Ci vogliono due mesi per lasciare l'Iraq. Aspettiamo, con ansia, l'annuncio ufficiale
Manca ancora la data ma ce ne andiamo. Dall'Iraq.
Finalmente. Secondo il primo ministro iracheno, Nuri al Maliki, che ha
incontrato oggi il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, in visita a
Baghdad, la parte meridionale dell'Iraq, dove sono presenti le truppe
italiane, in questo momento è quella che riesce a garantire "le
condizioni di maggiore sicurezza".
Il piano italiano è perciò
"pienamente compatibile" con il programma iracheno. Nel dibattito di
ieri alla Camera la destra ha cercato di imputare al presidente del
consiglio Romano Prodi la sua definizione di "truppe di occupazione"
che pronunciò nel discorso programmatico al Senato.
La nostra, è questo
il senso delle dichiarazioni del centrodestra è "una missione di pace".
Riporto la dichiarazione del generale Fabio Mini, l'ex comandante della
Forza multinazionale in Kosovo: "Se l'Iraq non è ufficialmente in
guerra, vive una situazione di altissima instabilità. e gli stranieri
coinvolti sono percepiti come occupanti. Del resto il diritto
internazionale definisce l'occupazione una situazione di fatto, a
prescindere dal motivo per cui si è sul posto. Quando si esercita o si
pretende di assumere il controllo territoriale, si è potenze
occupanti".
Tutti abbiamo visto ieri in televisione il papà del povero
Alessandro Pibiri, il soldato ucciso l'altro ieri sera a cento
chilometri da Nassiriya dire "fateli tornare tutti a casa". Ci vogliono
due mesi per lasciare l'Iraq da quando verrà impartito l'ordine del
rientro. Aspettiamo, con ansia, l'annuncio ufficiale.