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Una realtà difficile. Damiano Rizzi, responsabile dei
progetti in Marocco per la ong Soleterre, racconta così l’iniziativa, partita
ufficialmente il 19 maggio scorso e destinata a durare un anno, che la sua
organizzazione ha preso in collaborazione con Intercampus, il progetto
dell’Inter per dare ai bambini dei paesi più sfortunati la possibilità
d’imparare a giocare a calcio in una struttura all’altezza, ma studiando e
pensando anche al proprio futuro. Soleterre arriva in Marocco nel 2002 con un
progetto di cooperazione allo sviluppo, nella provincia di Beni Meskine che, un
destino nel nome, significa ‘popolo povero’. Ed è proprio così: si tratta di
una delle regioni più povere del Marocco, dove particolarmente difficile è la
condizione femminile. Basti pensare che, tra le donne, l’analfabetismo
raggiunge il 90 percento. Soleterre si è occupata di vaccinare la popolazione,
d’integrare le scarse derrate alimentari, di fornire materiale didattico per i
ragazzi della regione e di riparare impianti elettrici e idraulici nelle scuole
della zona. L’ong italiana si era anche dedicata alla ricreazione dei più
piccoli, con attività culturali e sportive, ma mai a un progetto come quello
partito il 19 maggio, che è molto più complesso. Mustafà, come raccontava
Damiano Rizzi, è un allenatore di calcio femminile. Ha chiesto per tre anni che
Soleterre s’impegnasse nell’adozione della sua squadra, la Renaissance di
Settat, formata da ragazze provenienti dalle famiglie più povere della regione.
Esempio positivo. “Abbiamo accettato e,
grazie a Intercampus, il progetto è realtà”, dice Damiano, “ma lo abbiamo fatto
perché si raggiunga l’obiettivo di creare una rete di servizi sanitari, sociali
ed educativi che ruoti attorno all’entusiasmo generato nella comunità dalla
squadra”. E di entusiasmo le ragazze ne hanno generato in quantità. Il ruolino
di marcia del campionato appena finito parla chiaro: 7 vittorie, 3 pareggi e 2
sconfitte in 12 partite. La Lega calcio marocchina non ha ancora assegnato il
primo posto, che il Renaissance si contende con un’altra squadra, ma il
campionato è stato un trionfo. Solo che mancavano le risorse per iscriversi al
prossimo campionato. Mustafà, il loro allenatore, non si è rassegnato ed è
riuscito a coinvolgere Intercampus e Soleterre nell’adozione delle ragazze, che
così potranno continuare a giocare al calcio. Ma il vero successo di queste
ragazze è un altro: quello di essersi sentite libere di realizzare il loro
sogno in un mondo e in una cultura, in particolare in zone rurali come la
regione di Beni Meskine, dove la condizione femminile è disastrosa e dove il
ruolo sociale riservato alle donne è limitato al focolare domestico. In questo
senso Intercampus si è accordata con il Raja Casablanca, il club più famoso del
Marocco, per allargare questa iniziativa, coinvolgendo il vivaio del Raja.
L’Intercampus si occuperà di formare gli allenatori che potranno poi diffondere
le competenze acquisite a ragazzi e ragazze. Insomma, nascerà un esercito di
nuovi, determinati, Mustafà.Christian Elia