25/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Mondiale di calcio degli omosessuali sbarca in America Latina sfidando il machismo
Calciatore omosessuale ai Mondiali di BostonDi Mondiali non ce n’è solo uno. Da un po’ di tempo, quello che la Fifa, massima autorità internazionale del calcio, organizza ogni quattro anni, non vanta più l’esclusiva. Ne hanno realizzato un altro, ormai alla sua quinta edizione: si svolgerà dal 23 al 29 settembre 2007 e si terrà a Buenos Aires. È quello degli omosessuali, ideato dall’Associazione internazionale di Calcio Gay e Lesbiche (Iglfa).
 
La scelta. “Crediamo che il calcio sia un modo perfetto per mantenere e promuovere in giro per il mondo il rispetto per gli omosessuali”, è scritto a chiare lettere sul sito web dell’Associazione. Da qui un Mondiale. Si tratta di una rete internazionale di squadre, maschili e femminili, che si affrontano sia in gironi tradizionali che di calcio a 7. Dopo le scorse edizioni svoltesi ad Amsterdam, Londra, Sidney e Boston, è toccato a una città dell’America Latina. Fra le tre prese in considerazione, Buenos Aires ha prevalso su Lima e Rio de Janeiro.
 
Calciatrici lesbiche ai mondiali di BostonSalto nel vuoto. Per il Sud America è un evento, una grande scossa al moralismo prevalente. È la prima volta, nel continente machista, che un appuntamento sportivo internazionale viene dedicato agli omosessuali ed è una scelta che presuppone molto coraggio e disponibilità al rischio. Quello latinoamericano è un continente dove la maggior parte dei paesi sta ancora discutendo se aprirsi al divorzio e all’aborto. La Chiesa di Roma domina sulla società e la sua morale incombe. Ma aver scelto Buenos Aires è una sorta di salto nel vuoto con la rete di protezione. La capitale argentina è la prima città latinoamericana che ha permesso ai gay e alle lesbiche di unirsi civilmente. È una legge del 2003 che lo stabilisce. È un’oasi felice, una mistura di gente diversa, dalle mille estrazioni, dalle mille mentalità. Un modo meno rischioso, quindi, per inserirsi nel complesso scenario latinoamericano.
 
La speranza. “Questo campionato è molto importante per noi – ha commentato il presidente dell’Iglfa, Tomas Gomez, peruviano – Con questa iniziativa vogliamo diffondere anche in questo continente i nostri principi di comprensione e di rispetto degli uomini e delle donne gay. Desideriamo che questo torneo abbia un impatto positivo per il futuro della comunità omosessuale latinoamericana e siamo sicure che con l’impronta latina sarà ancor più divertente”. 
 
Calciatori gay sul campo dei Mondiali di BostonIl coraggio. Un sorriso soddisfatto tradisce la felicità del presidente della Comunità Omosessuale Argentina (Cha), Cesar Cigliutti, per la scelta della Federazione: “E’ un’occasione importante per la nostra comunità. È un modo per rendersi visibili in un ambito dominato dall’omofobia e dal maschilismo come quello del calcio argentino”. Cigliutti è un precursore per l’intero continente. Non solo presidente della più vecchia e combattiva associazione gay argentina, ma anche il primo in America Latina ad essersi sposato con un altro uomo. “Penso che la nostra comunità abbia buone speranze anche qui, nonostante l’influenza della Chiesa Cattolica. È vero che più dell’80 percento della popolazione le appartiene, ma è altrettanto vero che la gente crede nella separazione dello Stato dalla Chiesa. La Chiesa dice di non usare i preservativi, ma i ragazzi li usano lo stesso. La Chiesa dice di non divorziare, ma dove è permesso divorziano ugualmente. No al sesso prima del matrimonio, e tutti lo fanno senza problemi. Guardo al futuro con fiducia, dunque”.

Stella Spinelli

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