Sono passati dieci anni dalla fine della guerra
civile, che ha insanguinato il paese per 36 anni e che ha lasciato sul
campo
250mila morti, eppure in Guatemala si continua a morire ammazzati. Da
qualche giorno è stato
mobilitato perfino l'esercito per combattere
l'ondata di delinquenza e di omicidi che si sta verificando.
Nel solo 2005 si è registrata una media di 16 morti al giorno.
Responsabili delle violenze sono le gang giovanili, in lotta per il
controllo del traffico di droga e
armi. Sono tuttavia in molti a chiedersi se l'esercito, responsabile di
molti
episodi di violenza durante la lunga guerra civile (1960-1996), possa
riuscire
dove la polizia, caratterizzata da una profonda corruzione, ha fallito.
La speranza dei guatemaltechi di costruire un paese di pace e diritti
sta vacillando. Sebbene la violenza politica sia calata, quella comune
delle
mafie del narcotraffico regna sovrana e le vittime superano addirittura
i
bilanci del periodo di guerra. Secondo Louise Arbour, dell’Alto
Commissariato
delle Nazioni Unite, “nonostante gli sforzi del Governo dalla firma
della pace,
le riforme vanno avanti lentamente”. Al termine della sua visita
ufficiale nel
paese, ha denunciato come sia particolarmente preoccupante
l’insicurezza
cittadina, l’inoperosità del sistema di giustizia, la mancanza di
evoluzione
del processo di risarcimento alle vittime del conflitto armato e i
gravi
problemi socioeconomici attribuibili alla disoccupazione.
scritto per noi da
Mario Polanco*

Piogge torrenziali, innondazioni, terremoti,
alluvioni, città che rischiano di essere distrutte sono alcune delle notizie
che ascoltiamo e che rendono il Guatemala famoso agli occhi della comunità
internazionale. Sono conseguenze della forza della natura,
conseguenze che potrebbero essere evitate con ricerche più accurate o
investendo di più nella prevenzione, ma certo tutti sappiamo che possono
accadere indipendentemente dalla volontà del popolo del Guatemala.
A
parte i fenomeni naturali che comunque generano tanto dolore, però, il Guatemala
è
anche famoso nel mondo per la violenza diffusa, per il pericolo che i suoi
abitanti corrono ogni giorno solamente per essere nati in questo paese o per il fatto di viverci.
Le cause di questa violenza e insicurezza diffusa si devono ricercare nell'iniqua
distribuzione della ricchezza e nelle
poche tasse che pagano i grandi imprenditori. Lo Stato, non penalizzando gli evasori
fiscali e non
riscuotendo tasse dalla maggior parte della popolazione povera, non investe nel
sociale e permette che sempre più persone si arruolino in bande criminali.
Corruzione dilagante. Molte persone, nella maggior parte dei casi legate alle forze armate, si sono
messe al servizio del crimine organizzato
e ora sono capaci di minacciare e uccidere, attivisti
sociali, oppositori politici, professionisti o imprenditori.
Pochi giorni fa, un militante dell'ex rivoluzione, oggi convertito al partito
politico, è
stato catturato illegalmente ed è sparito nel nulla: si tratta
di Oscar Duarte, sequestrato dopo
essere stato tenuto d'occhio da uomini armati, che
guidavano un furgone dai vetri oscurati. Ora
Oscar si trova in un carcere clandestino, e probabilmente verrà
torturato, fisicamente e psicologicamente. I suoi familiari temono che
possa essere ucciso.
La storia di Oscar è solamente una delle
tante, simili, che accadono ogni
giorno in Guatemala: storie di libertà tolte, di vite distrutte, di pericoli dietro
l’angolo.
Fino
a ora sono 500 le persone brutalmente assassinate e la maggior parte di esse
sono state anche torturate prima di essere uccise.
Le donne continuano a essere vittime di
violenza non solo tra le mura di casa, ma anche a causa di gruppi di misogini
che si
divertono a ucciderle, sequestrarle, torturarle, violentarle e assassinarle.
Solamente
negli ultimi mesi di quest'anno, almeno 290 donne sono state vittime di queste
violenze.
Uscire dall'abisso. La risposta delle autorità è nulla nella
maggior parte dei casi, non esistono indagini e le poche che si sono
registrate
sono ostacolate all'interno dalla stessa Polizia Nazionale Civile
(Pnc), un'istituzione corrotta con infiltrazioni nel
crimine
organizzato.
Lo Stato non ha creato una politica di sicurezza
seria e oggettiva, e non può neanche denunciare i maggiori capi delle
organizzazioni criminali essendo questi coinvolti nelle più alte sfere del
governo.
Finchè non esisterà la volontà di combattere
il crimine organizzato, non si tenterà di abbattere il divario tra estrema
ricchezza ed estrema povertà,
i quartieri più ricchi e benestanti continueranno a essere invasi da criminali
che vanno alla ricerca di quello che non possono avere. E il resto della gente
continuerà a morire di fame.
Il Guatemala può tentare di uscire da
questo abisso o continuare a nascondersi nel fango dal quale è difficile che poi
possa uscire per
molti anni.