L’Angola si prepara al mondiale. Tra canti, balli e caccia ai maxischermi
Comunque vada, sarà un successo.
In Angola, tra canti e balli propiziatori, la festa del mondiale è cominciata
con largo anticipo. E mentre i ritardatari si organizzano come possono per
garantirsi la visione del match d’esordio contro il Portogallo, sfidando la
mancanza di elettricità e televisioni, un’intera nazione spera nel proprio
riscatto da un triste passato. Un riscatto che passa anche attraverso i piedi
delle Palancas Negras.
Miracolo. Chi l’avrebbe mai detto? Forse neanche i più inguaribili
ottimisti avrebbero scommesso sulla qualificazione dell’Angola. E invece Akwa
e
compagni hanno sorpreso tutti, superando nel girone di qualificazione la
blasonata Nigeria e staccando il biglietto per Germania 2006. Per la squadra è
già un successo esserci, ma l’appetito degli Angolani non si ferma qui.
Inseriti in un girone tutto sommato abbordabile, possono sperare in un
exploit che saprebbe di storico. A
cominciare dalla prima partita, quella contro la ex-madrepatria portoghese.
Portogallo. Il beffardo sorteggio non avrebbe potuto riservare
all’Angola una partita più carica di significati: colonia portoghese sin da
fine ‘400, l’Angola ha dovuto lottare duramente prima di poter festeggiare l’indipendenza,
l’11 novembre del ’75. Ma i problemi, quelli veri, per il giovane Paese sono
cominciati proprio quel giorno, con lo scoppio di una delle guerre civili più
sanguinose della storia africana, che ha provocato più di mezzo milione di
morti e 4 milioni di profughi in 27 anni. Il prossimo 11 giugno, a Colonia,
l’Angola giocherà contro il proprio passato. Per costruire un futuro diverso.
Futuro. “Siamo stanchi di venire etichettati solo come il Paese del
petrolio, dei diamanti e della guerra civile”, dichiara a
PeaceReporter Luis de Miranda, membro di un’associazione angolana
che opera proprio nel settore calcistico. “Aiutiamo i ragazzi di strada di
Luanda a costruirsi un futuro migliore. Con la scusa del calcio, spesso
riusciamo a toglierli dalla strada, anche se per poche ore. E l’occasione che
ci danno i mondiali per ricevere visibilità all’interno del Paese è grande.
Proprio per questo vogliamo utilizzarla per cambiare l’immagine dell’Angola
anche a livello internazionale”. Uscita dalla guerra civile solo nel 2002,
impegnata ancora nel conflitto contro i ribelli della Cabinda e con un’economia
da ricostruire nonostante i buoni risultati degli ultimi anni, l’Angola
preferisce guardare avanti.
Problemi. Per il momento, il problema più pressante rimane quello
di vedere la partita d’esordio: in buona parte del Paese, periferie di Luanda
comprese, l’elettricità non arriva, e la popolazione si sta organizzando come
può per non perdere l’appuntamento con la storia. C’è chi si è attrezzato con
dei pannelli solari e chi andrà a vedersi la partita nei bar del centro. Ma il
governo ha ricevuto richieste di generatori di corrente e maxischermi anche
dalle comunità che vivono in zone remote, e che hanno organizzato delle
collette per potere affittare l’attrezzatura. Una cosa è certa: in un modo o
nell’altro, l’11 giugno tutti gli Angolani sosterranno le Palancas nel loro esordio.
Orgoglio. I più abbienti sono riusciti a organizzare la trasferta in Germania.
L’ambasciata tedesca a Luanda ha comunicato di aver ricevuto più di mille
richieste di visti, tutte accolte. A séguito della squadra ci sarà anche una
carovana artistica, che avrà il compito di sostenere la squadra ma anche di far
conoscere la cultura e le tradizioni angolane. “Per noi, essere arrivati in
Germania è motivo di enorme orgoglio”, conclude Luis, “anche perché abbiamo
fatto tutto con le nostre forze”. Diversamente dalle altre nazionali africane,
infatti,
l’Angola è completamente “autoctona”, compreso l’allenatore Oliveira Goncalves.
