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Un conto salato. Da tempo la cosiddetta frontiera sud
dell’Europa non è più un problema dei singoli stati e la Spagna, come l’Italia
e la Grecia, non ha alcuna intenzione di sopportare da sola i costi della
vigilanza. I paesi dell’Unione, a loro volta ossessionati dall’immigrazione,
hanno recepito e nove di loro (Austria, Francia, Germania, Finlandia, Gran
Bretagna, Grecia, Italia, Portogallo e Paesi Bassi) hanno già assicurato la
loro adesione. Lo ha reso noto il ministro degli Interni spagnolo, al termine
di un incontro con i partner dell’Unione a Madrid, e il mese prossimo verranno
chiarite le parti e le singole competenze dell’accordo. Una cooperazione al
contrario quindi: non più i paesi ricchi che favoriscono lo sviluppo dei paesi
più sfortunati, ma una strategia comune per rendere sempre più l’Europa una
fortezza preclusa ai gruppi di disperati che tentano di raggiungere le coste
europee in fuga da guerre e carestie, in cerca di una vita migliore.
Le Canarie, porta d’ingresso all’Europa. Con la
progressiva militarizzazione dello Stretto di Gibilterra e delle enclavi di
Ceuta e Melilla, la rotta verso le Canarie è diventata la più battuta.
L’arcipelago, che ogni anno è la meta turistica prediletta da più di 10 milioni
di persone, è diventato l’avamposto dell’Unione Europea e delle sue politiche
restrittive sull’immigrazione. Una sorta di frontiera collettiva per tutti i
membri dell’Unione. Per dare un’idea dei flussi migratori che investono le
Canarie, a marzo scorso, la Guardia Civil spagnola ha pubblicato un rapporto
secondo il quale sarebbero tra i 1.200 e i 1.600 gli immigrati clandestini
partiti dalla Mauritania e annegati in mare tentando di raggiungere
l’arcipelago. La statistica è relativa solo agli ultimi 45 giorni del 2005. La
stima è stata ricavata dal numero di migranti partiti ogni giorno dalla
Mauritania tra novembre e metà dicembre 2005. Secondo le autorità spagnole,
sarebbero partiti tra i 2.000 e i 2.500 migranti, ma solo 900 di loro sono
arrivati a destinazione.
Tutti uniti contro la disperazione. Questo a
causa delle forti correnti del tratto di mare, ma questa mattanza non è dovuta
a cause naturali e chiama in causa la coscienza collettiva europea e la civiltà
del diritto. Dopo l’accordo di Schengen, i migranti sono diventati tutti
indistintamente criminali. Gli accordi tra gli stati dell’Unione prevedono un
approccio sempre più militare e poliziesco a quello che è un problema sociale.
Rispetto al problema non c’è nessuna differenza tra i governi europei, di
destra o di sinistra, e il governo Zapatero ne è la dimostrazione. Tanto
all’avanguardia rispetto ai diritti civili in patria, quanto spietato contro i
migranti. Miguel Angel Moratinos, il ministro degli Esteri spagnolo, si è mosso
da tempo per siglare una serie di accordi di cooperazione con i paesi africani
disposti a riaccogliere i migranti espulsi dalla Spagna. Senza badare troppo al
fatto che nella maggior parte dei casi parliamo di paesi dove non vengono
rispettati i diritti umani. Il governo di Madrid, nei giorni scorsi, ha
presentato il cosiddetto Piano Africa per far fronte ai flussi di migranti, che
prevede la collaborazione spagnola con le autorità dei singoli paesi africani
per il controllo delle persone in uscita dal paese, e ha invocato l'aiuto
dell'Unione europea. A quel punto, come abbiamo visto, l’Unione ha assicurato
un aiuto alla Spagna, come se fossimo in guerra e come se uno stato europeo
fosse sotto attacco di un esercito nemico, e non di migliaia di disperati. Christian Elia