Un gioiello nei dintorni di Port au Prince. Petionville, regno dei bianchi ricchi.
Dal nostro inviato
Alessandro Grandi
Port au Prince - La strada è in salita. Piena di voragini che incutono timore anche

alle jeep più imponenti, costeggiata da immondizie e macerie, preghiere scritte
in creolo sui muri, e manifesti elettorali vecchi di anni, dove le case che vi
si affacciano, ammassate l’una sull’altra, danno la netta sensazione di essere
soggette all’instabilità totale che riguarda la nazione.
Tutte le strade di Haiti sono fatte così. Senza manutenzione, senza il minimo
pensiero che possano essere pericolose. Tranne una.
E’ la strada che porta da Port au Prince a Petionville, un lussuosissimo sobborgo
che si trova in collina alle porte della capitale haitiana.
Qui il tempo sembra essersi fermato intorno agli anni cinquanta del secolo appena
trascorso.
Divenuta tristemente famosa dopo che Guy Philippe (uno dei capi della rivolta
che ha rovesciato l’ex presidente Jean Bertrande Aristide nel febbraio di quest’anno)
l’ha conquistata, Petionville resta l’unico paradiso dell’isola.
Cinema all'aperto - Ad accoglierti a Petionville, c’è un cinema all’aperto. Si trova sulla strada
fra un muro altissimo di una villa padronale e una piazzetta dotata di un piccolo
giardino. E’ uno di quei cinema che in occidente non si vedono da almeno sessant’anni,
quelli dei racconti dei nonni. Una folla diligente assiepata sulle panchine si
regala attimi di sogno con i divi statunitensi. Doppiati in creolo, la lingua
ufficiale dell’isola che tutti conoscono. Poco più in là un vero e proprio pub
all’inglese, che in città si sognano, offre la possibilità ai giovani di navigare
in internet.
A Petionville tutto è bello, pulito, ordinato
Ci si ritrova improvvisamente in uno scenario da favola che lascia disorientati.
Ville superlussuose, quasi holliwoodiane, dotate di tutti i confort e controllate
da guardie armate. Auto di grossa cilindrata, che non potrebbero girare altrove
vista l’assoluta mancanza di infrastrutture stradali adeguate. Qui si concentrano
la stragrande maggioranza dei ristoranti eleganti e i pochi club notturni, le
palestre e la gallerie d’arte. Tutto a uso e consumo di quell’esiguo un per cento
di popolazione che detiene l’ottantacinque per cento delle ricchezze del paese.
I ricchi insomma. Una ricchezza che a Petionville viene ostentata.
Nella capitale, è tutto il contrario - Miseria, fame, povertà, violenza e soprattutto instabilità sociale. Le infrastrutture
non esistono. I ristoranti non esistono. Le ville superlussuose con le guardie
armate a protezione delle ricchezze non esistono. Ma in compenso ci sono le baraccopoli,
la gente muore di fame a Citè Militaire e a Citè Soleil, i due quartieri più a
rischio della capitale. I gruppi armati non si fanno scrupoli e uccidono per pochi
dollari, scatenando una guerra fra poveri che nulla a che fare con le difficoltà
politiche della nazione.
Nei fantastici ristoranti di Petionville - Ci si ritrova in un contesto eccentrico. Pare di essere nella Cuba degli anni
di Batista, nei locali frequentati dai ricchi di allora e dalla malavita. Tutti
bianchi i clienti; tutti neri i camerieri. Il benessere ostentato del padrone,
con il cappello a falda larga color avorio e il sigaro in bocca. Un servizio a
dir poco impeccabile. Camerieri in livrea, fiumi di acqua fresca, vino, liquori,
aragoste. Poi ci si ricorda che in città e in tutto il resto della nazione il
popolo fatica a mangiare e a bere. E ci si sente a disagio.
Il confronto - E' inevitabile il confronto con la

realtà che sta a poche centinaia di metri da quel lusso. Chi vivrà mai in questo
paradiso? La curiosità impone di controllare. Le cancellate dei palazzi di lusso
hanno le insegne di questa o di quella Organizzazione non governativa, poi l’insegna
della Croce Rossa, delle varie diplomazie presenti ad Haiti, dei faccendieri che
sono emersi dalla feccia della città e della missione di stabilizzazione Minustah
(la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite a Haiti).
E sorvolando Port au Prince, appare, nel blu del mare, una grande roccia insulsa
e inutile. Con in mezzo incastonato un piccolo, ma prezioso, rubino.