01/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Seicentomila studenti in piazza per chiedere un'istruzione di qualità gratuita
studenti cileni protestanoSeicentomila studenti, liceali e universitari, occupano scuole, facoltà e strade per esigere un’istruzione di qualità per tutti, con o senza soldi. E’ la mobilitazione più massiccia da quando il Cile, uscendo dalla dittatura, ha imboccato la strada della democrazia. E’ uno sciopero nazionale, che ha visto l’appoggio dei professori e la simpatia della maggioranza dei partiti politici, tanto da occupare le prime pagine dei giornali ed essere discusso nei dibattiti più seri. E’ una protesta storica.
 
Dal 1972. I ragazzi si sono scatenati in manifestazioni a suon di canti e slogan, contro le quali il governo ha dispiegato ingenti forze di polizia. Il risultato: 373 detenuti e 14 feriti. Si tratta di 9 poliziotti e 5 giornalisti colpiti nella foga della folla. Quasi la metà degli istituti scolastici secondari pubblici cileni è coinvolta nell’occupazione. Appoggio anche da parte dei privati: centomila ragazzi si sono uniti alla manifestazione, trasformandola nella più grande dal 1972 a oggi. E’ anche il primo conflitto sociale che il governo della socialista Michelle Bachelet si trova ad affrontare.
 
studente picchiato dalla poliziaBraccio di ferro. Le negoziazioni fra gli studenti e il governo non promettono niente di buono. Anzi, dopo la rottura della prima tranche delle trattative, è stato ordinato un ulteriore incremento della repressione, che è appunto sfociata nella mandata di arresti, per lo più avvenuti di fronte alla Biblioteca Nazionale di Santiago, dove il ministro dell’Educazione, Martin Zilic, stava ricevendo la delegazione degli studenti. I giovani non hanno accettato la proposta del governo: secondo loro, la Bachelet non ha nessuna intenzione di trovare una soluzione al problema, bensì solo diluirlo.
Gli studenti si sono presentati alla tavola delle trattative per invito del governo, ma si sono trovati di fronte un muro di se e di ma. Da qui la decisione di espandere la mobilitazione, coinvolgendo compagni, professori, funzionari, operatori e organizzazioni della società civile.
 
Le richieste. Secondo alcuni sondaggi, il 69 percento dei cileni considera legittime le loro richieste: mezzi pubblici totalmente gratuiti; nessuna tassa sulla prova d’ingresso alle università; la modifica completa della giornata scolastica; e la riforma di una legge ereditata dalla dittatura dei Pinochet, la cosiddetta Legge organica costituzionale di assegnazione, che in 16 anni di governi democratici non è mai stata cambiata per la mancanza della maggioranza parlamentare. In poche parole: un’educazione di qualità per tutti, senza distinzione di classe in un Paese profondamente classista.
 
Mani alzate degli studenti in segno di paceIn attesa. L’intero Cile si sta commuovendo di fronte a questa immane protesta sociale. Ma il governo farà qualcosa? “Sarebbe sufficiente spostare una parte del Pil sullo stato sociale, magari sottraendola a quel pozzo nero che sono le forze armate più costose del continente – ha commentato Gennaro Carotenuto, studioso di politica internazionale – Sono 180 anni che il Cile è il paese latinoamericano che spende più soldi nel proprio esercito. Nella regione più pacifica del mondo, l’America Latina, che investe appena l’1,5 percento in difesa, il Cile è storicamente l’eccezione ed oggi spende quasi il triplo della media, superando il 4,1 percento. L’esercito che fu di Pinochet è da sempre armato fino ai denti. Da sempre una quota consistente dei guadagni del rame finisce direttamente nelle tasche dello stato maggiore cileno per fare shopping degli armamenti più sofisticati. Michelle Bachelet, già come ministra della difesa, non fece eccezione: comprò dieci F16 modernissimi (2 miliardi di dollari di commessa) più altri 18 seminuovi, dando al Cile il dominio assoluto dei cieli nella regione. Trecento carri armati Leopard II, 284 Leopard I, più altri 200 di fabbricazione francese e statunitense lo rendono incomparabilmente più forte sul terreno rispetto ai paesi che lo circondano. Sul mare, nel solo 2005, sono arrivate tre fregate Spruance studentessa tenuta su a sovrastare la folla di studenti mobilitatiarmate con i famigerati missili Tomahawk. Quattrocentocinquanta milioni li ha spesi per 2 sottomarini, altri 1.000 milioni li ha stanziati da qui al 2010 per l'acquisto di elicotteri da guerra. Tutti i paesi confinanti con il Cile si attestano sulle pacifiche medie continentali, il Perù spende l'1,6 percento del Pil in difesa, come la Bolivia, l´Argentina l´1,4 percento”. Eppure, secondo Carotenuto, la Bachelet, anche se fosse animata dalle migliori intenzioni, non ha e non avrà il potere di cambiare lo stato delle cose. Il concetto di gratuito, che sta alla base delle proteste di questi giorni, presuppone decisione economiche e politiche sociali che a questo Cile non appartengono.

Stella Spinelli

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