29/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'eccidio di Haditha è solo una delle stragi di civili iracheni
La ricostruzione della strage di Haditha ha lasciato senza parole solo coloro che, nonostante tutto, ancora si ostinano a guardare all’occupazione dell’Iraq come una missione di pace. Non è mai stato così e Haditha rappresenta solo l’ultima stazione di un calvario al quale la popolazione civile irachena è sottoposta dal 2003.
 
un civile arrestato dai militari usa ad hadithaSulla pelle dei civili. Donne, vecchi e bambini:  42.346 vittime civili dal 2003 a oggi. Morti nel massacro quotidiano che oppone i guerriglieri alle forze della Coalizione, ma la grande differenza sta nel fatto che il presupposto che dovrebbe tenere assieme tutta l’avventura irachena è la differenza tra i terroristi, come venivano fino a qualche tempo fa chiamati tutti coloro che si opponevano alla presenza di truppe straniere in Iraq, e le regolari forze armate di un paese democratico. E’ per questo motivo che la retorica di coloro che sono stati e sono ancora a favore di un intervento militare in Iraq è inaccettabile. Secondo la ricostruzione di una Commissione d’inchiesta del Congresso Usa,  un'unità dei marines uccise a sangue freddo 30 civili iracheni nel 2005, nella città di Haditha per vendicarsi della morte di un commilitone e poi diedero ai comandanti un resoconto falsato. Dopo lo sgomento che suscita una notizia di questo genere, sono due le considerazioni a freddo che emergono: la prima è che la strage di civili di Haditha non è l’unico episodio di barbarie delle forze di occupazione sui civili iracheni e la seconda è che questa barbarie non deve stupire, perché è la guerra stessa uno strumento di barbarie.
 
il rastrellamento a falluja del 2004Un catalogo degli orrori. E’ sufficiente riepilogare gli episodi già noti del passato per rendersi conto che in Iraq è in atto un massacro quotidiano. Basti pensare all’assedio di Falluja del 2004 dove, com’è stato documentato, sulla cittadina ancora affollata di civili fu utilizzato il fosforo bianco senza nessun esitazione. Falluja fu rasa al suolo, migliaia di civili morirono in quell’operazione di “bonifica del territorio” dai guerriglieri e la battaglia si trasformò in un rastrellamento casa per casa. Come scordare poi le istantanee da Abu Ghraib, dove tutti i detenuti hanno cessato di essere esseri umani per il periodo della detenzione, abbandonati agli abusi e alle violenze dei secondini. Basta guardare le immagini dei militari inglesi che pestano a sangue dei ragazzini iracheni a Bassora per rendersi conto che la missione di pace non esiste. Questi sono solo alcuni degli episodi del passato, ma il timore è che il futuro riservi ancora delle scoperte macabre come l’eccidio di Haditha.
 
Stragi nascoste. Un episodio sul quale si dovrà indagare è accaduto alla fine di marzo scorso, nel quartiere sciita al-Sadr di Baghdad, quando durante una retata casa per casa i militari Usa e quelli iracheni hanno aperto il fuoco, sentendosi minacciati, sulla folla di fedeli che usciva dalla moschea Mustafà: almeno 30 le vittime.
Un’inchiesta è in corso per il massacro di 11 civili, il 15 marzo 2006, nella cittadina di Ishaqi, a nord di Baghdad. Secondo quanto denunciato da alcuni testimoni oculari, una squadra di marines ha fatto irruzione in un’abitazione dove ritenevano che si trovasse un ricercato. Alla fine sono stati assassinati tutti i membri della famiglia.
L’elenco potrebbe continuare e la tesi secondo la quale sono i guerriglieri ad aver ucciso la maggior parte dei civili non regge di fronte al fatto che quelli, qualunque sia il loro scopo, si muovono nel terreno dell’illegalità per scelta di campo. Non appartengono alle forze armate di paesi che, firmatari delle principali convenzioni internazionali per la difesa dei diritti dell’uomo, sostengono di essere in Iraq per una missione di pace. Le stragi, in tutta onestà, difficilmente vengono ordinate direttamente, ma è proprio questo l’elemento più duro del quale prendere coscienza: la guerra ha le sue logiche, e non si può scegliere la via delle armi senza calcolarne le conseguenze. La tensione di 3 anni di guerra ha portato i militari in Iraq al limite di sopportazione, e le conseguenze le sta pagando la popolazione civile.  

Christian Elia

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