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Il bilancio. Non c’è l’ha fatta la Alliance for the Restoration of Peace and Counter-Terrorism, che raggruppava i principali signori della guerra presenti a Mogadiscio, a
mantenere il controllo della città. Le corti islamiche, già presenti a Mogadiscio
da parecchi anni, hanno ora la strada spianata per estendere la sharia a tutta la capitale, con grave preoccupazione per chi porta avanti la guerra
al terrorismo. Per gli Stati Uniti in primis, finanziatori e principali sponsor dell’alleanza dei signori della guerra, nata
ad hoc per impedire che la Somalia potesse diventare un paradiso per terroristi. Le
corti islamiche però respingono con forza le accuse, sostenendo che il loro operato
ha solo rimesso ordine in una città sconvolta da quindici anni di guerra civile
e dall’assenza di autorità pubbliche riconosciute. La vittoria delle corti è stata
“ufficializzata” anche dal primo ministro Mohammed Ghedi, che sabato scorso aveva
scaricato dal proprio governo quattro dei principali signori della guerra di Mogadiscio
e che ha fatto sapere di voler intavolare trattative con le corti.
Incognite. Paradossalmente, infatti, la sconfitta dei signori della guerra potrebbe favorire
le istituzioni somale, ancora di stanza a Baidoa, a 250 km da Mogadiscio. Impossibilitati
finora a raggiungere la capitale per motivi di sicurezza, governo e parlamento
potrebbero finalmente entrare in città. Prima, però, bisognerà prendere accordi
con le corti, il che significherà presumibilmente accettare l’imposizione della
sharia. Anche perché, in questo momento, il governo somalo non ha la forza né i mezzi
per opporsi a chi ha dimostrato di poter controllare Mogadiscio sia con le armi
che con il diritto. Occhi puntati anche al di là del confine, precisamente a Gibuti,
dove la Combined Joint Task Force americana, sospettata di aver sostenuto a livello logistico i signori della guerra
durante la battaglia, potrebbe decidere di intervenire in maniera più “decisa”
negli equilibri interni alla Somalia. Con buona pace di chi, a Mogadiscio, da
quindici anni è solo carne da macello.
Matteo Fagotto