Un circo pieno di bambini di strada che imparano un mestiere e a guardare la vita con speranza

Un tendone a strisce gialle,
rosse e blu campeggia sulla spiaggia di Tapuà. I suoi colori sgargianti
spiccano a contrasto con l’azzurro cielo della profumata Salvador da Bahia, la
culla della cultura afrobrasiliana. È un circo, come tanti, ma solo in apparenza.
A scuola di circo. Si chiama Circo Picolino. Lì
sotto esperti circensi danno la possibilità di imparare un mestiere,
divertendosi. È una scuola, un scuola circense. Su trapezi e monociclo, su
corde e materassi bambini senza futuro si aggrappano alla speranza, meninos da
rua afferrano la loro unica possibilità di riscatto. Nato per insegnare ai
ragazzi della classe media a diventare clown e giocolieri, grazie
all’intervento di una Ong fiorentina,
Agata Smeralda, si è aperto ad accogliere
i minori strappati dalla strada, feriti dalla vita, violentati dalla brutalità.
Sì perché in Brasile, cinquecentomila bambini, poveri e soli, subiscono abusi
sessuali. E i loro carnefici sono perlopiù turisti in cerca di evasione, per la
maggioranza europei, e in buona parte italiani. Uomini che per un mucchio di
miseri reais comprano i corpi di quei disperati, affamati e senza casa, per poi
tornarsene alle proprie realtà con abbronzature da sogno e la trasgressione
appagata.
L'idea. Togliere un bambino dalla vita
in strada è arduo. La libertà totale si scontra con le regole sociali e
chiuderli in aule scolastiche e in collegi con le inferriate equivale a
ucciderli. Per questo “Agata Smeralda” ha pensato al circo. E in particolare al
“Picolino”, dove le gabbie e gli animali sono bandite. Un luogo ideale per
poter sfogare l’esuberanza, l’irruenza, l’agitazione di bambini cresciuti senza
briglie né affetto. Un luogo ideale dove incanalarne le energie e dar loro una
chance.
Una rivelazione. Tre volte a settimana,
centoventi ragazzi vanno a scuola di circo. Imparano a contorcersi e a stare in
bilico su una corda. Fanno i giocolieri e trapezisti. E gli organizzatori
l’hanno definita una rivelazione: “Questa esperienza ha cambiato le loro vite.
Erano i più indisciplinati e avevano molte difficoltà di inserimento scolastico.
Adesso sono i pilastri della scuola e del quartiere. Sono diventati una sorta
di punto di riferimento, capaci di assumersi responsabilità. Sanno organizzare,
coinvolgere. Sono loro adesso che invogliano gli altri compagni a studiare”.
Qual è il segreto? La concentrazione e la disciplina, piloni fondamentali
dell’arte circense e passi basilari verso l’autostima.
E per i più talentuosi, questa
passione è diventata un mestiere. Qualcuno è stato assunto e ora ha vitto e
alloggio e la prospettiva di diventare a sua volta istruttore per bambini in
cerca di speranza. In venti lo sono già diventati.
Rinascere su un trapezio. Il Circo Picolino si è trasformato dunque nella
fabbrica dei sogni, grazie al Progetto Agata Smeralda, sostenuto da Unicoop
Firenze, Arci e Centri Missionari, che con l’iniziativa “Un cuore si scioglie”
hanno racimolato circa duemila adozioni a distanza, che assicurano ad
altrettanti bambini scuola, libri, abiti, viveri e spazi gioco. Per qualcuno il
circo. “Quel circo è straordinario – ha raccontato padre Miguel Ramon,
presidente del progetto Agata Smeralda – Ho visto bambine disperate, vittime di
abusi in famiglia, chiuse in se stesse fino al mutismo, rinascere su un
trapezio. Il circo significa crescita, disciplina, rispetto degli altri,
applicazione”.