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Sciopero generale. Gli esperti di economia sono tutti d’accordo: la
crisi che sta vivendo lo Zimbabwe è la più grave dal 1980, anno in cui salì al
potere Robert Mugabe. Strangolata da una politica a dir poco miope portata
avanti dalle autorità, e da un embargo (imposto da Unione Europea e Usa) che ha
contribuito a peggiorare una situazione già disastrosa, l’economia dello
Zimbabwe è ormai al collasso. A gettare benzina sul fuoco, il mancato accordo
tra lo Zimbabwe Congress of Trade Unions
(l’unione dei sindacati) e il governo per un aumento degli stipendi, di cui
hanno beneficiato solo i dipendenti pubblici. Il Zctu è intenzionato a dichiarare lo sciopero generale, paralizzando
di fatto il Paese. Ma le autorità di Harare vogliono impedirlo a tutti i costi.
L’anniversario. Un’ipotesi che ha messo in imbarazzo lo stesso
Segretario Generale dell’Onu, Kofi Annan, e comunque immediatamente rifiutata
dalla presidenza zimbabwana. A peggiorare un quadro già fosco è arrivato, la
scorsa settimana, il primo anniversario dell’operazione Murambatsvina, che portò alla demolizione delle
baraccopoli attorno alle principali città del Paese. Un provvedimento che causò
circa un milione di sfollati, che a dodici mesi di distanza vivono per la maggior
parte nei campi provvisori allestiti in fretta e furia dalle autorità. I
programmi per la costruzione di nuove abitazioni sono stati avviati, ma vanno
a
rilento, anche a causa della situazione economica generale. Il governo non ha
trovato di meglio da fare che reprimere le manifestazioni di protesta
organizzate per l’anniversario a Harare e Bulawayo. Risultato, più di 100
persone arrestate, mentre il livello di tensione nel Paese si alza
pericolosamente.
Senza prospettive. Il problema maggiore è però la mancanza di prospettive per il Paese:
un tempo il granaio dell’Africa e ora costretto a importare due terzi del
proprio fabbisogno alimentare, lo Zimbabwe ha un tasso di disoccupazione reale
che si aggirerebbe attorno all’80 percento, anche se secondo le autorità di Harare
sarebbe solo del 10 percento. Il regime di Mugabe continua ad addossare la
responsabilità dei propri fallimenti a un complotto portato avanti dalle
nazioni occidentali (beninteso, non esenti da colpe). La riforma agraria ha
portato al crollo della produzione, tanto che nelle scorse settimane lo stesso
Mugabe avrebbe ripreso i contatti con i farmers bianchi per convincerli a fare
ritorno nel Paese. Ad Harare, il peggio potrebbe non esser passato.Matteo Fagotto