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La salita si è fermata. Il virus responsabile fu indentificato ancora più tardi, nel 1984, in
Francia da Luc Montagnier e negli Stati Uniti da Robert Gallo. Sono
passati 25 anni da quel primo gruppo di casi con polmonite atipica:
molto è stato fatto e scritto, ma la piaga dell’Aids continua a mietere
vittime. Gli ultimi resoconti dell’agenzia delle Nazioni Unite che si
occupa di Aids (Unaids) riportano 38,6 milioni di persone nel mondo con
la malattia in 126 Paesi valutati. Nel corso del 2005, vi sono state
oltre 4 milioni di nuove infezioni e sono morte per Aids, o condizioni
patologiche collegate, circa 2,8 milioni di persone. I dati di Unaids hanno lanciato tuttavia un segnale di
speranza: il picco di infezioni è stato alla fine degli anni novanta e,
per la prima volta dopo 25 anni, il numero annuale di nuove infezioni
sembra stabile, non è più in salita. Certo, stabile su 4 milioni di
nuovi malati ogni anno. Considerando che, nei Paesi poveri, solo 1,3
milioni di malati hanno accesso alle terapie, il conto è presto fatto.
Secondo Unaids, nonostante negli ultimi anni i pazienti in trattamento
siano aumentati, al momento solo un malato su cinque nel mondo riceve
le medicine necessarie.
Triste primato in India. Nella sola Africa Subsahariana lo scorso anno i morti per Aids sono
stati due milioni, 2,7 milioni i nuovi casi: due terzi di tutte le
persone con Hiv provengono da questa zona. Ma gli ultimi dati accendono
il campanello di allarme anche sull’Europa dell’Est e l’Asia. In
particolare, l’India detiene ora il triste primato del Paese con il
maggior numero di abitanti sieropositivi, 5,7 milioni alla fine del
2005, contro i 5 milioni e mezzo del Sudafrica. Valutando tuttavia i
valori percentuali rispetto alla popolazione dei due Paesi, il 18,8
percento dei sudafricani adulti vive con l’Hiv, contro lo 0,9 percento
in India. Anche per quanto riguarda la possibilità di cura il quadro in
India è preoccupante: per Unaids riceve antiretrovirali solo il 7
percento dei pazienti Indiani che ne avrebbero bisogno, l’1,6 percento
delle donne in gravidanza il trattamento per impedire la trasmissione
al figlio.
Bambini dimenticati. Secondo il Global Movement for Children, un movimento internazionale
che unisce organizzazioni impegnate a costruire un mondo a misura di
bambino, nove piccoli su dieci sieropositivi sono il risultato di una
mancata prevenzione della trasmissione da madre a figlio, che
ridurrebbe il rischio di infezione a meno del 2 percento. Nel mondo,
nemmeno una futura mamma su dieci riceve le medicine necessarie a
proteggere il figlio che aspetta. Il Global Movement for Children, in
base a un rapporto di Oxfam, Plan International, Save the Children,
Unicef, World Vison ENDA Tiers Monde, Latin America and Caribbean Network
for Children, richiama l’attenzione sull’infanzia: la maggior parte dei
bambini sieropositivi muore prima dei cinque anni di età, vi sono
troppe poche formulazioni di medicine adatte per l’infanzia e la ricerca
di nuovi composti è concentrata sull’età adulta.
Valeria Confalonieri