“Eh, se avessimo anche noi una Bbc”. Frasi del genere si sentono dire spesso
in Italia quando ci si lamenta del livello dell’informazione nostrana. Ed è un
fatto che, negli ottantadue anni dalla sua fondazione, il servizio pubblico radiotelevisivo
britannico si sia costruito una reputazione di obiettività e imparzialità per
il modo in cui dà le notizie.
Non tutti però la pensano così: e oggi chi desidera
un’informazione più corretta da parte dei grandi media manifesterà in silenzio,
proprio davanti alla sede della British Broadcasting Corporation di Londra, con una candela in mano per ricordare le vittime della guerra in
Iraq.
L’organizzatore della manifestazione A Call For Light – sostenuta da membri importanti della galassia pacifista e da nomi come Naomi
Klein, Howard Zinn e John Pilger – è Gabriele Zamparini, un regista indipendente
italiano che con il collega Lorenzo Meccoli ha realizzato un film-documentario sui misfatti dell’amministrazione Bush, XXI Century, mai uscito in Italia ma oggetto di molte lodi all’estero. A lui chiediamo i
motivi della protesta.
Come mai avete scelto di manifestare proprio davanti alla sede della Bbc?
“Perché, anche a detta di numerose ricerche, almeno in Gran Bretagna la Bbc è
la tv peggiore in quanto a obiettività. La Bbc è una corporation che ha fama di essere obiettiva, ma in realtà è la più attaccata allo status
quo, è parte dell’establishment. Conosco giornalisti che ci lavorano e si sentono frustrati, perché si rendono
conto dei limiti imposti loro dalla struttura piramidale dell’azienda e del fatto
che svolgono il loro lavoro in un ambiente non democratico. I giornalisti bravi
e onesti non mancano, ma se lavorano in corporation del genere non possono muoversi. Spetta a noi fare da cani da guardia premendo
sui media più grandi”.
In concreto, di cosa accusate la Bbc a proposito del conflitto in Iraq, per esempio?
“Ha tentato costantemente di propagandare la politica di Blair, coprendo le voci
di dissenso. Ad esempio, ha cercato di distruggere il movimento pacifista: ha
coperto malissimo le grandi dimostrazioni di piazza del 15 febbraio 2003, quando
in tutto il mondo milioni di persone scesero nelle strade per dire no alla guerra”.
Tu hai vissuto dieci anni negli Stati Uniti. Hai mai promosso iniziative del
genere negli Usa?
“No, anche se è vero che le tv americane sono peggiori. Lì è una tragedia, specialmente
per quanto riguarda il servizio pubblico Pbs, ma protestare negli Usa sarebbe
quasi assurdo. Tutti parlano della Fox di Rupert Murdoch, ma quella è un tipo
di propaganda diversa perché è dichiaratamente di parte. Quando vedi un servizio
sulla Bbc o leggi un articolo sul New York Times, invece, la propaganda è più
sottile, sia perché il lettore dà più credito alla fonte, sia perché sono più
bravi loro a mascherarla sotto forma di obiettività”.
Però da queste tv o testate partono spesso attacchi contro le politiche dell’amministrazione
Bush, o no?
“Sì, ma è un tipo di critica della serie ‘it’s bad for us’, non conviene a noi in quanto americani od occidentali. Delle centinaia di
morti nei combattimenti non frega niente a nessuno. Sono critiche di una parte
dell’élite che attacca un’altra parte”.
Per quanto riguarda la Gran Bretagna, però, gli inglesi si fidano della Bbc.
“Gli inglesi sono molto legati alle tradizioni, la Bbc fa parte del loro bagaglio
culturale e sfrutta questa fiducia della gente. Se la fonte è un'altra, Channel
Four per dire, il pubblico è più scettico. Ma alcuni segnali mi dicono che la
coscienza anti-guerra sta crescendo”.
Quali?
“Beh, ad esempio nella coalizione Stop The War, che raggruppa varie associazioni
del mondo pacifista e sostiene la nostra veglia davanti alla Bbc, è appena entrato
un gruppo formato dalle famiglie dei militari britannici contrarie alla guerra.
E’ una tradizione radicata negli Usa, ma è la prima volta che compare un gruppo
del genere in Gran Bretagna”.