Popolazione in rivolta contro truppe Usa e governo dopo l’uccisione di civili da parte di marines
Alla fine di una giornata di scontri, i bilanci sono ancora
confusi, e nessuno riesce a sapere quanti morti, quanti feriti ci sono
stati nel giorno della annunciata rivolta. Qualcuno parla di 20
vittime, altri, comela televisione Al-Jazeera, sostengono siano molte di più.
Di certo, 75 pazienti sono stati
portati all'ospedale di Emergency di Kabul, tutti con ferite da arma da fuoco.
44 di loro sono stati
ricoverati, 27 sono stati trattati in pronto soccorso. Tra i feriti una
bambina di 12 anni e una donna di circa 35 anni, incinta. Un
paziente è
morto all'arrivo, due sono deceduti nel reparto di terapia intensiva
altri due sono morti dopo l'intervento dei chirurghi di Emergency per
la gravità delle lesioni subite durante gli scontri. E se i morti
censiti da Emergency sono 5, c'è da pensare che in città siano molti di
più
Settantacinque feriti nell'ospedale di Emergency. A
raccontare la giornata di Emergency a
PeaceReporter è Andrea Ghidini,
logista della Ong italiana nella capitale afgana. "Dei 75 ricoverati, tutti
con ferite
da arma da
fuoco, molti sono gravissimi. Quattro sono giunti qui in fin di
vita, e sono morti appena arrivati qui in ospedale".
"E' successo tutto
abbastanza all'improvviso. Pare siano stati uomini dell'Isaf a
cominciare tutto. 'Americani dell'Isaf', dicono qui. Hanno sparato sulla folla
che
protestava per un
incidente di macchina. Incidenti stradali che coinvolgono mezzi
militari stranieri ne capitano spessissimo, perché i militari guidano in modo
assolutamente criminale".
"Poco dopo - continua Andrea - sono cominciate
manifestazioni in tutta la città. E sono cominciati ad arrivare feriti
nel nostro ospedale. La folla dei manifestanti attaccava qualsiasi
macchina con a bordo internazionali. Anche intorno al nostro ospedale
hanno sparato a lungo, almeno per tre ore. Nessuno di Emergency è stato
coinvolto, né nelle sparatorie, né negli attacchi alle macchine".
In
città i manifestanti hanno attaccato i check point della polizia afgana.
"Parecchi posti di blocco - racconta Andrea - sono stati assaltati e
dati alle fiamme. E i manifestanti hanno portato via le armi della
polizia. Poi, a un certo punto del pomeriggio, verso le due,
anche l'esercito afgano si è messo a sparare sulla gente che
manifestava disarmata".
Cronaca di una rivolta annunciata. Gli
elicotteri militari Usa sorvolano una Kabul in rivolta,
facendo lo slalom tra le colonne di fumo nero che si alzano dal centro
della città,
dove risuonano raffiche di mitra e urla di morte contro l’America e
contro
Karzai. I blindati delle truppe Nato sfrecciano per le strade deserte
tra le
carcasse di auto bruciate dai manifestanti che, nonostante il
dispiegamento in
forze dell’esercito afgano, dalla periferia sono confluiti verso il
centro,
hanno fatto irruzione nel parlamento e dato alle fiamme la sede della
televisione di Stato spingendosi fino al palazzo presidenziale e
all’ambasciata
Usa, evacuata e difesa dai marines che sembra abbiano aperto il fuoco
con le
mitragliatrici. Ci sono morti, sembra almeno una trentina, e decine di
feriti. La calma sembra tornata solo dopo ore di scontri.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tutto è
cominciato lunedì mattina in un poverissimo quartiere della periferia di Kabul,
Khir Khana, quando un enorme autotreno militare Usa scortato da tre Humvee si
è
schiantato contro un’auto civile ferendone, forse uccidendone i passeggeri. Un
incidente dovuto all’alta velocità a cui i convogli Usa viaggiano abitualmente,
anche nelle aree civili e trafficate, per timore di agguati. O forse, come ha
poi dichiarato il comando Usa, causato da un guasto ai freni del camion. Fatto
sta che la gente del quartiere, evidentemente esasperata da simili incidenti,
si è rivoltata contro i militari Usa e ha iniziato a lanciar sassi contro le loro
camionette, urlando “Morte all’America!” e “Morte a Karzai”. I marines non hanno
esitato a sparare, uccidendo e ferendo un imprecisato numero di civili,
addirittura 30 secondo al Jazeera.
Kabul a ferro e fuoco. A quel punto,centinaia e poi
migliaia di persone inferocite sono scese per le polverose strade sterrate
della periferia di Kabul scandendo slogan anti-americani e anti-Karzai,
bruciando le auto della polizia e lanciando sassi contro gli agenti subito
intervenuti. Che hanno risposto aprendo il fuoco sui manifestanti, che
nonostante questo si sono diretti verso il centro, lasciandosi dietro una scia
di auto in fiamme. Hanno circondato il parlamento per poi farvi irruzione.
Hanno appiccato il fuoco alla sede di Aryana Tv, la televisione di Stato. Hanno
circondato l’ambasciata Usa, che nel frattempo era già stata evacuata. Hanno
assaltato e bruciato alcuni commissariati di polizia mettendo in fuga gli
agenti. Hanno cercato di dirigersi verso il palazzo presidenziale di Karzai.
Hanno preso a sassate gli hotel di lusso frequentati dagli occidentali.
I giornalisti stranieri presenti in città riferiscono di
raffiche di mitra provenienti da diverse zone del centro, sparate sia dai
soldati Usa che dalla polizia e dall’esercito afgano.
Bombardamenti Usa al sud: 50 morti. Mentre Kabul
brucia, dal sud del paese continuano a giungere notizie di guerra. Questa
mattina l’aviazione Usa ha bombardato una moschea nella provincia di Helmand,
distretto di Kajaki, uccidendo “una cinquantina di talebani” che vi stavano
tenendo una “riunione”. L’ultimo raid aereo che doveva aver ucciso decine di
“talebani”, una settimana fa, in realtà ha provocato la morte di almeno una trentina
di civili, comprese donne e bambini.
Le ultime settimane sono state per l’Afghanistan le più
sanguinose degli ultimi cinque anni, con centinaia di morti, battaglie campali,
bombardamenti aerei, stragi di civili e attentati suicidi, in un clima di
crescente insofferenza popolare verso le truppe d’occupazione straniere.
L’Afghanistan è una bomba innescata, pronta a esplodere alla minima
scintilla. La rivolta di oggi a Kabul lo dimostra al di là di ogni dubbio.
Il commento di Gino Strada.
“Nonostante i giochi di parole – ha commentato il chirurgo di
Emergency, Gino Strada – l’Afghanistan è una paese occupato da
forze militari straniere. E che io sappia, non esiste popolo al mondo a
cui piaccia vivere sotto occupazione straniera. Gli afgani non fanno
differenza”.