Domenica al via le presidenziali. Fiato sospeso. Occhi puntati sullo sfidante più quotato: Carlos Gaviria
Scritto per noi da
Simone Bruno

Comunque vada, Carlos Gaviria ha vinto. E Uribe ha perso. Questo lo
possiamo dire anche prima delle elezioni di domani, domenica 28 maggio. Gaviria
ha vinto
perché
partendo dallo zero percento nei sondaggi è arrivato al 23, e considerando il
modo in cui i
sondaggi si fanno in Colombia, l’intenzione di votarlo potrebbe essere anche
superiore.
Uribe ha invece perduto, su molti fronti. A livello percentuale,
in pochi mesi è passato dal 70-80 percento al 53, dato ufficiale e
quindi dubbio in un Paese come questo.
Almeno in apparenza. Sembra quindi inevitabile un secondo turno, un ballottaggio
dove le tendenze attuali potrebbero far avvicinare ancor di più i due
contendenti. Non sprechiamo altre parole per Serpa, il candidato
liberale, il perdente di sempre, che sin dall’inizio della bagarre elettorale
avevamo dato per spacciato. Dopo il sorpasso nei sondaggi da parte di Gaviria
è
infatti precipitato sotto il 10 percento.
Caduta libera. Ma come mai la luna di miele tra i
colombiani e Uribe sta
finendo? Solo due mesi fa il presidente annunciava la fine delle
negoziazioni
del Trattato di libero commercio (TLC) con gli Stati Uniti, vale a dire
la
trasformazione del paese in un fornitore di prodotti tropicali ed
esotici e la
distruzione dell’industria nazionale, nonché dell’agricoltura di
sussistenza.
Data la situazione del continente e il livello dello scontro su questi
temi nei
paesi confinanti, il buon senso avrebbe sconsigliato di introdurre
questo
scottante tema nella campagna elettorale. Ma Alvaro Uribe non si è
fatto intimorire. Forte della sua popolarità lo aveva addirittura
sbandierato ai quattri venti, fiero del patto. Poi però le cose sono
cambiate.
L'ascendente. La reazione del Venezuela ha ottenuto
all'interno della Colombia un effetto inaspettato per Uribe. Il paese
di Chavez, per reazione al Tlc colombo-statunitense, è uscito dalla
Comunità Andina delle nazioni, dichiarandola "assassinata"
proprio da quegli accordi
con gli Usa. E nel Paese è stato il delirio. Una dietro l'altra si sono
susseguite manifestazioni di massa che hanno confermato l’ascendente
di Hugo Chavez su molti settori della società colombiana.
Scandali. Non ha inoltre aiutato il presidente in carica nemmeno lo scandalo di Noguera,
ex capo della polizia segreta del Das, accusato di aver dirottato 300mila voti
sul candidato Uribe nelle elezioni del 2002, facendolo vincere così al primo
turno contro Serpa. Costretto a dimettersi prima dal Das, per le accuse di
essere il mandante dell’omicidio di 24 attivisti sociali, Noguera è poi stato
nominato
Console a Milano, da dove l’ultimo scandalo lo ha strappato via.
Fatti che hanno travolto anche il presidente, trovatosi ad
affrontare un aspro scontro con i mezzi di comunicazione. La rivista Semana, da
sempre la più autorevole del paese, diretta da Alejandro Santos, che appartiene
a
una delle famiglie più potenti della Colombia, è stata definita un
giornaletto. Forse perché aveva seguito accuratamente tutta la vicenda? Per non
parlare della serie di sgarri e ripicche del presidente nei
confronti di molti giornalisti, rifiutandosi di presentarsi all’ultimo momento
in
dibattiti televisivi con gli altri candidati.
Mai visto prima. Ma la situazione descritta dai sondaggi sulle intenzioni di
voto non è dovuta solo ai demeriti e ai fallimenti dell’attuale presidente in
carica, ma anche alle capacità di Carlos Gaviria. Intorno a lui si è creata
una nuova sinistra, che ha raggiunto livelli mai visti in Colombia. Dietro di
lui si sono schierati tutti coloro che sentono il profumo del vento del
cambiamento, che sta percorrendo in lungo e in largo l’America Latina. Finora
qui è mancato un vero leader, capace di radunare speranze e voglia di pace. E
Carlos Gaviria lo è diventato. Ha dunque vinto la sua battaglia personale, al
di là di tutto quello che accadrà nella battaglia elettorale. Il suo
schieramento, il Polo Democratico, è una forza reale. Si basa su uno zoccolo
duro ampio e radicato, molto meno influenzabile di quanto lo siano gli elettori
di Uribe. Gli uribisti sono un piccolo gruppo che ha tratto benefici diretti dalle
sue politiche unito a un gran numero di persone ammaliate dai sui discorsi e da
quella mano sul cuore che mette ogni volta che scatta sugli attenti di fronte
alla bandiera nazionale.
Tragedia. La campagna elettorale di Uribe è stata molto
aggressiva. La
violenza crescente e incontrollabile delle forze armate, evidente nelle
recenti
aggressioni subite dagli indigeni Nasa, si è rivolta verso oppositori
politici,
verso organizzazioni non governative colpevoli di lavorare con la gente
martoriata
dalla guerra, verso chiunque abbia un’idea della Colombia e del mondo
diversa. Tragico l’omicidio della sorella dell’ex presidente, Cesar
Gaviria,
e dell’assistente della senatrice Pia Cordoba, omicidi che hanno
colpito
persone impegnate nella campagna elettorale contro il presidente Uribe.
La paura. La paura più grande in caso di un secondo mandato Uribe è che si ripeta
quanto avvenne con l’Union Patriottica, l’alleanza politica completamente
cancellata dalla furia paramilitare. Quattromila rappresentanti falcidiati e
decine di migliaia minacciati. Le relazioni tra i due periodi sono inquietanti.
Solo un anno fa una lista di gente da eliminare appartenente al Polo
democratico di Gaviria finì nelle mani degli inquirenti e molte di queste
persone sono ancora oggi sotto minaccia. In Colombia, gli
oppositori non si sconfiggono, si eliminano fisicamente.