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Divieto assoluto. E’ passato circa un anno da quando Phrusa ha pubblicato un rapporto (“Break them down: systematic use
of psycological torture by US forces”) con la descrizione di un
utilizzo sistematico della tortura psicologica negli interrogatori dei
detenuti in Iraq, Afghanistan e Guantanamo. Nelle 135 pagine che
componevano il rapporto, l’organizzazione sottolineava anche e
soprattutto le conseguenze a lungo termine di tali violenze
psicologiche sulla salute dei torturati. Ora la Commissione
statunitense “rifiuta la distinzione dell’amministrazione Bush fra la
tortura fisica e psicologica, conclusione che Physicians for Human
Rights appoggia con forza”, commenta l’organizzazione. Il tentativo di
tenere distinte le torture fisiche da quelle psicologiche forniva una protezione
a chi utilizzava queste ultime con i
prigionieri. Violenze psicologiche raccolte e raccontate da Phrusa nel
rapporto dello scorso anno. La Commissione rifiuta l’interpretazione
dell’amministrazione Bush per la quale gli atti di tortura psicologica
proibiti includono solo quelli che causano “un danno mentale
prolungato” e chiede di togliere al più presto la distinzione tra tortura
fisica e psicologica e ritornare al divieto assoluto.
Psichiatri fuori. Ma è importante anche il secondo passo di questi giorni. L’utilizzo di
interrogatori che interagissero con la psicologia del prigioniero aveva
chiamato in causa psichiatri e psicologi, che “erano stati direttamente
coinvolti nella progettazione e nello sviluppo di tecniche dannose
quali l’isolamento per lunghi periodi, la nudità, l’umiliazione
sessuale e culturale, l’utilizzo di cani per minacciare, la privazione
di sonno prolungata, la privazione o il sovraccarico sensoriale,
l’esposizione a temperature estreme calde e freddde, il mantenimento in
posizioni forzate e altro”, dice Phrusa. L’organizzazione aveva quindi
sollecitato l’American Psychiatric Association (Apa) affinché si
esprimesse con coraggio e risolutezza sul tema. “La decisione dell’Apa
di escludere gli psichiatri dalle stanze dell’interrogatorio
rappresenta una affermazione forte dei principi basilari dell’etica
professionale della salute e dei diritti umani. Non solo offre una
protezione chiara e assoluta contro l’uso scorretto della conoscenza
psichiatrica e della competenza negli interrogatori, ma protegge i
singoli psichiatri dalla pressione a impegnarsi in pratiche di
interrogatorio nocive” afferma il direttore di Phrusa, Leonard
Rubenstein, e aggiunge: “I responsabili medici del Pentagono dovrebbero
rispondere immediatamente alla nuova regola etica dell’Apa,
incorporandola direttamente nelle nuove linee guida per il personale
sanitario militare”.
Valeria Confalonieri