31/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Boat people, attentati e trattative in stallo. Il conflitto irrisolto dello Sri Lanka
Scene di una guerra già vista, anche se ormai alcuni decenni fa, ma sempre in acque asiatiche. Persone che scappano con barche di fortuna sovraffollate e sotto ricatto di trafficanti senza scrupoli. Questa volta i boat people lasciano la costa settentrionale dello Sri Lanka per raggiungere lo stato meridionale indiano del Tamil Nadu, il lembo di terra più vicino all’isola, afflitta da un conflitto ultraventennale. Negli ultimi quattro mesi i profughi sono stati 1.200, lo dice l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, che teme per il destino di molte donne e bambini, facili prede di violenze e sfruttamento.
  Strage di civili
Strage di civili. I tentativi per far ripartire il processo di pace e per rendere effettivo il cessate il fuoco (proclamato nel 2002 e mai rispettato del tutto) fra ribelli delle Tigri tamil ed esercito singalese continuano tra ostacoli che si moltiplicano. Secondo la Missione internazionale di Monitoraggio della tregua guidata dalla Norvegia, da dicembre a oggi 600 persone sono morte in un’escalation di violenze che non ha risparmiato civili. L’ultimo tragico incidente è avvenuto proprio di recente, lunedì scorso, quando 12 muratori che lavoravano a un progetto pubblico sono stati rapiti nel villaggio di Mhasenpura, vicino alla città nord-orientale di Batticaloa, e poi uccisi a colpi d’arma da fuoco. A raccontarlo sono stati altri due lavoratori sopravvissuti, riusciti a scappare dai sequestratori nonostante le ferite.  
 
Esercito singaleseBando Ue. La strage non è stata rivendicata, ma secondo l’esercito l’hanno compiuta le Tigri, che sempre lunedì sono state inserite nella lista nera delle organizzazioni terroriste dell’Unione Europea. I venticinque stati dell’Ue di fatto congeleranno i fondi inviati alla guerriglia dai membri della diaspora tamil in Europa. Una misura simile a quella presa in precedenza da Washington per impedire alle Tigri l’accesso ad armi e soldi. Le conseguenze della decisione Ue non sono chiare, anche se i ribelli avevano fatto sapere che un bando contro di loro avrebbe potuto esacerbare il conflitto e allontanarli dal tavolo delle trattative.
 
Decisioni contraddittorie. Nelle stesse ore i ribelli hanno però dichiarato che parteciperanno in giugno ai colloqui di Oslo sulla sicurezza della Missione di Monitoraggio, colpita di recente da un attacco. Tre settimane fa i guerriglieri avevano assaltato un’imbarcazione della Marina cingalese con a bordo alcuni monitors stranieri, provocando la morte di 17 soldati. Un incontro che però, hanno tenuto a precisare i ribelli, non costituirà un secondo round delle trattative iniziate a febbraio a Ginevra.
  Conferenza di Tokyo
L’avvertimento dei donatori. Questa situazione di stallo non piace ai principali donatori internazionali dello Sri Lanka, capeggiati dal Giappone, che ieri alla conferenza di Tokyo hanno minacciato di togliere il loro sostegno economico qualora le violenze non si arresteranno. “Il nostro grande obiettivo è trovare misure per fermare il deterioramento della situazione in breve tempo”, ha detto il responsabile della divisione asiatica del ministero degli Esteri giapponese, Shinsuke Shimizu, che per far tornare le Tigri al tavolo delle trattative userà “il metodo del bastone e della carota: la carota è la discussione su come dovremo continuare l’assistenza, il bastone sono i colloqui su cosa la comunità internazionale può fare per aumentare la pressione sui ribelli, congelando innanzitutto i suoi fondi e impedendo loro di contrabbandare armi”.
 
 

Francesca Lancini

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