05/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Alan García ha la meglio su Humala al ballottaggio ed è di nuovo presidente del Perù
Alan Garcia torna al timone del Perù. Il suo popolo ha deciso di dargli una seconda opportunità, dopo il fallimento totale registrato durante la sua presidenza, dal 1985 al 1990. I primi risultati ufficiali, attestati sull’83,95 percento dei voti scrutinati, parlano di un 54,69 percento in suo favore, oltre 6 milioni di voti, contro il 45,30, poco più di 5 milioni, di Ollanta Humala. Che ha già riconosciuto la sua sconfitta.
 
Alan GarciaContro Chavez. “Conformi al nostro compromesso democratico – ha dichiarato Humala - vogliamo dire pubblicamente che riconosciamo i risultati emessi dall’Officina nazionale dei processi elettorali e salutiamo le forze avversarie, rappresentate dal signor Alan Garcia”. Il quale ha immediatamente rilanciato le sue promesse elettorali. Chiedendo perdono ai peruviani, ha promesso che non mancherà questa “seconda opportunità”, né li deluderà, anche se “dovessi morire in questo impegno”. Poi ha aggiunto di aver vinto perché i peruviani hanno respinto “in modo schiacciante” il tentativo di “penetrazione e dominazione” messo in atto dal venezuelano Hugo Chavez, appoggiando Ollanta Humala. Aspri erano stati gli scambi di accuse fra Garcia e Chavez, il quale si era apertamente schierato contro il presidente appena rieletto, sottolineando la catastrofica prova durante il quinquennio in cui governò il paese. Ma Garcia ha convinto i peruviani che le parole di Chavez sottintendessero l’intento di manovrare il Perù a scapito dei peruviani. Ed è riuscito a insinuare questo spauracchio nella testa degli elettori. Il suo è, comunque, tutt'altro che un trionfo. E' stato votato come il male minore per le sorti del Paese e da ora in poi avrà gli occhi puntati addosso. Garcia, più di prima, dovrà rendere conto al popolo, capace di scendere in piazza e bloccare paese e governabilità. 
 
Hollanta HumalaPartita persa nel conteggio finale. “Nonostante tutto il mio progetto politico andrà avanti”. Non si sente un perdente Humala, anzi. "I nazionalisti devono sentirsi vincitori", ha ripetuto dati alla mano. In 15 dei 24 dipartimenti del Paese, infatti, ha battuto il suo antagonista, ma dato che i più popolosi erano quelli a favore di Garcia, ha perso nel conteggio finale. “Abbiamo raggiunto una grande fetta della società e da oggi rinnoviamo il nostro compromesso per il paese, in difesa della nazione e delle risorse naturali”. La sua ascesa di consensi l’ha definita una svolta storica, una vittoria sociale e politica, nella quale “la speranza si è imposta alla paura”. Ha insistito molto nel dire che questo è solo l’inizio di un Perù diverso, trainato da forze nazionaliste democratiche e popolari, unite a quelle forze di sinistra e delle organizzazioni sociali che vogliono un cambiamento reale, sulla scia di quanto sta avvenendo in America del Sud.
 
Hugo Chavez. Foto di Alessandro GrandiTroppe incertezze. Ma per tanti, troppi, Humala rimane una figura dai contorni ancora foschi. In troppi hanno dubitato del suo passato militare, che tuttora incombe come un macigno e accomuna l’intera famiglia Humala. Era il 2000 quando si mise a capo di una rivolta militare contro l’allora presidente Alberto Fujimori. In sei anni, poi, ha cercato di reinserirsi sulla retta via e per farsi perdonare dal Congresso ha accettato un incarico all’ambasciata di Seul, nella Corea del Sud, dov’è rimasto fino al dicembre 2004. Ma alla fine non gli è rimasto che ritirarsi dalla carriera militare e tuffarsi in politica. Dove a spianargli la strada ci aveva già pensato il padre. Isaac Humala Nuñez, ideologo e fondatore del così detto etnocacerismo, una dottrina nazionalista che rivalorizza la storia inca, ha passato la sua creazione direttamente nelle mani del figlio, che è dunque diventato il leader del nazionalismo peruviano. Ma ancora un’ombra, la più pesante, ne ha inquinato gesti e parole. Fra il 1992 e il 1993 capeggiò una base militare nella selva, dove combatté contro i guerriglieri maoisti del Sendero Luminoso. Qualcuno lo ha accusato di aver commesso, dietro la bandiera della lotta alla guerriglia, una serie di gravi abusi contro la popolazione civile.
Un candidato dai troppi ma, dunque, che non è riuscito a convincere quella fetta di indecisi ai quali, nei pronostici pre-elettorali, si affidava il destino del ballottaggio. Le schede nulle, in buona parte recanti frasi contro il sistema, hanno superato il 7 percento. La tranquillità, comunque, ha regnato in tutti i seggi e le funzioni di voto si sono svolte regolarmente.
 

Stella Spinelli

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