02/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La minaccia dei maoisti, intervista a un ufficiale della sicurezza alla frontiera con il Tibet
Scritto per noi da
 Naoki Tomasini
 
La photogallery di Kodari e Kathmandu
 
 
Kodari - Tra il Nepal e il Tibet cinese c'è solo un posto di frontiera, si trova sul fondo di una stretta gola dove la luce filtra a stento per poche ore al giorno.
La linea di confine si trova nel mezzo di un ponte; da una parte le baracche di legno del paese di Kodari, dall'altra le catapecchie in muratura di Zhang Mu, che in cinese significa “Porta dell'inferno“. Sullo sfondo, guardando verso il Tibet, si intravede la ripida via che si inerpica sul crinale della montagna, una vertiginosa ascesa di oltre 3000 metri per raggiungere la base dell'altipiano himalayano. Dal lato nepalese lo scenario è completamente diverso, la vegetazione è una giungla rigogliosa e le pendenze meno aspre, collinari.
 E' una mattina pallida ma tiepida. Da ambo i lati del ponte i funzionari di frontiera sembrano rilassati, quelli nepalesi sono intenti a controllare voluminosi imballi di merci. Li caricheranno sulle spalle dei gracili portatori che vanno e tornano come su un nastro trasportatore.
I gendarmi cinesi intanto osservano inespressivi la moltitudine dei nepalesi che varca il confine per acquistare generi di prima necessità nelle botteghe spuntate pochi metri oltre il ponte.
Da dentro un chiosco grande come una cabina telefonica, una soldatessa cinese punta meccanicamente agli occhi dei turisti in transito una pistola di plastica che serve a rivelare il virus della Sars.
Dalla parte tibetana, una fila di cassonati cinesi attende di passare i controlli e proseguire verso Kathmandù, mentre lungo il tratto nepalese della strada altri bus, decorati con grotteschi motivi hindu e buddisti, raggiungono la sbarra dell'ultimo check point, scaricano la gente e fanno marcia indietro, all'unisono, intricandosi anarchicamente nella stretta via sterrata, sotto gli occhi indifferenti dei doganieri.
 
Poco distante, sulla panchina di fronte a un ristorante spartano, un uomo robusto in abiti civili sorseggia una tazza di te liquidando con poche parole le guardie di frontiera che lo interpellano di continuo. Costui è un ufficiale della sicurezza della frontiera nepalese. Vuole essere chiamato mr. Jazz.
Mr. Jazz è nepalese, ha 37 anni e si è arruolato nelle forze di sicurezza del regno dopo aver servito per alcuni anni nei corpi delle Nazioni Unite. Ha combattuto in Kosovo, ha visitato l'Europa e gli Stati Uniti. Poi è stato assegnato alla frontiera di Kodari, un luogo troppo angusto per chi ha visto il mondo. Così, forse per noia, ha accettato di parlare della vita in quest'angolo di mondo e della situazione generale in Nepal.
 
Che cos'è per te Kodari?
Kodari è solo un piccolo posto di frontiera, ma ha una grossa importanza strategica perchè dall'altra parte del ponte c'è la Cina. Per questa strada passano quotidianamente grandi quantità di merci e di persone.
Gli ufficiali di frontiera hanno la responsabilità di contrastare ogni genere di contrabbando, in primis i generi commerciabili che partono dal Tibet a prezzi bassissimi e prima di essere venduti in Nepal devono subire una forte tassazione. Ci sono molti tentativi di eludere i dazi per avere un margine di guadagno più ampio.
Questa frontiera è anche un punto delicato per quanto riguarda il contrabbando di armi, droghe e pure di esseri umani.
 
Chi sono le persone che attraversano il confine?
Il ponte è sempre affollato di nepalesi che lo attraversano solo di pochi metri per acquistare merci cinesi a un prezzo più basso e di cinesi diretti verso la valle di Kathmandu. In realtà questa frontiera è pressochè chiusa al passaggio delle persone, i tibetani non sono autorizzati a entrare in Nepal, lo stesso, salvo permessi speciali, vale per i nepalesi.
Le persone che abitano in questa zona però, in virtù di alcuni accordi bilaterali tra il governo e le autorità cinesi sono autorizzate a sconfinare da una parte e dall'altra per 35 chilometri.
Da ambo le parti le strade sono disagevolmente dissestate per dissuadere o comunque rendere la vita più difficile ai contrabbandieri, l'accordo tra i due stati prevede infatti che le strade non debbano essere asfaltate per 35 km. È una situazione paradossale, non è uno strumento efficace contro il contrabbando, rende la frontiera difficile da raggiungere e nuoce soprattutto a chi in questo posto ci lavora e vive.
 
