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I fatti. Il 19 maggio, dopo indagini durate mesi, la polizia congolese
ha arrestato 32 stranieri, con l’accusa di aver ordito un colpo di stato ai
danni del presidente Joseph Kabila. Si tratterebbe di 19 Sudafricani, 10
Nigeriani e 3 Statunitensi, ufficialmente in Congo per portare avanti diversi
programmi di sicurezza, in collaborazione con le autorità locali. Almeno 16
persone, tra i Sudafricani, sarebbero membri della società di sicurezza Omega Security Solutions sprl,
sussidiaria in Congo della sudafricana Omega
Risk Solutions, con sede a Pretoria. Quest’ultima sarebbe a sua volta subappaltatrice
dell’affiliata Tactical Intelligence
Corporation, compagnia di sicurezza americana di Orlando, in Florida.
Le spiegazioni. PeaceReporter
ha inoltre contattato la Omega Risk
Solutions a Pretoria, per far luce sull’accaduto. In un comunicato stampa
inviatoci, la compagnia rende noto di essere in Congo allo scopo di “fornire
soluzioni integrate di sicurezza per i porti gestiti dall’Autorità Nazionale
dei Trasporti”, e di “aver assicurato anche, negli ultimi tre mesi, attraverso
un supporto logistico e amministrativo, la protezione del Dr. Oscar Kashala”,
uno dei candidati alle presidenziali del prossimo luglio. “Omega nega che la compagnia e i suoi dipendenti siano coinvolti in
qualsiasi attività illegale nella Repubblica Democratica del Congo”, si legge
a
conclusione del comunicato. PeaceReporter
ha provato a contattare anche il portavoce della Tactical Intelligence Corporation, ma senza successo.
Mercenari.
Fermo restando che bisognerà attendere la
conclusione delle indagini per avere un quadro chiaro della situazione, non è
la
prima volta che il Sudafrica finisce nell’occhio del ciclone: già nel 2003,
alcuni mercenari provenienti dal Sudafrica furono arrestati in Zimbabwe, mentre
tentavano di raggiungere la Guinea Equatoriale per rovesciare il presidente
Teodoro Obiang Nguema. Nel 2003 non erano state implicate compagnie di
sicurezza, ma è innegabile che buona parte del personale impiegato da queste
ultime abbia un passato poco chiaro: sia i mercenari, sia i dipendenti delle
compagnie, infatti, molto spesso provengono dagli ex-battaglioni speciali sudafricani,
che durante il regime dell’apartheid
l’esercito impiegava per operazioni sporche in tutta l’Africa, principalmente
in Angola e Namibia. Il Sudafrica ha vietato ai propri cittadini qualsiasi
attività mercenaria, in patria e all’estero, ma finora la legislazione
restrittiva (che, nel comunicato stampa, Omega
dichiara di sostenere), non è bastata a liberarsi da una delle eredità più
pesanti del regime bianco. Matteo Fagotto