Discriminazione di genere e apartheid sono le pietre angolari del regime iraniano
Quando si ha a che fare con
l’islam, coi paesi islamici o i musulmani in Europa e in occidente, occorre
focalizzarsi sulla comparsa e l’ascesa del fondamentalismo. Il fondamentalismo
non è solo una barriera sulla strada dell’uguaglianza, ma mette a rischio i
progressi raggiunti nel secolo scorso dai movimenti delle donne, perché
discriminazione di genere e apartheid sono le pietre angolari dell’ideologia
fondamentalista.

Il
fondamentalismo islamico in Iran si caratterizza per essere la stessa ragion
d’essere di questo regime. Ma oggi è in considerevole aumento in diversi paesi
anche in Europa. Nei paesi occidentali, i fondamentalisti islamici tentano di
far emergere un falso confronto fra le culture islamica e occidentale. Le
condizioni delle donne musulmane in alcuni di questi sono veramente scioccanti.
Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile che alcune donne musulmane in
Francia fossero disposte a mettere a repentaglio la propria vita piuttosto che
farsi visitare da un medico maschio. Oggi ci troviamo sempre più spesso di
fronte a fenomeni di questo tipo: in assenza di un’alternativa praticabile,
molte musulmane nei paesi occidentali stanno abbracciando le concezioni del
fondamentalismo Islamico. Voglio sottolineare che questa pratica è del tutto
contraria agli insegnamenti islamici, poiché esiste un chiaro principio
nell’Islam che afferma che il proprio medico, che sia uomo o donna, va
considerato come un fratello o una sorella. Questi fondamentalisti, sia in Iran
che in Europa, perseguono lo stesso scopo: confinare la donna nelle mura
domestiche ed escluderla dalla vita sociale e politica.
In
quanto donna Iraniana e musulmana, descriverò i fondamentalisti Islamici
attraverso ciò che è accaduto in Iran. Quando i Mullah salirono al potere, si
confrontarono con l’enorme energia scaturita dalla rivoluzione del ‘79 e con
il forte desiderio degli Iraniani di
cambiare il vecchio ordine. Fecero affidamento sulla discriminazione di genere
e la misoginia al fine di sopprimere e contenere questa energia. Diedero
impulso ai desideri sinistri dei propri agenti e di quelle forze che potevano
essere placate solo dalla differenza di genere e dal possesso delle donne, li
trasformarono nella fonte del potere e in impeto alla repressione
generalizzata: agirono a briglie sciolte in svariati assalti e aggressioni
contro le donne. In apparenza, i mullah si vantano delle loro religiosità,
virtù e castità. Ma dietro questa demagogia c’è una forza sinistra che forma la
volontà di repressione: il desiderio di possedere e devastare. Questa è l’essenza della misoginia che viene messa in
atto sotto il manto delle leggi e degli editti religiosi. Date uno sguardo alle
forze di repressione del regime: l’ufficio anti-vizio, l’agenzia per ingiungere
il bene e vietare il male, la forza paramilitare Bassij, le pattuglie della
castità, ecc.. tutte queste hanno il compito di attaccare le donne. Ciò che
distingue la repressione fondamentalista da altre dittature è il suo intervento
negli aspetti più minuti e privati della vita delle persone. Ciò fa sì che la
repressione permei profondamente la società. La giustificazione proposta è
l’espansione della legge della sharia e della fiqh (giurisprudenza) fin negli
aspetti più privati della condotta. I
raid delle Guardie Rivoluzionarie e delle forze Bassiji all’interno di feste
private, l’inquisizione nelle strade e altre misure repressive vengono
giustificate come tentativi per controllare le donne e le loro relazioni con
gli uomini basati sula sharia dei mullah. Se la misoginia fosse respinta, i
pretesti e la sovrastruttura religiosa costruiti su di essa non avrebbero più
ragione d’essere. La legge dei mullah e dei fondamentalisti non avrebbe più
basi teoriche. Ciò che rimarrebbe sarebbe uno stato di polizia militare, simile
ad altre dittature, privo di qualsiasi giustificazione religiosa.

