01/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un circo pieno di bambini di strada che imparano un mestiere e a guardare la vita con speranza
Bambini del circo, con nastri coloratiUn tendone a strisce gialle, rosse e blu campeggia sulla spiaggia di Tapuà. I suoi colori sgargianti spiccano a contrasto con l’azzurro cielo della profumata Salvador da Bahia, la culla della cultura afrobrasiliana. È un circo, come tanti, ma solo in apparenza.
 
A scuola di circo. Si chiama Circo Picolino. Lì sotto esperti circensi danno la possibilità di imparare un mestiere, divertendosi. È una scuola, un scuola circense. Su trapezi e monociclo, su corde e materassi bambini senza futuro si aggrappano alla speranza, meninos da rua afferrano la loro unica possibilità di riscatto. Nato per insegnare ai ragazzi della classe media a diventare clown e giocolieri, grazie all’intervento di una Ong fiorentina, Agata Smeralda, si è aperto ad accogliere i minori strappati dalla strada, feriti dalla vita, violentati dalla brutalità. Sì perché in Brasile, cinquecentomila bambini, poveri e soli, subiscono abusi sessuali. E i loro carnefici sono perlopiù turisti in cerca di evasione, per la maggioranza europei, e in buona parte italiani. Uomini che per un mucchio di miseri reais comprano i corpi di quei disperati, affamati e senza casa, per poi tornarsene alle proprie realtà con abbronzature da sogno e la trasgressione appagata.
 
Bambino cammina sconsolato per le favelas di una città brasilianaL'idea. Togliere un bambino dalla vita in strada è arduo. La libertà totale si scontra con le regole sociali e chiuderli in aule scolastiche e in collegi con le inferriate equivale a ucciderli. Per questo “Agata Smeralda” ha pensato al circo. E in particolare al “Picolino”, dove le gabbie e gli animali sono bandite. Un luogo ideale per poter sfogare l’esuberanza, l’irruenza, l’agitazione di bambini cresciuti senza briglie né affetto. Un luogo ideale dove incanalarne le energie e dar loro una chance.
 
Una rivelazione. Tre volte a settimana, centoventi ragazzi vanno a scuola di circo. Imparano a contorcersi e a stare in bilico su una corda. Fanno i giocolieri e trapezisti. E gli organizzatori l’hanno definita una rivelazione: “Questa esperienza ha cambiato le loro vite. Erano i più indisciplinati e avevano molte difficoltà di inserimento scolastico. Adesso sono i pilastri della scuola e del quartiere. Sono diventati una sorta di punto di riferimento, capaci di assumersi responsabilità. Sanno organizzare, coinvolgere. Sono loro adesso che invogliano gli altri compagni a studiare”. Qual è il segreto? La concentrazione e la disciplina, piloni fondamentali dell’arte circense e passi basilari verso l’autostima.
E per i più talentuosi, questa passione è diventata un mestiere. Qualcuno è stato assunto e ora ha vitto e alloggio e la prospettiva di diventare a sua volta istruttore per bambini in cerca di speranza. In venti lo sono già diventati.
 
Bambine con cappelli colorati, ridono spensierateRinascere su un trapezio. Il Circo Picolino si è trasformato dunque nella fabbrica dei sogni, grazie al Progetto Agata Smeralda, sostenuto da Unicoop Firenze, Arci e Centri Missionari, che con l’iniziativa “Un cuore si scioglie” hanno racimolato circa duemila adozioni a distanza, che assicurano ad altrettanti bambini scuola, libri, abiti, viveri e spazi gioco. Per qualcuno il circo. “Quel circo è straordinario – ha raccontato padre Miguel Ramon, presidente del progetto Agata Smeralda – Ho visto bambine disperate, vittime di abusi in famiglia, chiuse in se stesse fino al mutismo, rinascere su un trapezio. Il circo significa crescita, disciplina, rispetto degli altri, applicazione”. 

Stella Spinelli

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