Il classico collettivo senza stelle, arrivato in Germania grazie al lavoro di
gruppo e al sostegno di un’intera nazione. Ma ora che la festa comincia, perché
fermarsi sul più bello? A Luanda ne sono certi, l’Angola è pronta a stupire.
Oggi nel calcio, domani nella rinascita di uno dei popoli più sfortunati del
continente.
L'arrivo di Laurindo
Tempi
duri per la nazionale angolana. Lo si capisce dal fatto che Laurindo
Vieira è tornato nel ritiro della squadra. Ma chi è Laurindo? Un
prestigioso psicologo dell’Università Cattolica di Luanda, chiamato già
a inizio 2006 nel ritiro della squadra durante le deludenti prestazioni
dell’Angola in Coppa d’Africa. A giudicare dai risultati raggiunti in
Egitto, non sembra che Vieira sia riuscito a infondere una gran fiducia
nei giocatori, ma almeno i 22 si sono distratti un po’ dalla noia del
ritiro. Più di una fonte ha infatti rivelato che i giocatori,
all’uscita dai colloqui con Vieira, si sono fatti grasse risate
parlando delle metà destra e sinistra del cervello e delle loro
capacità, e di un certo Freud… “Anche se dovessimo venire subito
eliminati, ci saremo fatti comunque un bel corso di sostegno in
psicologia… Quasi quasi mi iscrivo all’università di Luanda!”, sembra
abbia detto Akwa a un suo compagno di squadra.
Diamanti
I Mondiali non sono solo occasione di festa per gli Angolani. Ad
Hannover, dove le Palancas Negras giocheranno la loro prossima partita,
per la Empresa Nacional de Diamantes è anche tempo di business.
L’impresa angolana ha infatti organizzato una “mostra” di vari tipi di
diamanti, principale prodotto di esportazione assieme al petrolio, per
cercare nuovi partner e nuovi mercati. I diamanti dell’Empresa sono
certificati secondo il Kimberley Process, che permette di “tracciare”
l’origine delle pietre preziose per evitare di commercializzare
diamanti provenienti da zone di guerra. Un sistema ancora imperfetto e
lacunoso, ma che ha permesso un certa regolamentazione in un mercato in
precedenza assolutamente anarchico da questo punto di vista.
L’iniziativa dell’Empresa potrebbe essere un primo passo verso un più
trasparente mercato dei diamanti angolano, che per troppo tempo ha
foraggiato i protagonisti della guerra lasciando alla popolazione
civile morti e sofferenze.
Non solo calcio
Sebbene in questi giorni tutti gli occhi degli sportivi angolani siano
proiettati sulle Palancas Negras, c’è chi trova il tempo di promuovere
altri sport. E’ il caso di Luis Neves, che ha approfittato della
concomitanza con la coppa del mondo per aprire la prima scuola di
ciclismo del Paese, dedicata ovviamente alla nazionale di calcio. Il
ciclismo non ha certo tradizione in Angola, interessata soprattutto a
calcio e basket. “E’ un’occasione per diversificare la nostra offerta
sportiva”, ha precisato lo stesso Neves. “Da che mondo e mondo, in
Africa gli sport più popolari siamo quelli in cui si ha più successo.
Ho deciso di scommettere sul ciclismo, sono sicuro che riuscirò a
scovare talenti anche qui”. Vista la conformazione del Paese
(pianeggiante lungo il mare, a terrazze nella zona centrale per
arrivare agli altipiani orientali), potrebbe essere il clima adatto per
allevare qualche buon passista. “Per gli scalatori, dovremo emigrare in
Etiopia!”, ha concluso scherzosamente Neves.