Uribe vince. Gaviria si assesta al 22 percento. Picco di minacce ai suoi simpatizzanti
scritto per noi da
Simone Bruno

Nemmeno il ballottaggio. Il 53 percento che i sondaggi
avevano previsto per Uribe, facendo presagire un testa a testa con lo sfidante
più quotato, Cesar Gaviria, si è rivelata una vera e propria illusione. Con un
62% dei voti Alvaro Uribe Veléz è stato rieletto presidente della Colombia.
Una vittoria schiacciante, dove neanche l’ombra dei brogli
può far pensare a un esito distinto. Basta pensare che anche a Bogotà il dato
rispetta l’andamento nazionale e qui in città non ci sono gruppi armati che
accompagnano i contadini a votare sotto minaccia.
Hanno vinto le parole vuote, le mani sul cuore, le promesse
disattese ma rinnovate, il culto personale, la destra reazionaria e violenta.
A furor di popolo. Con una vittoria così schiacciante al primo turno, la più
grande della storia del paese, il presidente si sentirà investito da un
plebiscito di approvazione e legittimato nella sua “Seguridad Democratica”, nel
suo trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, nella sua lotta armata
alla guerriglia.
Si sentirà legittimato nel continuare a smantellare lo stato
sociale, a legalizzare gli assassini, magari a rendersi rieleggibile una terza
volta, poco conta che il 55 percento degli elettori abbia scelto di non
scegliere, rimanendo a casa.
La buona notizia. Unica nota positiva è che grazie alla leadership di Carlos
Gaviria e del suo polo democratico sembra che finalmente anche la Colombia sia
entrata nelle dinamiche regionali che vogliono forti movimenti e partiti
politici di sinistra guadagnare consensi in larghi strati della società, ma
purtroppo bisognerà attendere altri quattro anni, anni in cui il paese
scivolerà fino a toccare il fondo, si isolerà ancora di più dai suoi vicini e
sarà il cancello d’entrata delle forze militari e dell’influenza nord
americana.
Il Polo democratico
Alternativo, il partito che ha appoggiato la candidatura di Carlos Gaviria
con il suo 22 percento rappresenta il più grande successo di una formazione
propriamente di sinistra in un’elezione presidenziale colombiana, il precedente
record era detenuto dalla scomparsa Union Patriottica, la Up: quasi 4000 dei
suoi esponenti sono stati trucidati dai gruppi paramilitari e lo stillicidio
continua ancora oggi.
Le minacce. Nelle ultime settimane quasi tutte le organizzazioni di
diritti umani colombiane, gli esponenti politici alternativi, i giornalisti, i
sindacalisti, le organizzazioni indigene hanno ricevuto pesanti e continue
minacce: “Non siate troppo contenti, tutte quelle magliette gialle diventeranno
rosse..”.
Giallo è il colore del Polo, delle spillette con “Gaviria
presidente” che portavano i suoi sostenitori e che venivano derise dalla polizia
per le strade della città; giallo era il colore della piazza Bolivar nella
partecipata cerimonia conclusiva della campagna presidenziale del ex presidente
della corte costituzionale.
Solo l'inizio. L’esercito è già fuori controllo: solo nella settimana
scorsa è avvenuta la fucilazione misteriosa della miglior squadra anti-droga
del paese per opera di effettivi militari. I motivi sono ancora sconosciuti, ma
facilmente immaginabili, per non parlare degli assalti alle comunità e le
continue minacce.
Il paese rischia di andare fuori controllo: dopo la
legalizzazione dei sanguinari paramilitari è arrivata oggi l’approvazione popolare
all’operato del governo. La violenza degli ultimi tempi rischia di essere solo
l’inizio.