Haiti potrebbe ricadere presto nel baratro della violenza. Questa è la previsione
del capo della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite, (la Minustah),
Jorge Valdes, espressa durante la prima riunione dalla cacciata dell’ex presidente
Jean Bertrande Aristide. Il rischio che la comunità internazionale abbandoni l’isola a se stessa è visto
con seria preoccupazione dalla popolazione.
I fatti. Effettivamente, il vero problema che si ritrova a dover affrontare il neopresidente
Renè Preval è la gestione della situazione sociale all’indomani delle elezioni
libere e democratiche che lo hanno visto vittorioso. Potrebbe dunque non essere
sufficiente una stabilizzazione politica per riappacificare l’intera popolazione
haitiana.
“La comunità internazionale ha già fatto avere alle casse dello stato ben 800
milioni di dollari. Adesso si dovrebbe prorogare il progetto economico e finanziario
per Haiti”, ha detto uno dei rappresentanti della Minustah, il guatemalteco Edmondo
Mulet. Anche se spesso, sostengono gli analisti, gli aiuti finanziari non arrivano
direttamente alla popolazione, ma si perdono nei meandri della burocrazia.
Mulet ha anche fatto sapere che il triste quadro haitiano odierno non è nulla
in confronto a quello che è accaduto sull’isola negli ultimi due anni e che nel
corso del tempo sono stati affrontati e risolti molti problemi. Non solo. Mulet,
che fra poco prenderà il controllo della Missione di stabilizzazione in sostituzione
di Valdes, ha detto che la comunità internazionale non deve abbandonare l’isola
proprio in questo momento.
“Costituire e organizzare un sistema di polizia e di giustizia che funzioni bene
non è possibile in una notte – ha detto Mulet – E’ un processo di cultura sociale
che necessita di lungo tempo”.
Dello stesso avviso anche il ministro delle relazioni Estere brasiliano Celso
Amorin, il quale ha fatto sapere che in questo momento l’aiuto internazionale
non deve fermarsi. Secondo Amorin, adesso che gli haitiani sono riusciti a far
svolgere elezioni democratiche, bisogna collaborare al fine di ricostruire il
Paese nel più breve tempo possibile.
I rappresentanti di tutti i paesi che partecipano alla missione in Haiti, si
sono accordati per studiare un piano che faccia arrivare, con l’aiuto di diversi
istituti finanziari internazionali, aiuti economici in grado, nel giro di due
anni, di migliorare la condizione di indigenza della popolazione.
Il segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Oea), José
Miguel Insulza, ha fatto sapere che quella appena svolta è stata la prima riunione
importante da quando Preval è salito al potere. “E’ stato un buon motivo per conoscere
anche i programmi elettorali della nuova forza di governo e fare un bilancio delle
attività svolte dalla cooperazione”.
Lavori in corso. Nel frattempo il senato haitiano, su consiglio di Preval, ha conferito la carica
di primo ministro a Jacques Alexis, che ha subito fatto sapere: “Abbiamo davanti
a noi molte sfide e penso che abbiamo l' opportunità di lavorare assieme ad altri
settori per far avanzare il Paese”. Come prima cosa, Alexis, dovrà cercare di
far mantenere la calma a quella parte di popolazione che chiedeva con forza il
ritorno dall’esilio dell’ex presidente Aristide e che nelle scorse settimane aveva
manifestato pubblicamente.