Chi sono i ribelli maoisti?
I maoisti sono il problema principale che il Nepal deve affrontare oggi, hanno il controllo di molte parti del paese. L'area che si attraversa venendo da Kathmandu noi la chiamiamo area maoista, nel senso che nonostante il gran numero di check point che sono stati istituiti dal governo, la sicurezza non può essere garantita. La giungla è un ottimo nascondiglio per i ribelli, e anche un'ottima base per le incursioni nei villaggi rurali. È pericoloso passare per quelle parti, almeno per i nepalesi.
I turisti non vengono mai importunati dai ribelli che non vogliono compromettere la loro posizione agli occhi della comunità internazionale. Io stesso quando da qui mi reco a Kathmandu senza una copertura preferisco camuffarmi da turista piuttosto che mostrarmi come ufficiale della polizia di frontiera.
I maoisti controllano sia quest'area che alcune zone occidentali e meridionali del paese, il loro limite di azione è la capitale Kathmandu, dove non raccolgono molti consensi e riescono solo a fare azioni dimostrative per mettere pressione sul governo. Parlo di bombe, giusto pochi giorni fa ne hanno fatta saltare una in uno shopping centre nel centro della capitale (il 9 novembre, 36 persone sono rimaste ferite, ndr).
 
Il re in Nepal è un sovrano assoluto, come reagisce alla minaccia maoista? Chi lo sostiene dall'estero?
Il re è un uomo molto scaltro, ha studiato negli Stati Uniti e ha saputo crearsi un'utile rete di relazioni internazionali. Oltre a quello degli Usa, il re Gyaendra può contare anche sull'appoggio di Gran Bretagna e Belgio: aiuti politici, commerciali e militari.
Poco più di un mese fa, proprio per sostenere la battaglia contro i ribelli maoisti, gli Stati Uniti hanno inviato in segreto un aereo cargo carico di 5000 Ak47, mentre i britannici hanno donato alle forze armate nepalesi degli elicotteri da combattimento.
Il mese scorso sono giunti in Nepal 50 militari Usa, ufficialmente in missione anti maoista, ma di fatto hanno usato gli elicotteri inglesi per controllare la frontiera con la Cina. Li ho visti passare qui per il confine, sopra la mia testa.
I ribelli maoisti sono malvisti dalla Cina, almeno ufficialmente, perchè turbano la tranquillità della zona e sostengono una visione del maoismo che non è quella applicata dal regime in Cina. L'interesse americano non fa che peggiorare le cose per loro. Il rapporto tra l'India e i Maoisti invece è di moderato sostegno, al punto che molti tra i ribelli sono indiani, i ribelli in India hanno più volte trovato rifugio, e dall'India arrivano anche rifornimenti di armi.
 
Che cosa vogliono dunque i ribelli?
Vogliono innanzitutto arrivare a dei colloqui di pace con il governo e alla liberazione dei molti loro compagni detenuti. Ma in prospettiva più ampia non vogliono che il Nepal diventi un regime comunista come la Cina, chiedono uno statuto repubblicano cui vogliono prendere parte come partito insieme alle altre formazioni di ispirazione comunista riconosciute nel paese. Tutte cose che un re non concederebbe mai.
 
Come si vive a Kathmandu?
Io ci sono nato, è una città molto bella ma con grandi disuguaglianze sociali. Il re e tutti i suoi amici, che vivono in condizioni da monarchi, sono proprietari della maggior parte delle terre in Nepal e ne possiedono anche all'estero, negli States e in Svizzera.
Per il resto della popolazione la regola è una povertà che negli ultimi anni è persino aumentata. Lo scontento è un sentimento diffuso, ma tra la gente non c'è una grande consapevolezza politica.
Oltre al problema con i maoisti, ci sono difficoltà anche sul fronte dei rapporti tra la comunità hindu e la minoranza musulmana. Tutti ricordano il triste episodio dei 12 lavoratori nepalesi trucidati in Iraq, in seguito al quale la folla prese d'assalto le moschee e le attività commerciali degli arabi di Kathmandu costringendo il re a decretare il coprifuoco per alcuni giorni.
Quello che in quell'occasione dissero in pochi, era che si trattava dello sfogo di una situazione di intolleranza preesistente. Mentre i rapporti tra hindu e buddisti sono sempre stati buoni, la comunità musulmana in Nepal è sempre stata sgradita, addirittura, se al mercato un musulmano tocca un frutto, il commerciante spesso lo butta perchè nessuno lo mangerebbe più.
 
Quanto a lungo rimarrai in questo posto? Dove vuoi andare dopo?
Io ho fimato con l'esercito per 20 anni quando ne avevo 18. Ora sono costretto a vivere qui con la mia famiglia ma è un posto troppo piccolo per loro e la paga non è nemmeno confrontabile con i soldi che guadagnavo combattendo con le forze delle Nazioni Unite. Tra cinque anni però sarò libero di andarmene.
Come la maggior parte dei nepalesi quando penso al futuro penso che vorrei lasciare il paese. In Nepal non ci sono grandi possibilità di lavoro, voglio raggiungere alcuni miei parenti che sono emigrati negli Stati Uniti alcuni anni fa, mi dicono che laggiù si vive bene.
Categoria: Popoli, Politica
Luogo: Nepal