06/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Compie un quarto di secolo la prima segnalazione sull'Hiv
Un quarto di secolo fa, per la prima volta, il mondo medico si interrogava su infezioni insolite in un gruppo di omosessuali: polmoniti, dette atipiche, causate da un germe inusuale. Il lavoro che riportava questi casi uscì su una rivista medica il 5 giugno del 1981, e l’anno successivo venne dato il nome alla malattia sottostante che, indebolendo le difese dell’organismo, apriva la porta a infezioni che, incondizioni normali, non si sviluppano: Aids, Sindrome da immunodeficienza acquisita.
 
Il programma 3 by 5 dell'Oms per l'accesso alla terapia all'Aids. Copyright - Who/P. VirotLa salita si è fermata. Il virus responsabile fu indentificato ancora più tardi, nel 1984, in Francia da Luc Montagnier e negli Stati Uniti da Robert Gallo. Sono passati 25 anni da quel primo gruppo di casi con polmonite atipica: molto è stato fatto e scritto, ma la piaga dell’Aids continua a mietere vittime. Gli ultimi resoconti dell’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di Aids (Unaids) riportano 38,6 milioni di persone nel mondo con la malattia in 126 Paesi valutati. Nel corso del 2005, vi sono state oltre 4 milioni di nuove infezioni e sono morte per Aids, o condizioni patologiche collegate, circa 2,8 milioni di persone. I dati di Unaids hanno lanciato tuttavia un segnale di speranza: il picco di infezioni è stato alla fine degli anni novanta e, per la prima volta dopo 25 anni, il numero annuale di nuove infezioni sembra stabile, non è più in salita. Certo, stabile su 4 milioni di nuovi malati ogni anno. Considerando che, nei Paesi poveri, solo 1,3 milioni di malati hanno accesso alle terapie, il conto è presto fatto. Secondo Unaids, nonostante negli ultimi anni i pazienti in trattamento siano aumentati, al momento solo un malato su cinque nel mondo riceve le medicine necessarie.
 
Laboratorio di analisi per l'Aids. Copyright - Who/P. VirotTriste primato in India. Nella sola Africa Subsahariana lo scorso anno i morti per Aids sono stati due milioni, 2,7 milioni i nuovi casi: due terzi di tutte le persone con Hiv provengono da questa zona. Ma gli ultimi dati accendono il campanello di allarme anche sull’Europa dell’Est e l’Asia. In particolare, l’India detiene ora il triste primato del Paese con il maggior numero di abitanti sieropositivi, 5,7 milioni alla fine del 2005, contro i 5 milioni e mezzo del Sudafrica. Valutando tuttavia i valori percentuali rispetto alla popolazione dei due Paesi, il 18,8 percento dei sudafricani adulti vive con l’Hiv, contro lo 0,9 percento in India. Anche per quanto riguarda la possibilità di cura il quadro in India è preoccupante: per Unaids riceve antiretrovirali solo il 7 percento dei pazienti Indiani che ne avrebbero bisogno, l’1,6 percento delle donne in gravidanza il trattamento per impedire la trasmissione al figlio.

Copyright - Who/P. VirotBambini dimenticati. Secondo il Global Movement for Children, un movimento internazionale che unisce organizzazioni impegnate a costruire un mondo a misura di bambino, nove piccoli su dieci sieropositivi sono il risultato di una mancata prevenzione della trasmissione da madre a figlio, che ridurrebbe il rischio di infezione a meno del 2 percento. Nel mondo, nemmeno una futura mamma su dieci riceve le medicine necessarie a proteggere il figlio che aspetta. Il Global Movement for Children, in base a un rapporto di Oxfam, Plan International, Save the Children, Unicef, World Vison ENDA Tiers Monde, Latin America and Caribbean Network for Children, richiama l’attenzione sull’infanzia: la maggior parte dei bambini sieropositivi muore prima dei cinque anni di età, vi sono troppe poche formulazioni di medicine adatte per l’infanzia e la ricerca di nuovi composti è concentrata sull’età adulta.

 

Valeria Confalonieri

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