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Grande attesa. I primi segnali si sono avuti quest’anno, durante la
Coppa d’Africa. Per tre settimane, la popolazione si è stretta attorno alla
squadra ivoriana, seguendo una cavalcata trionfale conclusasi solo in finale,
con una sconfitta ai rigori contro i padroni di casa dell’Egitto. Oggi, ad
Abidjan come a Bouaké, gli Ivoriani vogliono rivivere le stesse sensazioni di
allora. “Sembra incredibile, ma l’atmosfera mondiale è arrivata anche qui”,
scrive a PeaceReporter Madeleine,
attivista per i diritti umani che vive a Bouaké, la capitale della zona settentrionale
del Paese controllata dai ribelli. “In una città dove acqua ed elettricità
scarseggiano, i ribelli delle Forces
Nouvelles si stanno facendo in quattro per allestire un maxischermo nello
stadio”. Potenza dei mondiali, che sono riusciti a far passare in secondo piano
anche le beghe politiche che da anni tengono la Costa d’Avorio in ostaggio
della guerra. Proprio ieri sarebbe dovuto cominciare il programma di disarmo
dei miliziani filo-governativi, operazione rimandata per l’ennesima volta per
“problemi tecnici”. Ma stavolta, nessuno sembra essersene accorto.
Problemi seri. Non tutti nel Paese si fanno illusioni. La Costa
d’Avorio ha problemi seri da risolvere, e il vero appuntamento chiave sarà
quello delle elezioni del prossimo ottobre, altro che coppa del mondo. Che
potrebbe però rivelarsi una buona occasione per cementare una società dilaniata
e nello stesso tempo stanca per la guerra civile e lo stallo istituzionale che
paralizza il Paese ormai dal 4 anni. Più volte i ribelli delle Fn hanno ventilato la possibilità di
staccarsi dal resto della Costa d’Avorio, creando uno stato autonomo. Un
processo che un’eventuale vittoria ai mondiali (ad Abidjan come a Bouaké,
l’ottimismo calcistico è la regola) potrebbe scongiurare. “Ovviamente non
basterebbe la coppa del mondo, i problemi che abbiamo vanno risolti alla
radice, da politici capaci e con l’aiuto della comunità internazionale. Ma
l’esempio dei nostri giocatori, che vengono da ogni parte del Paese e giocano
e
festeggiano assieme, è da seguire”, continua Madeleine. “E comunque vada a
finire, 30 giorni di festa ce li meritiamo”.
Girone di
ferro. Anche se non incontreranno la Germania, gli
Ivoriani avranno un bel da fare per passare il primo turno: inseriti in un
girone di ferro con Argentina, Olanda e Serbia, dovranno far sfoggio di tutto
il loro talento per accedere alla seconda fase. La fiducia è però d’obbligo,
quando sei guidato dall’esperto coach francese Henri Michel (vincitore degli
Europei con la Francia nell’84 e storico allenatore del Camerun di Italia ’90)
e puoi schierare campioni del calibro di Didier Drogba, la punta di diamante
del Chelsea, e Kolo Touré ed Emmanuel Eboué, pilastri della difesa
dell’Arsenal. E dire che la Costa d’Avorio sarebbe stata ancora più forte con
Johan Djorou, convocato in fretta e furia dalla Svizzera dopo una rapida
naturalizzazione, così difficile per gli immigrati normali ma estremamente
rapida per i campioni dello sport. Ad Abidjan non ne fanno però un dramma: sanno
che, anche così, il prossimo 10 giugno l’Argentina dovrà sudare per abbattere
gli Elefanti. Matteo Fagotto