31/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Spagna chiede e ottiene la collaborazione degli stati Ue per blindare le Canarie dai migranti
La lista della spesa è stringata, ma costosa: 5 unità navali, 5 elicotteri e un piano concordato per il controllo e lo smaltimento dei migranti approdati alle isole Canarie. La richiesta, destinata ai paesi membri dell’Unione Europea, proviene dalla Spagna, che si trova esposta, con il suo arcipelago all’estremità meridionale dell’Unione, ai costanti sbarchi di clandestini sulle sue coste.
 
Un conto salato. Da tempo la cosiddetta frontiera sud dell’Europa non è più un problema dei singoli stati e la Spagna, come l’Italia e la Grecia, non ha alcuna intenzione di sopportare da sola i costi della vigilanza. I paesi dell’Unione, a loro volta ossessionati dall’immigrazione, hanno recepito e nove di loro (Austria, Francia, Germania, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Portogallo e Paesi Bassi) hanno già assicurato la loro adesione. Lo ha reso noto il ministro degli Interni spagnolo, al termine di un incontro con i partner dell’Unione a Madrid, e il mese prossimo verranno chiarite le parti e le singole competenze dell’accordo. Una cooperazione al contrario quindi: non più i paesi ricchi che favoriscono lo sviluppo dei paesi più sfortunati, ma una strategia comune per rendere sempre più l’Europa una fortezza preclusa ai gruppi di disperati che tentano di raggiungere le coste europee in fuga da guerre e carestie, in cerca di una vita migliore.
I punti d’ingresso in Europa dei migranti sono sostanzialmente tre: dalla Turchia alla Grecia, dalla Libia all’Italia e dal Marocco alla Spagna. In particolare, per la minima distanza che separa il Marocco dalla penisola iberica ( i 14 chilometri dello Stretto di Gibilterra, i 100 chilometri dalla costa africana alle isole Canarie e la rete metallica attorno alle due enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco), la Spagna è una delle mete privilegiate delle rotte dei migranti.
 
migranti a fuerteventuraLe Canarie, porta d’ingresso all’Europa. Con la progressiva militarizzazione dello Stretto di Gibilterra e delle enclavi di Ceuta e Melilla, la rotta verso le Canarie è diventata la più battuta. L’arcipelago, che ogni anno è la meta turistica prediletta da più di 10 milioni di persone, è diventato l’avamposto dell’Unione Europea e delle sue politiche restrittive sull’immigrazione. Una sorta di frontiera collettiva per tutti i membri dell’Unione. Per dare un’idea dei flussi migratori che investono le Canarie, a marzo scorso, la Guardia Civil spagnola ha pubblicato un rapporto secondo il quale sarebbero tra i 1.200 e i 1.600 gli immigrati clandestini partiti dalla Mauritania e annegati in mare tentando di raggiungere l’arcipelago. La statistica è relativa solo agli ultimi 45 giorni del 2005. La stima è stata ricavata dal numero di migranti partiti ogni giorno dalla Mauritania tra novembre e metà dicembre 2005. Secondo le autorità spagnole, sarebbero partiti tra i 2.000 e i 2.500 migranti, ma solo 900 di loro sono arrivati a destinazione.
 
uno sbarco di clandestini a fuerteventuraTutti uniti contro la disperazione. Questo a causa delle forti correnti del tratto di mare, ma questa mattanza non è dovuta a cause naturali e chiama in causa la coscienza collettiva europea e la civiltà del diritto. Dopo l’accordo di Schengen, i migranti sono diventati tutti indistintamente criminali. Gli accordi tra gli stati dell’Unione prevedono un approccio sempre più militare e poliziesco a quello che è un problema sociale. Rispetto al problema non c’è nessuna differenza tra i governi europei, di destra o di sinistra, e il governo Zapatero ne è la dimostrazione. Tanto all’avanguardia rispetto ai diritti civili in patria, quanto spietato contro i migranti. Miguel Angel Moratinos, il ministro degli Esteri spagnolo, si è mosso da tempo per siglare una serie di accordi di cooperazione con i paesi africani disposti a riaccogliere i migranti espulsi dalla Spagna. Senza badare troppo al fatto che nella maggior parte dei casi parliamo di paesi dove non vengono rispettati i diritti umani. Il governo di Madrid, nei giorni scorsi, ha presentato il cosiddetto Piano Africa per far fronte ai flussi di migranti, che prevede la collaborazione spagnola con le autorità dei singoli paesi africani per il controllo delle persone in uscita dal paese, e ha invocato l'aiuto dell'Unione europea. A quel punto, come abbiamo visto, l’Unione ha assicurato un aiuto alla Spagna, come se fossimo in guerra e come se uno stato europeo fosse sotto attacco di un esercito nemico, e non di migliaia di disperati. 

Christian Elia

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