06/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le corti islamiche conquistano la capitale somala, dopo un mese di scontri
 scritto per noi da
Emilio Manfredi
 

Un miliziano vicino alle Corti islamiche“L’Unione delle Corti islamiche, in seguito alla vittoria del popolo con il supporto di Allah, dichiara di non volere proseguire le ostilità. Da ora implementeremo pace e sicurezza a Mogadiscio”. Con questa dichiarazione, diffusa dalle radio locali della capitale della Somalia, il leader delle Corti islamiche, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, ha affermato di avere pieno controllo di Mogadiscio dopo aver conquistato tutte le postazioni precedentemente controllate dai signori della guerra, riuniti nell’Alleanza per la restaurazione della pace e contro il terrorismo. Se l’annunciata vittoria delle Corti islamiche dovesse confermarsi sul campo, sarebbero terminati gli scontri più gravi dell’ultimo decennio tra le rovine della capitale somala, che hanno visto morire oltre trecento persone nell’ultimo mese. Sheikh Sharif, in una dichiarazione resa all’Afp, ha affermato: “Siamo di fronte a una nuova era per Mogadiscio”, che negli ultimi 15 anni è stata controllata dai signori della guerra che avevano rovesciato l’ultimo governo legittimo, quello di Siad Barre.
 
Guerriglieri sostenitori dell'alleanza dei signori della guerraLa lotta per il dominio delle strade polverose e semidistrutte di Mogadiscio era iniziata diversi mesi fa, quando un gruppo di signori della guerra si era unito a formare l’Alleanza anti-terrorismo per fronteggiare la crescente influenza, in alcuni settori della capitale, delle Corti islamiche, accusate di essere finanziate da al-Qaeda e di dare rifugio a integralisti islamici provenienti da altri Paesi. Di rimando, le Corti islamiche, così come molti analisti internazionali, sostengono che l’Alleanza anti-terrorismo non sia altro che una creazione degli Stati Uniti, che finanzierebbero e armerebbero i signori della guerra in funzione anti-islamica, nell’ambito della cosiddetta “guerra al terrorismo”. Di certo, come affermato dal capo del servizio in lingua somala della Bbc, l’ascesa e la vittoria delle Corti ha i contorni di un’insurrezione popolare. La popolazione di Mogadiscio, infatti, esasperata da 15 anni vissuti senza alcuna autorità pubblica, è desiderosa di vedere ritornare legge e ordine nelle strade. E dunque ha appoggiato, a prescindere da chi lo finanzi, il movimento islamico, creato da uomini d’affari della città con l’intento dichiarato di restaurare in città un sistema di governo basato sulla Sharia, la legge islamica.
 
Manifestazione contro gli Stati Uniti a MogadiscioSe non ci sarà una controffensiva dell’Alleanza anti-terrorismo, la vittoria degli islamisti apre nuovi scenari e richiede nuove letture della situazione somala. Infatti, il governo di transizione - insediato nella lontana cittadina di Baidoa, 250 chilometri a nord di Mogadiscio - presieduto da Abdullahi Yusuf, ex-signore della guerra, e guidato dal Primo Ministro ad interim Ali Mohammed Ghedi, un altro figuro dal losco passato, ha dichiarato di volere aprire il dialogo con le Corti. Il primo passo è stata la revoca dell’incarico di ministri ai quattro potenti signori della guerra di Mogadiscio sconfitti, in fuga dalla capitale in direzione di Jowhar. Tra essi, due uomini di assoluto rilievo negli equilibri politico-militari di Mogadiscio: il ministro della sicurezza Mohammed Qanyare Afrah, e il ministro del commercio, Muse Sudi Yalahow. Entrambi hanno perso il controllo delle proprie roccaforti durante i sanguinosi scontri dello scorso fine settimana.
 
Miliziani delle Corti sfilano per le strade della capitaleIn uno Stato senza governo ormai da troppo tempo, continuano ad affluire ingenti carichi di armi. Qualche mese fa, un rapporto dell’Onu chiedeva di rendere più rigido l’embargo sulle, ma fu respinto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In questo rapporto si sosteneva che un Paese “non nominato” stava deliberatamente aggirando l’embargo per rifornire di armi i gruppi locali che combattevano gli islamisti, che l’Etiopia stava rifornendo di armi il governo di Yusuf e l’Eritrea stava armando le Corti islamiche. Bisognerà ora vedere quale saranno le prossime mosse dei nuovi padroni di Mogadiscio, e che posizione prenderà il debolissimo governo di transizione, per capire quali nuovi scenari si apriranno nel Corno d’Africa. Soprattutto, bisognera’ osservare le prossime mosse di Washington (che ha già fatto sapere di essere “preoccupata” per la vittoria delle Corti a Mogadiscio) e dei suoi soldati di stanza a Camp Lemonier, a Gibuti.  Il futuro della Somalia resta nebuloso. Una chiave di lettura però la offre Abid Mustafa, commentatore politico di Al-Jazeerah: “i recenti scontri tra fazioni in Somalia sono un esempio tipico delle guerre combattute in tutto il continente africano, in cui i reali beneficiari sono solo le potenze straniere. La Somalia è stretta in una lotta tra poteri forti, in competizione per garantirsi il controllo del Corno d’Africa.” Della sua posizione strategica e delle sue risorse. Una lotta di cui non si vede la fine.
Categoria: Guerra, Armi
Luogo: Somalia