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Seicentomila studenti,
liceali e universitari, occupano scuole, facoltà e strade per esigere
un’istruzione di qualità per tutti, con o senza soldi. E’ la mobilitazione più
massiccia da quando il Cile, uscendo dalla dittatura, ha imboccato la strada
della democrazia. E’ uno sciopero nazionale, che ha visto l’appoggio dei
professori e la simpatia della maggioranza dei partiti politici, tanto da
occupare le prime pagine dei giornali ed essere discusso nei dibattiti più
seri. E’ una protesta storica.
Braccio di ferro. Le negoziazioni fra gli
studenti e il governo non promettono niente di buono. Anzi, dopo la rottura
della prima tranche delle trattative, è stato ordinato un ulteriore incremento
della repressione, che è appunto sfociata nella mandata di arresti, per lo più
avvenuti di fronte alla Biblioteca Nazionale di Santiago, dove il ministro
dell’Educazione, Martin Zilic, stava ricevendo la delegazione degli studenti.
I
giovani non hanno accettato la proposta del governo: secondo loro, la Bachelet
non
ha nessuna intenzione di trovare una soluzione al problema, bensì
solo diluirlo.
In attesa. L’intero Cile si
sta commuovendo di fronte a questa immane protesta sociale. Ma il
governo farà
qualcosa? “Sarebbe sufficiente spostare una parte del Pil sullo stato
sociale,
magari sottraendola a quel pozzo nero che sono le forze armate più
costose del
continente – ha commentato Gennaro Carotenuto, studioso di politica
internazionale – Sono 180 anni che il Cile è il paese latinoamericano
che spende più soldi
nel proprio esercito. Nella regione più pacifica del mondo, l’America
Latina,
che investe appena l’1,5 percento in difesa, il Cile è storicamente l’eccezione
ed oggi
spende quasi il triplo della media, superando il 4,1 percento. L’esercito che
fu di
Pinochet è da sempre armato fino ai denti. Da sempre una quota
consistente dei
guadagni del rame finisce direttamente nelle tasche dello stato
maggiore cileno
per fare shopping degli armamenti più sofisticati. Michelle Bachelet,
già come
ministra della difesa, non fece eccezione: comprò dieci F16
modernissimi (2
miliardi di dollari di commessa) più altri 18 seminuovi, dando al Cile
il
dominio assoluto dei cieli nella regione. Trecento carri armati Leopard
II, 284
Leopard I, più altri 200 di fabbricazione francese e statunitense lo
rendono
incomparabilmente più forte sul terreno rispetto ai paesi che lo
circondano.
Sul mare, nel solo 2005, sono arrivate tre fregate Spruance
armate
con
i famigerati
missili Tomahawk. Quattrocentocinquanta milioni li ha spesi per 2
sottomarini,
altri 1.000
milioni
li ha stanziati da qui al 2010 per l'acquisto di elicotteri da guerra.
Tutti i
paesi confinanti con il Cile si attestano sulle pacifiche medie
continentali,
il Perù spende l'1,6 percento del Pil in difesa, come la Bolivia,
l´Argentina
l´1,4 percento”. Eppure,
secondo Carotenuto, la Bachelet, anche se fosse animata dalle migliori
intenzioni, non ha e non avrà il potere di cambiare lo stato delle
cose. Il concetto di gratuito, che sta alla base delle proteste di
questi
giorni,
presuppone decisione economiche e politiche sociali che a questo Cile
non
appartengono.
Stella Spinelli