Mercoledì 17 maggio il senato statunitense, concentrato da settimane a discutere
la legge sulla regolamentazione dell’immigrazione, ha approvato l’ampliamento,
di 300 miglia, della barriera (in questo tratto costituita da tre strati di ostacoli)
che separa gli Usa dal Messico.
Negli Usa. Soddisfazione per la decisione (i voti a favore sono stati 83, i contrari 16)
è stata espressa dal senatore conservatore, Jeff Session, fautore dell’iniziativa
che tende a mettere un freno al massiccio afflusso illegale negli Usa di milioni
di cittadini sudamericani, soprattutto messicani. Il provvedimento, però, una
volta passato dal Senato alla Camera, potrebbe essere soggetto a sostanziali modifiche.
Dunque, questo angolo di mondo, passaggio obbligato per chi cerca fortuna negli
Usa e lungo il quale in molti (ogni anno) trovano la morte (per gli ostacoli del
deserto o perché vittime della polizia), è sempre più al centro dell’attenzione
dell’opinione pubblica.
Poche ore prima della decisione del senato di allungare il ‘muro’, il presidente
Usa, George W. Bush, aveva fatto sapere che sei mila uomini della Guardia Nazionale
(nei prossimi due anni se ne dovrebbero aggiungere altri) sarebbero stati inviati
al confine con il Messico per meglio pattugliare la regione, per cercare di colpire
duramente le organizzazioni di narcotrafficanti e evitare così un facile ingresso
in America ai gruppi terroristici internazionali, ammettendo che gli Usa “al momento
non hanno un controllo completo dei confini”. E il presidente Bush non si era
fermato a questo. Sempre più convinto di riuscire a trovare una soluzione al problema
immigrazione, aveva anche detto che il controllo della frontiera meridionale sarebbe
stato eseguito avvalendosi di strumenti tecnologicamente avanzati, come raggi
infrarossi, sensori di movimento e piccoli aerei spia, capaci di volare e controllare
il territorio senza il pilota.
Le azioni dei privati. Nel frattempo l’organizzazione Minuteman Project (che da tempo chiede al governo
di costruire un muro lungo i tremila chilometri di frontiera) è passata all’azione.
Nonostante Camera e Senato Usa non siano ancora d’accordo sul da farsi, i Minuteman
hanno iniziato la costruzione del muro in autonomia. Gli appartenenti all’organizzazione
patriottica Usa si sono dati appuntamento, durante il fine settimana, in una fattoria
privata del sud dell’Arizona, per iniziare la costruzione della barriera che,
per i responsabili dei Minuteman, dovrebbe contribuire a frenare l’immigrazione
illegale.
I portavoce dei Minuteman fanno sapere che una volta terminata, la nuova parte
di barriera costruita dai volontari coprirà una lunghezza di 16 chilometri, tutti
di proprietà privata. Sempre secondo quando riferito dai ‘guardiani volontari’,
si tratta della prima parte di muro costruita su un territorio privato e interamente
con finanziamenti giunti da privati cittadini.
Dal Messico. La reazione messicana a quella che all’inizio poteva sembrare una militarizzazione
di confini, non si è fatta attendere. In un comunicato ufficiale il ministro degli
Esteri, Ernesto Derbez, ha manifestato tutto il suo timore in merito all’invio
di tanti uomini della Guardia nazionale Usa a pattugliare la frontiera, esprimendo
perplessità sull’effettiva efficacia della misura.
Ma se da un lato il presidente Bush ha sbandierato la volontà di rafforzare le
misure di controllo alle frontiere, dall’altro si è detto possibilista sull’eventualità
di legalizzare la posizione dei cittadini irregolari che già si trovano negli
Usa (mossa molto apprezzata dai democratici), che sono tanto importanti per la
vita economica del paese. La proposta avanzata da Bush è quella di fornire permessi
di lavoro ‘a tempo’, in modo da convertire lavoratori illegali in contribuenti. Nei
punti base della riforma migratoria proposta dal presidente statunitense, inoltre,
è prevista anche la creazione di documenti di identità ad hoc, forniti di dati
biometrici, impossibili da falsificare e in grado in tempo reale di fornire informazioni
a un eventuale datore di lavoro sulla condizione sociale dell’immigrato che chiede
di essere assunto.