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Schiavitù. In Mauritania, la schiavitù è un fenomeno antichissimo, che
colpisce principalmente le comunità nere. Né il regime coloniale francese, né
l’indipendenza ottenuta nel 1960 hanno cambiato nulla: nonostante due condanne
ufficiali del governo (una all’indomani dell’indipendenza e una nel 1980), la
schiavitù è rimasta per decenni un tabù. I vari governi che si sono succeduti
hanno sempre preferito non trattare la questione, anche perché rimaneva più
conveniente appoggiarsi ai tradizionali capi delle comunità nomadi, senza
sconvolgere equilibri che avrebbero potuto avere effetti negativi a livello di
stabilità interna. Morale della favola, gli schiavi sono rimasti tali. Per
loro, l’unica possibilità di una vita migliore rimane la fuga dai loro padroni.
Ma nonostante una maggiore sensibilizzazione al problema, chi scappa non riceve
assistenza dalle autorità.
Segnali incoraggianti. Anche per questo, la condanna pronunciata
dal presidente Vall, che ha promesso di combattere ogni forma di schiavitù, è
un precedente importante. Che potrebbe portare a un maggiori impegno delle
autorità nell’eradicare il fenomeno, dopo che la giunta militare provvisoria,
salita al potere la scorsa estate, ha già affrontato alcuni dei problemi più
pressanti lasciati in eredità dal deposto presidente Mohammed Ould Taya. In
particolare quello delle libertà politiche, con la scarcerazione di centinaia
di detenuti e il ritorno dall’esilio dei leader dell’opposizione. Ora, alle
parole dovranno seguire i fatti. “Il presidente ha in effetti stabilito un
precedente importante”, dichiara a PeaceReporter
Lazare Haidalla, membro dell’ong mauritana Stop
Esclavage. “Ma il vero problema è un altro. Per eliminare la schiavitù,
bisogna modificare il tessuto sociale, e questo implica un miglioramento
dell’economia. Da questo punto di vista, la Mauritania ha ancora tanta strada
da fare”.
Il
futuro. Le buone notizie arrivano dal fronte politico: dopo
aver rovesciato, il 3 agosto scorso, con un golpe incruento l’ormai screditato
presidente Taya, la giunta militare presieduta da Vall si è data due anni di
tempo per traghettare la Mauritania verso libere elezioni. Il 25 giugno
prossimo è previsto un referendum, che nelle intenzioni dovrebbe approvare
alcune modifiche costituzionali che riducono il mandato presidenziale e
concedono più poteri al Parlamento. Le elezioni politiche sono previste per
novembre, le presidenziali per marzo 2007. La comunità internazionale guarda
con curiosità all’operato della giunta, che finora ha mantenuto tutte le
promesse fatte. Di certo, gli schiavi della Mauritania si augurano che prosegua
su questa strada. Matteo Fagotto