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L’aveva promesso e l’ha fatto. Dopo aver annunciato l'attuazione di una vasta
riforma agraria che doveva prevedere la ridistribuzione di circa 20 milioni di
ettari di terre, il neoeletto presidente boliviano Evo Morales ha deciso riunire
al tavolo del dialogo i grandi proprietari terrieri (soprattutto quelli della
provincia di Santa Cruz) e discutere con loro il progetto di riforma agraria.
Santa Cruz, la ribelle. Il compito di Morales non sarà comunque facile. I latifondisti, riuniti a Santa
Cruz, hanno lanciato la loro provocazione: formare dei gruppi di autodifesa.
Punti chiave. Il presidente boliviano aveva promesso di dare terra a tutte quelle persone che
volevano lavorarla. La riforma prevede che siano circa 15 milioni gli ettari a
dover essere ridistribuiti alla popolazione. Con le complicazioni del caso ma
anche con dei punti fermi che non potranno toccare. Come ad esempio le terre di
confine. Morales ha specificato più volte che le terre che saranno confiscate
al confine saranno solo quelle che riguardano i primi 50 chilometri di territorio
boliviano. Non solo. La terra che sarà confiscata, secondo il governo boliviano,
è quella considerata improduttiva. Il ministro Agropecuario y Medio Ambiente de Bolivia, Hugo Salvatierra è stato
chiarissimo: la riforma voluta dal presidente Morales non include specifiche misure
contro i grandi proprietari stranieri presenti in Bolivia”. Anche se le preoccupazioni
maggiori dovrebbero arrivare dai latifondisti brasiliani che, illegalmente e molte
volte protetti dai governi boliviani accondiscendenti, si sono stabiliti in Bolivia
nel corso degli anni.Alessandro Grandi