26/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Inizia l’era Preval ma la pace sociale è ancora lontana
Haiti potrebbe ricadere presto nel baratro della violenza. Questa è la previsione del capo della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite, (la Minustah), Jorge Valdes, espressa durante la prima riunione dalla cacciata dell’ex presidente Jean Bertrande Aristide. Il rischio che la comunità internazionale abbandoni l’isola a se stessa è visto con seria preoccupazione dalla popolazione.
  
Manifestazioni di protesta a HaitiI fatti. Effettivamente, il vero problema che si ritrova a dover affrontare il neopresidente Renè Preval è la gestione della situazione sociale all’indomani delle elezioni libere e democratiche che lo hanno visto vittorioso. Potrebbe dunque non essere sufficiente una stabilizzazione politica per riappacificare l’intera popolazione haitiana.
“La comunità internazionale ha già fatto avere alle casse dello stato ben 800 milioni di dollari. Adesso si dovrebbe prorogare il progetto economico e finanziario per Haiti”, ha detto uno dei rappresentanti della Minustah, il guatemalteco Edmondo Mulet. Anche se spesso, sostengono gli analisti, gli aiuti finanziari non arrivano direttamente alla popolazione, ma si perdono nei meandri della burocrazia.
Mulet ha anche fatto sapere che il triste quadro haitiano odierno non è nulla in confronto a quello che è accaduto sull’isola negli ultimi due anni e che nel corso del tempo sono stati affrontati e risolti molti problemi. Non solo. Mulet, che fra poco prenderà il controllo della Missione di stabilizzazione in sostituzione di Valdes, ha detto che la comunità internazionale non deve abbandonare l’isola proprio in questo momento.
“Costituire e organizzare un sistema di polizia e di giustizia che funzioni bene non è possibile in una notte – ha detto Mulet – E’ un processo di cultura sociale che necessita di lungo tempo”.
Dello stesso avviso anche il ministro delle relazioni Estere brasiliano Celso Amorin, il quale ha fatto sapere che in questo momento l’aiuto internazionale non deve fermarsi. Secondo Amorin, adesso che gli haitiani sono riusciti a far svolgere elezioni democratiche, bisogna collaborare al fine di ricostruire il Paese nel più breve tempo possibile.
I rappresentanti di tutti i paesi che partecipano alla missione in Haiti, si sono accordati per studiare un piano che faccia arrivare, con l’aiuto di diversi istituti finanziari internazionali, aiuti economici in grado, nel giro di due anni, di migliorare la condizione di indigenza della popolazione.
Il segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Oea), José Miguel Insulza, ha fatto sapere che quella appena svolta è stata la prima riunione importante da quando Preval è salito al potere. “E’ stato un buon motivo per conoscere anche i programmi elettorali della nuova forza di governo e fare un bilancio delle attività svolte dalla cooperazione”.
 
Il presidente Preval e il Primo Ministro AlexisLavori in corso. Nel frattempo il senato haitiano, su consiglio di Preval, ha conferito la carica di primo ministro a Jacques Alexis, che ha subito fatto sapere: “Abbiamo davanti a noi molte sfide e penso che abbiamo l' opportunità di lavorare assieme ad altri settori per far avanzare il Paese”. Come prima cosa, Alexis, dovrà cercare di far mantenere la calma a quella parte di popolazione che chiedeva con forza il ritorno dall’esilio dell’ex presidente Aristide e che nelle scorse settimane aveva manifestato pubblicamente. 
 
 
 

 
 
 

Alessandro Grandi

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