25/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Violenti scontri tra la polizia e la principale minoranza in Iran
La polizia iraniana è riuscita a riportare la calma nelle città a maggioranza azera, gruppo che in Iran rappresenta il 26 percento della popolazione, dopo 5 giorni di scontri violenti tra migliaia di dimostranti e agenti delle forze dell’ordine. A Tabriz gli agenti hanno fatto ricorso anche all’uso di lacrimogeni e alcuni dimostranti sono rimasti feriti.
 
corpi speciali della polizia iranianaAncora vignette. Tutto è cominciato il 19 maggio scorso, per colpa di una vignetta, pubblicata dal giornale di proprietà statale Iran. Il disegno ritraeva un ragazzino che tenta di parlare con uno scarafaggio, ma non si capiscono. Il giovane parla persiano e l’insetto parla azero.
“Quella vignetta è un insulto a tutto il popolo iraniano che noi non potevamo tollerare”, ha risposto alle domande dei giornalisti Mustafà Pour Mohammadi, il ministro degli Interni iraniano, spiegando quindi la decisione di chiudere a tempo indeterminato la rivista come una punizione per una vignetta razzista che offende una minoranza e che, secondo il ministro, “incita all’odio razziale e mette a repentaglio la sicurezza nazionale del Paese, potendo essere foriera di episodi di violenza”. Il governo iraniano ha sospeso le pubblicazioni del giornale e il ministro della Cultura iraniano si è scusato pubblicamente in televisione, annunciando che l’editore e il vignettista saranno puniti duramente. La beffa è che l’autore della vignetta, Mana Neyestani, è di origine azera.
Gli azeri, di etnia turca, pur rappresentando una minoranza numerosa, soffrono per l’atteggiamento di superiorità che i persiani (cioè la maggioranza degli iraniani) hanno verso la loro lingua e la loro cultura. Ma la preoccupazione del governo nell’intervenire tempestivamente contro la testata e la furiosa reazione degli azeri nelle città dove sono la maggioranza fa ritenere che non si tratti solo di orgoglio ferito.
 
la zona più chiara indica la parte nordoccidentale dell'iran dove gli azeri sono la maggiornazaUna polveriera. La composizione demografica dell’Iran è caratterizzata da una accentuata ‘multiculturalità’.
I 70 milioni di cittadini sono di origine persiana solo per il  51 percento, mentre il resto della popolazione è composto da azeri, curdi, arabi, baluci, turkmeni e altri ancora.
Il governo centrale, il potere politico ed economico e le strutture militari sono state sempre appannaggio dei persiani, ma le rivendicazioni delle minoranze erano tenute, più o meno, sotto controllo. La situazione adesso è cambiata. Hanno cominciato gli arabi, che rappresentano la maggioranza nella regione del Khuzestan: la tensione con il governo centrale è andata via via aumentando negli ultimi due anni, e il governo si è trovato ad affrontare una serie di violenze e attentati che non si erano mai verificati prima. La regione del Khuzestan è quella più ricca di petrolio dell’intero Iran. Poi è stato il turno dei curdi, che il 5 gennaio scorso si sono per la prima volta costituiti in un fronte unito, che rappresenta i diritti di tutti i curdi in Iran. Una rappresentanza di un certo peso e che desta qualche preoccupazione al governo di Teheran, anche perché la sostanziale indipendenza ottenuta dai curdi iracheni potrebbe rappresentare un modello da imitare per quelli iraniani. Adesso anche gli azeri scendono in piazza, contrapponendosi con violenza alla polizia. La posizione del governo iraniano rispetto a questi focolai di protesta da parte delle minoranze è nota da tempo: dietro le rivendicazioni e le violenze ci sono gli Stati Uniti e, in seconda battuta, la Gran Bretagna. Anche in questo caso, come era già successo per le bombe in Khuzestan, il governo ha attaccato i paesi occidentali, “che seminano discordia per rovesciare i governo iraniano”, come ha dichiarato Gholamali Haddad Adel, presidente del Parlamento iraniano.
Quale che sia il motivo delle proteste, il governo di Teheran non può permettersi altri problemi interni, proprio adesso che ha gli occhi di tutto il mondo puntati addosso. 

Christian Elia

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