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Oil
gangs.
Maliki sa che le cosiddette “oil gangs” sono composte da quelle stesse milizie
- legate ai partiti sciiti al governo ma anche alle formazioni religiose locali,
come le milizie Badr o l’esercito del Mahdi - che controllano ufficiosamente il
sud del paese. E sa anche che questi legami sono la ragione per cui la polizia
non è in grado di contrastare i loro traffici. L’esistenza di una consistente
rete di contrabbandieri di petrolio è venuta alla luce al termine di
un’inchiesta condotta da ex generali statunitensi che, a fine aprile,
scrivevano nel loro rapporto: “I miliziani sciiti dedicano più tempo ai
traffici di petrolio che a combattere”. I generali hanno scoperto che la
maggior parte degli ufficiali della sicurezza locale integrano gli stipendi e
le attrezzature proprio grazie al contrabbando di petrolio. Una rete che
controlla il mercato nero dell’oro nero, dagli oleodotti nel sud del Paese fino
agli acquirenti oltre confine: in Iran, Siria, Giordania, Kuwait e Arabia
Saudita. Un traffico enorme che riguarda il 20-30 percento della produzione totale
dell’Iraq. Secondo i generali, infine, il commercio clandestino del petrolio,
pur essendo in mani sciite, è legato a doppio filo con le forniture di armi
destinate all’insorgenza sunnita, come a indicare una convergenza sottobanco
tra gli interessi delle fazioni in lotta. “Questa tratta a doppio senso
– scrivevano ad aprile, nelle conclusioni dell’inchiesta – sarà la peggiore
delle minacce per le truppe Usa a partire dall’estate del 2006”.
Bassora,
tra Baghdad e Teheran.
A Bassora è in corso un conflitto tra le milizie locali e il nuovo
governo di Maliki, che pur essendo sciita non pare intenzionato a
seguire le
orme del predecessore, Al Jaafari, che aveva consegnato il ministero
dell’Interno a Bayan Jabr: uomo legato alle milizie del Badr e
all’Iran. Maliki
è riuscito a rimuovere Jabr dall’Interno, ma ha dovuto assumere
l’interim del
dicastero in mancanza di un accordo sul suo sostituto. Recentemente
anche una
fazione sciita minore, il partito Fadhila, ha iniziato un braccio di
ferro con
il governo centrale minacciando di bloccare le esportazioni petrolifere
di
Bassora se l’Alleanza Irachena Unita (Aui) non affiderà a loro il
ministero
del Petrolio, oggi nelle mani del politico indipendente Al Shahristani.
“Fadhila ha il controllo della città. Chi la controlla possiede le
riserve
petrolifere – ha spiegato un esponente del Fadhila – Bassora è la città
più
ricca del mondo e ha una posizione strategica, perché dovremmo
rinunciarvi?”.
Bassora è la città da cui proviene la gran parte delle attuali
esportazioni
petrolifere, pari a un milione e mezzo di barili al giorno. La visita e
le
minacce di al Maliki mostrano che il controllo del sud è un elemento
chiave
della strategia, sia per il governo che per le milizie sciite. Mentre a
Baghdad
i politici sciiti tentano di far passare un governo regionale al sud
(simile a
quanto fatto nel kurdistan iracheno con l’aggiunta della città
petrolifera di
Kirkuk) le milizie sciite del Badr e del Mahdi hanno ormai creato un
governo
di fatto nell’area. A Bassora e dintorni, le squadre della morte
infiltrate
nella polizia uccidono e corrompono indisturbate, e nel frattempo
cercano di
imporre alla popolazione la legge islamica: i negozi di alcolici sono
stati
banditi, le donne sono quasi tutte velate, i negozi di musica sono
stati
rimpiazzati da rivendite di registrazioni coraniche. Pare che siano
stati
banditi anche i giochi come gli scacchi e il backgammon. Nelle
dichiarazioni
ufficiali dei politici sciiti l’intenzione sarebbe quella di creare
un'autonomia politico-economica sciita al sud, senza con ciò negare il
legame col
governo di Baghdad. Ma l’influenza del vicino Iran è forte e tutt’altro
che
discreta. Gli ufficiali britannici di stanza nell’area sono convinti
che le
milizie sciite siano sostenute dall’intelligence iraniana, che fornisce
loro
armi e addestramento. Un legame che fino a qualche mese fa passava
anche per le
mani dell’ex ministro dell’Interno Jabr, responsabile
dell’infiltrazione
massiccia delle milizie nella polizia locale. “Jabr stava tentando di
rafforzare la presenza iraniana nei gangli del potere – ha dichiarato
Rob
Yuill, un ufficiale britannico -, probabilmente con lo scopo di creare
uno
stato separato, quasi iraniano, in Iraq”. Ipotesi che viene confermata
anche
dal capo del Consiglio di Bassora Furat al Shara, secondo cui “la via
per la
pace a Bassora è semplice: accettare che ci sarà un governo islamista
vicino
alla teocrazia iraniana, del tutto diverso da una democrazia
occidentale”.
Pescatori contrabbandieri. La provincia di Bassora è l’unico sbocco sul mare
dell’Iraq e attraverso i suoi porti passa gran parte del petrolio che viene
contrabbandato all’estero, verso Iran, Kuwait e Arabia Saudita. Gran parte di
questo traffico avviene per opera dei pescatori locali, che si stanno gettando
in massa in questa lucrosa attività, con cui riescono a ovviare alla povertà
diffusa. A Bassora, chiunque possieda un battello o una licenza di pesca riceve
dallo stato dei contributi per il carburante, che pagano circa cento dollari
alla tonnellata (mezzo centesimo di dollaro al litro) rispetto ai settecento
dollari, che è il normale prezzo di importazione. I pescatori rivendono
carburante sottocosto, prevalentemente alle navi cargo iraniane, guadagnando
4/500 dollari a tonnellata, un affare che alla lunga minaccia di distruggere
l’economia locale. Mutasam Akram, ministro del petrolio uscente, ha dichiarato
che questo tipo di contrabbando, insieme agli attacchi contro gli oleodotti,
nel 2004 è costato allo stato una cifra tra i cinque e i sette miliardi di
dollari. Secondo alcune inchieste in questi traffici sono coinvolti anche i
proprietari delle stazioni di rifornimento, oltre a elementi delle forze di
sicurezza e funzionari del ministero del Petrolio. Ma questi traffici sono
favoriti soprattutto dalla povertà della popolazione e dal clima di illegalità
diffusa. Uno dei capi della polizia di Bassora, Abdul Hadi Abdullah, ha
dichiarato di essere stato minacciato dalle famiglie dei pescatori che aveva
arrestato per contrabbando, mentre il maggiore Ahmed Assan, della guardia
costiera irachena, ha confessato di non essere in grado di contrastare i
pescatori contrabbandieri per mancanza di uomini, e soprattutto, di benzina per
le motovedette. Naoki Tomasini