07/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ci vogliono due mesi per lasciare l'Iraq. Aspettiamo, con ansia, l'annuncio ufficiale
Manca ancora la data ma ce ne andiamo. Dall'Iraq. Finalmente. Secondo il primo ministro iracheno, Nuri al Maliki, che ha incontrato oggi il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, in visita a Baghdad,  la parte meridionale dell'Iraq, dove sono presenti le truppe italiane, in questo momento è quella che riesce a garantire "le condizioni di maggiore sicurezza".
Il piano italiano è  perciò "pienamente compatibile" con il programma iracheno. Nel dibattito di ieri alla Camera la destra ha cercato di imputare al presidente del consiglio Romano Prodi la sua definizione di "truppe di occupazione" che pronunciò nel discorso programmatico al Senato.
La nostra, è questo il senso delle dichiarazioni del centrodestra è "una missione di pace".
Riporto la dichiarazione del generale Fabio Mini, l'ex comandante della Forza multinazionale in Kosovo: "Se l'Iraq non è ufficialmente in guerra, vive una situazione di altissima instabilità. e gli stranieri coinvolti sono percepiti come occupanti. Del resto il diritto internazionale definisce l'occupazione una situazione di fatto, a prescindere dal motivo per cui si è sul posto. Quando si esercita o si pretende di assumere il controllo territoriale, si è potenze occupanti". 
Tutti abbiamo visto ieri in televisione il papà del povero Alessandro Pibiri, il soldato ucciso l'altro ieri sera a cento chilometri da Nassiriya dire "fateli tornare tutti a casa". Ci vogliono due mesi per lasciare l'Iraq da quando verrà impartito l'ordine del rientro. Aspettiamo, con ansia, l'annuncio ufficiale.
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq