla necessità di
creare una frattura tra l’insorgenza sciita e quella sunnita. Zarqawi temeva
una resistenza antiamericana unita e secolare che avrebbe messo fuori dai
giochi i movimenti jihadisti. La nomina di al Zarqawi a Emiro di al Qaeda in
Iraq gli ha permesso di attirare sostenitori dall’estero e di continuare gli
attacchi contro le forze Usa e soprattutto i civili sciiti. Zarqawi
conobbe Bin Laden nel 2000 a Herat, in Afghanistan, ma tra i due non c’era accordo
sull’idea di guerra globale contro
gli Usa. Il suo nemico erano i regimi arabi corrotti, in particolare il regno
di Giordania. Dopo la caduta dei talebani, Zarqawi si trasferì nel
Kurdistan iracheno. Secondo la Napoleoni “la sua presenza in Iraq gli fece
comprendere l’idea di Bin Laden che anche gli Usa fossero un nemico al pari dei
regimi arabi.
Declassamento?
Dopo le elezioni di dicembre 2005 la situazione in Iraq sembrava a
una svolta. Il voto sunnita aveva aperto la possibilità di
colloqui
tra gli insorti e la
coalizione guidata dagli Usa, per elaborare una strategia comune
contro al Qaeda. Questa trattativa prospettava uno scenario da unità
nazionale avversa agli intenti anti-Usa e anti-sciiti di al Qaeda,
che dovette correre ai ripari per non perdere il consenso dei gruppi
armati sunniti. A fine gennaio un sito web, annunciava la formazione
del Mujaheddin Shura -il Consiglio dei Mujaheddin - una
coalizione di gruppi legati ad al Qaeda alla cui testa veniva
nominato, al
posto di Zarqawi, un certo Abdullah Rashid al Baghdadi, che
significa originario di Baghdad. “L’emiro macellaio (al Zarqawi)
– si leggeva sul sito web - ha lasciato il comando per bloccare le
critiche per il fatto di essere uno straniero”.