09/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I mondiali riunificano il Paese. Anche se solo per 30 giorni
Spaccata in due dal 2002 a causa della guerra civile, dilaniata dalla lotta tra forze governative e ribelli, minata dalla disputa tra Ivoriani e “sangue misto”, la Costa d’Avorio vive il momento più difficile della sua storia. La prima, storica qualificazione degli Elefanti ai mondiali è l’occasione buona per riunificare un Paese che rischia di scomparire.
 
Gli Elefani festeggiano un golGrande attesa. I primi segnali si sono avuti quest’anno, durante la Coppa d’Africa. Per tre settimane, la popolazione si è stretta attorno alla squadra ivoriana, seguendo una cavalcata trionfale conclusasi solo in finale, con una sconfitta ai rigori contro i padroni di casa dell’Egitto. Oggi, ad Abidjan come a Bouaké, gli Ivoriani vogliono rivivere le stesse sensazioni di allora. “Sembra incredibile, ma l’atmosfera mondiale è arrivata anche qui”, scrive a PeaceReporter Madeleine, attivista per i diritti umani che vive a Bouaké, la capitale della zona settentrionale del Paese controllata dai ribelli. “In una città dove acqua ed elettricità scarseggiano, i ribelli delle Forces Nouvelles si stanno facendo in quattro per allestire un maxischermo nello stadio”. Potenza dei mondiali, che sono riusciti a far passare in secondo piano anche le beghe politiche che da anni tengono la Costa d’Avorio in ostaggio della guerra. Proprio ieri sarebbe dovuto cominciare il programma di disarmo dei miliziani filo-governativi, operazione rimandata per l’ennesima volta per “problemi tecnici”. Ma stavolta, nessuno sembra essersene accorto.
 
Un tifoso ivorianoProblemi seri. Non tutti nel Paese si fanno illusioni. La Costa d’Avorio ha problemi seri da risolvere, e il vero appuntamento chiave sarà quello delle elezioni del prossimo ottobre, altro che coppa del mondo. Che potrebbe però rivelarsi una buona occasione per cementare una società dilaniata e nello stesso tempo stanca per la guerra civile e lo stallo istituzionale che paralizza il Paese ormai dal 4 anni. Più volte i ribelli delle Fn hanno ventilato la possibilità di staccarsi dal resto della Costa d’Avorio, creando uno stato autonomo. Un processo che un’eventuale vittoria ai mondiali (ad Abidjan come a Bouaké, l’ottimismo calcistico è la regola) potrebbe scongiurare. “Ovviamente non basterebbe la coppa del mondo, i problemi che abbiamo vanno risolti alla radice, da politici capaci e con l’aiuto della comunità internazionale. Ma l’esempio dei nostri giocatori, che vengono da ogni parte del Paese e giocano e festeggiano assieme, è da seguire”, continua Madeleine. “E comunque vada a finire, 30 giorni di festa ce li meritiamo”.
 
Festa anticipata. Una festa cominciata da tempo ad Abidjan, la capitale commerciale del Paese, tappezzata di bandiere ivoriane ed elefantini gonfiabili. I bar si stanno organizzando per offrire a tutti la possibilità di vedere le partite, mentre il ministro dello sport è arrivato a decorare le 23 madri dei giocatori convocati per i “servigi resi alla nazione”. Inutile dire che la festa ha coinvolto anche gli Ivoriani in trasferta, che hanno seguito la squadra nel ritiro di Troisdorf, una cittadina alle porte di Bonn i cui abitanti hanno già “adottato” gli Elefanti come nuovi beniamini locali. Aiutati dal fatto che, almeno nella prima fase, non saranno costretti a dividere il cuore tra la nazionale tedesca e i loro graditi ospiti.
 
Tifosi allo stadio di AbidjanGirone di ferro. Anche se non incontreranno la Germania, gli Ivoriani avranno un bel da fare per passare il primo turno: inseriti in un girone di ferro con Argentina, Olanda e Serbia, dovranno far sfoggio di tutto il loro talento per accedere alla seconda fase. La fiducia è però d’obbligo, quando sei guidato dall’esperto coach francese Henri Michel (vincitore degli Europei con la Francia nell’84 e storico allenatore del Camerun di Italia ’90) e puoi schierare campioni del calibro di Didier Drogba, la punta di diamante del Chelsea, e Kolo Touré ed Emmanuel Eboué, pilastri della difesa dell’Arsenal. E dire che la Costa d’Avorio sarebbe stata ancora più forte con Johan Djorou, convocato in fretta e furia dalla Svizzera dopo una rapida naturalizzazione, così difficile per gli immigrati normali ma estremamente rapida per i campioni dello sport. Ad Abidjan non ne fanno però un dramma: sanno che, anche così, il prossimo 10 giugno l’Argentina dovrà sudare per abbattere gli Elefanti. 

Matteo Fagotto

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