Gettiamo uno sguardo alla
società iraniana attraverso le cifre rese pubbliche dai media ufficiali. Nello
scorso anno, almeno 4 donne sono state impiccate in pubblico. 8 sono nel
braccio della morte. Recentemente, una donna di nome è Fatima, è stata
condannata alla lapidazione perché riconosciuta rea di adulterio. Circa il 25%
dei detenuti nel paese sono sotto i 25 anni di età. Più di 12 milioni di Iraniani
vivono in povertà assoluta e le donne costituiscono il 70% di questo totale. 54
delitti di onore sono stati registrati all’interno di una sola provincia
Iraniana lo scorso anno. Il numero di tossicodipendenti nella popolazione
studentesca fluttua fra 500 mila e 2 milioni. Il grande margine fra queste
cifre è indicativo della negligenza sulla questione. La tendenza al consumo di
narcotici fra le giovani donne è molto alta: ci sono 1200000 bambini che vivono
con genitori tossicodipendenti. La ragazze fuggite di casa sono seriamente a
rischio di tossicodipendenza. Il tasso di suicidi fra i 15 ed i 19 anni risulta
più alto fra le ragazze. Il numero di quelle che scappano di casa aumenta annualmente del 23%. 4 mila ragazze
a Teheran trascorrono la notte per
strada. Si stima che ci siano almeno 300 mila ragazze scappate di casa in Iran.
Tutti i mesi, una media di 45 ragazze Iraniane, di età compresa fra 16 e 25
anni, vengono portate a Karachi, in Pakistan, per essere vendute come schiave
del sesso. Inchieste apparse sui giornali di Teheran rivelano che anziani
appartenenti al governo sono stati coinvolti nella tratta delle donne.
Nell’arco di 34 anni il numero delle prostitute in Iran è cresciuto 194 volte.
Tutto ciò mentre l’età media della prostituzione in Iran si sta abbassando: in
7 anni è scesa da 28 a 20 anni.
I
mullah anno dopo anno, hanno irrigidito le leggi misogine finché la
discriminazione di genere è divenuta il pilastro di tutti i rapporti sociali e
della legge di stato. Inoltre, ciò che accade alle donne nei tribunali, nelle
stazioni di polizia, sul posto di lavoro e a casa è ancora più ostile di ciò
che sancisce la legge. A Febbraio 2005 la professoressa Yakin Erturk, della
Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite in materia di violenza contro
le donne, ha reso noto che diverse
donne sono state condannate a morte sulla base di testimonianze
inaccurate e che, in molti casi, quelle che hanno sporto denuncia sono state
maltrattate. Ribadisco che nessuna delle leggi misogine dei mullah è
compatibile con l’Islam autentico. Sono il prodotto della perversa
interpretazione dei mullah che hanno abusato dei versi allegorici del Corano.
Il Corano consiste in 114 capitoli e 6234 versi, in oltre il 90% di quali non
viene fatta alcuna distinzione tra donne e uomini. I mullah hanno ripreso leggi
di 14 secoli fa, come il diritto delle donne a ereditare solo metà di quanto
spetta agli uomini o il fatto che la testimonianza di un uomo equivale a quella
di due donne, come basi delle leggi per il ventunesimo secolo.

Ora,
com’è possibile affrontare il fondamentalismo Islamico e opporvisi senza
ignorare 1,6 miliardi di musulmani nel mondo? Penso che la risposta sia l’Islam
democratico. Ritengo che la linea di distinzione fra l’Islam democratico e il
fondamentalismo si giochi soprattutto attorno alle donne. L’Islam democratico
enfatizza la pari dignità fra donne e uomini. Esistono molte differenze fra
questi due Islam in aree quali il sistema dei valori, i peccati capitali e
personali, ma una delle più importanti risiede nella posizione delle donne
all’interno della leadership politica e giudiziaria. É una questione di
primaria importanza, dato che utilizzando una certa interpretazione dell’Islam
si è tentato di allontanare le donne dai ruoli attivi nella società e nella
politica. La donne in Iran non hanno mai accettato l’interpretazione
fondamentalista e hanno sempre sfidato la legge dei mullah. Ecco perché, delle
120 mila esecuzioni avvenute dal 1979 a oggi, un terzo sono state di donne.
Molte di queste, musulmane praticanti, sono state torturate e violentate nelle
prigioni e nelle celle sotterranee. L’esperienza dimostra che, al contrario di
ciò che pensano certi governi occidentali, la politica di accordi con i mullah
o la guerra non è la risposta. Esiste un’altra soluzione: un reale cambiamento
messo in atto dal popolo Iraniano, che può essere realizzato solo attraverso il
ruolo attivo delle donne. Questa forza sarà la base per la sconfitta del
fondamentalismo Islamico.