01/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il lavoro di un’associazione per i diritti degli omosessuali in Libano
Lo scenario era quello di un vertice politico ai massimi livelli: un albergo di lusso sul lungomare di Beirut, polizia schierata all’ingresso e controlli molto severi su chi entrava e chi usciva. Ma non c’erano capi di Stato o di governo da proteggere. Era solo la conferenza annuale dell’associazione Helem.
 
la locandina di una delle iniziative di helemL’unione fa la forza. Helem è un’associazione libanese, in arabo è l’acronimo di Protezione Libanese di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Una tre giorni di lavori, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, conclusasi la settimana scorsa, per riflettere sulla condizione degli omosessuali nel mondo arabo e islamico. La giornata è stata istituita per commemorare la tardiva decisione, avvenuta solo nel 1990, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di rimuovere l’omosessualità dalla lista dei ‘disturbi mentali’. Un elemento sul quale riflettere, prima di lanciarsi in retoriche accuse di omofobia verso i paesi arabi e islamici. Ma se quella che viene ritenuta una delle più autorevoli istituzioni scientifiche al mondo ha preso coscienza del suo errore solo nel 1990, essere omosessuali in alcuni paesi non è facile e Helem è nata per difendere il diritto di essere liberi di amare ed è stata la prima organizzazione di questo genere nel mondo arabo. “Molte persone in Libano sono ancora convinte che l’omosessualità sia un male da curare”, dice alla Bbc George Azzi, il coordinatore di Helem. “Un’occasione come questa serve per far capire a tutti cos’è l’omosessualità e in effetti molte cose stanno cambiando, soprattutto a Beirut, gli omosessuali cominciano a essere sempre più accettati e Helem guadagna ogni giorno più rispetto”.
 
georges azzi di helemUna dura lotta. Quello appena concluso è stato il secondo evento pubblico di Helem e, rispetto al primo, ha segnato un notevole incremento di presenze. Helem è tollerata dal governo libanese che, alla richiesta di costituirsi in associazione, non ha mai risposto: un modo pragmatico di non autorizzare qualcosa, senza però impedirlo. Secondo il codice penale libanese, e in particolare ai sensi dell’art.534, l’omosessualità in Libano è un reato punibile con un anno di carcere. Per questo motivo, molti dei partecipanti alla manifestazione non hanno voluto essere fotografati. L’obiettivo più importante che Helem si è data al termine del congresso è stato proprio quello della battaglia per abrogare questa norma dal codice penale. “E’stato molto duro per noi all’inizio”, racconta Azzi, “ma abbiamo ricevuto un grande sostegno da una serie di ong e di associazioni. Questo è stato importantissimo per tutti quelli che hanno ancora il terrore di dichiararsi pubblicamente omosessuali, in una società patriarcale come la nostra, e sono molti i politici che ci appoggiano, ma solo in modo informale perché il potere religioso è ancora molto forte in Libano”. Ma Helem si batte con coraggio e, a luglio dello scorso anno, ha fondato Barra, rivista trimestrale omosessuale, la prima del suo genere per il mondo arabo, come l’associazione. Il Libano resta uno dei paesi del mondo arabo più liberali in materia, mentre la cronaca riporta casi allarmanti negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Egitto e altrove. Ma Helem potrebbe essere il segno che qualcosa è cambiato.

Christian Elia

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