26/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Due stop all'utilizzo della violenza sulla psiche dei prigionieri
Nessuna distinzione fra tortura fisica e psicologica, ha detto la Commissione statunitense contro la tortura il 19 maggio. Primo passo in avanti. Proibita agli psichiatri la partecipazione a interrogatori di prigionieri e detenuti: è la nuova regola etica dell’American Psychiatric Association, affermata il 21 maggio. Secondo passo in avanti. Il tutto in tre giorni, con il plauso dell’organizzazione statunitense Physicians for Human Rights (Phrusa), formata da medici e operatori sanitari che da anni difendono i diritti umani e condannano la tortura.

Divieto assoluto. E’ passato circa un anno da quando Phrusa ha pubblicato un rapporto (“Break them down: systematic use of psycological torture by US forces”) con la descrizione di un utilizzo sistematico della tortura psicologica negli interrogatori dei detenuti in Iraq, Afghanistan e Guantanamo. Nelle 135 pagine che componevano il rapporto, l’organizzazione sottolineava anche e soprattutto le conseguenze a lungo termine di tali violenze psicologiche sulla salute dei torturati. Ora la Commissione statunitense “rifiuta la distinzione dell’amministrazione Bush fra la tortura fisica e psicologica, conclusione che Physicians for Human Rights appoggia con forza”, commenta l’organizzazione. Il tentativo di tenere distinte le torture fisiche da quelle psicologiche forniva una protezione a chi utilizzava queste ultime con i prigionieri. Violenze psicologiche raccolte e raccontate da Phrusa nel rapporto dello scorso anno. La Commissione rifiuta l’interpretazione dell’amministrazione Bush per la quale gli atti di tortura psicologica proibiti includono solo quelli che causano “un danno mentale prolungato” e chiede di togliere al più presto la distinzione tra tortura fisica e psicologica e ritornare al divieto assoluto.

detenuti a Guantanamo Psichiatri fuori.
Ma è importante anche il secondo passo di questi giorni. L’utilizzo di interrogatori che interagissero con la psicologia del prigioniero aveva chiamato in causa psichiatri e psicologi, che “erano stati direttamente coinvolti nella progettazione e nello sviluppo di tecniche dannose quali l’isolamento per lunghi periodi, la nudità, l’umiliazione sessuale e culturale, l’utilizzo di cani per minacciare, la privazione di sonno prolungata, la privazione o il sovraccarico sensoriale, l’esposizione a temperature estreme calde e freddde, il mantenimento in posizioni forzate e altro”, dice Phrusa. L’organizzazione aveva quindi sollecitato l’American Psychiatric Association (Apa) affinché si esprimesse con coraggio e risolutezza sul tema. “La decisione dell’Apa di escludere gli psichiatri dalle stanze dell’interrogatorio rappresenta una affermazione forte dei principi basilari dell’etica professionale della salute e dei diritti umani. Non solo offre una protezione chiara e assoluta contro l’uso scorretto della conoscenza psichiatrica e della competenza negli interrogatori, ma protegge i singoli psichiatri dalla pressione a impegnarsi in pratiche di interrogatorio nocive” afferma il direttore di Phrusa, Leonard Rubenstein, e aggiunge: “I responsabili medici del Pentagono dovrebbero rispondere immediatamente alla nuova regola etica dell’Apa, incorporandola direttamente nelle nuove linee guida per il personale sanitario militare”.

 

Valeria Confalonieri

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