25/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Intercampus e Soleterre regalano un sogno a una squadra di calcio femminile marocchina
“Per tre anni, con una determinazione che non poteva lasciarci indifferenti, Mustafà ha chiesto il nostro aiuto. All’inizio eravamo un po’ scettici, perché il calcio non rientra negli strumenti che utilizziamo per i nostri progetti di cooperazione allo sviluppo, ma alla fine abbiamo deciso di aiutarlo. Lo meritava e, con l’aiuto dell’Intercampus, adesso il sogno di Mustafà è una realtà”.
 
le ragazze del renaissance settat con un trofeo vintoUna realtà difficile. Damiano Rizzi, responsabile dei progetti in Marocco per la ong Soleterre, racconta così l’iniziativa, partita ufficialmente il 19 maggio scorso e destinata a durare un anno, che la sua organizzazione ha preso in collaborazione con Intercampus, il progetto dell’Inter per dare ai bambini dei paesi più sfortunati la possibilità d’imparare a giocare a calcio in una struttura all’altezza, ma studiando e pensando anche al proprio futuro. Soleterre arriva in Marocco nel 2002 con un progetto di cooperazione allo sviluppo, nella provincia di Beni Meskine che, un destino nel nome, significa ‘popolo povero’. Ed è proprio così: si tratta di una delle regioni più povere del Marocco, dove particolarmente difficile è la condizione femminile. Basti pensare che, tra le donne, l’analfabetismo raggiunge il 90 percento. Soleterre si è occupata di vaccinare la popolazione, d’integrare le scarse derrate alimentari, di fornire materiale didattico per i ragazzi della regione e di riparare impianti elettrici e idraulici nelle scuole della zona. L’ong italiana si era anche dedicata alla ricreazione dei più piccoli, con attività culturali e sportive, ma mai a un progetto come quello partito il 19 maggio, che è molto più complesso. Mustafà, come raccontava Damiano Rizzi, è un allenatore di calcio femminile. Ha chiesto per tre anni che Soleterre s’impegnasse nell’adozione della sua squadra, la Renaissance di Settat, formata da ragazze provenienti dalle famiglie più povere della regione.
 
una calciatrice del renaissance settat in azioneEsempio positivo. “Abbiamo accettato e, grazie a Intercampus, il progetto è realtà”, dice Damiano, “ma lo abbiamo fatto perché si raggiunga l’obiettivo di creare una rete di servizi sanitari, sociali ed educativi che ruoti attorno all’entusiasmo generato nella comunità dalla squadra”. E di entusiasmo le ragazze ne hanno generato in quantità. Il ruolino di marcia del campionato appena finito parla chiaro: 7 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte in 12 partite. La Lega calcio marocchina non ha ancora assegnato il primo posto, che il Renaissance si contende con un’altra squadra, ma il campionato è stato un trionfo. Solo che mancavano le risorse per iscriversi al prossimo campionato. Mustafà, il loro allenatore, non si è rassegnato ed è riuscito a coinvolgere Intercampus e Soleterre nell’adozione delle ragazze, che così potranno continuare a giocare al calcio. Ma il vero successo di queste ragazze è un altro: quello di essersi sentite libere di realizzare il loro sogno in un mondo e in una cultura, in particolare in zone rurali come la regione di Beni Meskine, dove la condizione femminile è disastrosa e dove il ruolo sociale riservato alle donne è limitato al focolare domestico. In questo senso Intercampus si è accordata con il Raja Casablanca, il club più famoso del Marocco, per allargare questa iniziativa, coinvolgendo il vivaio del Raja. L’Intercampus si occuperà di formare gli allenatori che potranno poi diffondere le competenze acquisite a ragazzi e ragazze. Insomma, nascerà un esercito di nuovi, determinati, Mustafà.

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità