25/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



A due mesi dalle elezioni fermati 32 stranieri. Con l’accusa di tentato golpe
La notizia era nell’aria da qualche giorno, ma solo ieri è diventata ufficiale: a Kinshasa, a poco più di due mesi dalle prime elezioni libere del dopoguerra, un gruppo di mercenari avrebbe preparato un golpe da attuarsi poco prima del 30 luglio prossimo. La notizia, resa pubblica dal Ministro dell’Interno Téophile Mbemba, contribuisce a aumentare la tensione pre-elettorale, già ai livelli di guardia.
 
Il presidente congolese Joseph KabilaI fatti. Il 19 maggio, dopo indagini durate mesi, la polizia congolese ha arrestato 32 stranieri, con l’accusa di aver ordito un colpo di stato ai danni del presidente Joseph Kabila. Si tratterebbe di 19 Sudafricani, 10 Nigeriani e 3 Statunitensi, ufficialmente in Congo per portare avanti diversi programmi di sicurezza, in collaborazione con le autorità locali. Almeno 16 persone, tra i Sudafricani, sarebbero membri della società di sicurezza Omega Security Solutions sprl, sussidiaria in Congo della sudafricana Omega Risk Solutions, con sede a Pretoria. Quest’ultima sarebbe a sua volta subappaltatrice dell’affiliata Tactical Intelligence Corporation, compagnia di sicurezza americana di Orlando, in Florida.
 
Gli indizi. I 32 stranieri, arrivati in Congo lo scorso marzo, avrebbero attirato la curiosità della polizia per alcuni comportamenti “bizzarri”: il cambiare di albergo ogni notte, il divieto imposto ai loro autisti congolesi di usare il cellulare, e l’obbligo di non lasciare mai incustodite le automobili, nemmeno di notte… Non si hanno notizie invece sull’equipaggiamento confiscato ai 32 sospetti, anche se le autorità congolesi hanno riferito di aver trovato negli appartamenti di alcuni di loro “materiale sedizioso”. Secondo le prime ricostruzioni, la preparazione del golpe sarebbe cominciata almeno un anno fa. Le ambasciate di Usa e Nigeria al momento non hanno confermato la presenza di propri connazionali tra gli arrestati. PeaceReporter è riuscito a contattare la portavoce del Ministero degli Esteri sudafricano, Nomfanelo Kota: “Confermiamo che alcuni cittadini sudafricani sono stati arrestati. Siamo in contatto con loro dal giorno del loro arresto e abbiamo avviato delle indagini parallele per appurare quali attività svolgessero in Congo. Di più, al momento, non possiamo dire. Bisogna aspettare la conclusione delle indagini”.
 
Polizia congolese in azione a KinshasaLe spiegazioni. PeaceReporter ha inoltre contattato la Omega Risk Solutions a Pretoria, per far luce sull’accaduto. In un comunicato stampa inviatoci, la compagnia rende noto di essere in Congo allo scopo di “fornire soluzioni integrate di sicurezza per i porti gestiti dall’Autorità Nazionale dei Trasporti”, e di “aver assicurato anche, negli ultimi tre mesi, attraverso un supporto logistico e amministrativo, la protezione del Dr. Oscar Kashala”, uno dei candidati alle presidenziali del prossimo luglio. “Omega nega che la compagnia e i suoi dipendenti siano coinvolti in qualsiasi attività illegale nella Repubblica Democratica del Congo”, si legge a conclusione del comunicato. PeaceReporter ha provato a contattare anche il portavoce della Tactical Intelligence Corporation, ma senza successo.
 
I mercenari, arrestati nel 2003 in Zimbabwe, durante il processoMercenari. Fermo restando che bisognerà attendere la conclusione delle indagini per avere un quadro chiaro della situazione, non è la prima volta che il Sudafrica finisce nell’occhio del ciclone: già nel 2003, alcuni mercenari provenienti dal Sudafrica furono arrestati in Zimbabwe, mentre tentavano di raggiungere la Guinea Equatoriale per rovesciare il presidente Teodoro Obiang Nguema. Nel 2003 non erano state implicate compagnie di sicurezza, ma è innegabile che buona parte del personale impiegato da queste ultime abbia un passato poco chiaro: sia i mercenari, sia i dipendenti delle compagnie, infatti, molto spesso provengono dagli ex-battaglioni speciali sudafricani, che durante il regime dell’apartheid l’esercito impiegava per operazioni sporche in tutta l’Africa, principalmente in Angola e Namibia. Il Sudafrica ha vietato ai propri cittadini qualsiasi attività mercenaria, in patria e all’estero, ma finora la legislazione restrittiva (che, nel comunicato stampa, Omega dichiara di sostenere), non è bastata a liberarsi da una delle eredità più pesanti del regime bianco. 

Matteo Fagotto

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