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Come gesto di sfida contro l'espansione di una base militare americana, gli abitanti di un piccolo paesino sudcoreano hanno rinunciato alla cittadinanza e dichiarato la loro terra indipendente dal governo di Seul. Non tutti, però: quasi metà di loro hanno infatti accettato risarcimenti. Denaro in cambio di preziosi acri di terra, necessari alle Forze armate americane in vista dell'ampliamento della base di Camp Humphreys, nei pressi del villaggio di Daechuri.
Il piano di riorganizzazione degli effettivi statunitensi in Estremo Oriente
- secondo quanto delineato nel 'Project for a New american century' adottato dall'amministrazione
Bush - passa attraverso la riduzione di truppe (del 33 per cento) e la restituzione
del 66 per cento del territorio sudcoreano 'occupato', in concomitanza però con
l'ampliamento di 104 installazioni militari, dislocate in tutto il Paese. Proprio
Camp Humphreys diventerà il nuovo centro di comando Usa per la Corea del Sud.
Alla base è stata concessa da parte del governo sudcoreano la possibilità di aumentare
di due terzi la propria superficie: 2.851 acri da aggiungersi agli attuali 3.734.
In totale, ventisei milioni di metri quadri di campi coltivati a ortaggi e risaie,
che l'esercito Usa ha cominciato ad grattar via ai contadini coreani negli anni
della Guerra di Corea (1950-53). Al termine del conflitto, il Paese si spaccò
in due: un nord comunista ed un sud capitalista. Quest'ultimo ha forse visto ciò
che sta accadendo in Giappone, dove i costi del trasferimento da Okinawa a Guam
di 8 mila marines, stimati in 26 miliardi di dollari, ricadranno per il 60 per
cento sulle finanze di Tokyo. Perciò, nonostante la concessione territoriale di
Daechuri, le trattative avviate dal ministero dell'Ambiente coreano con gli Usa
sugli elevatissimi costi di ripulitura e re-forestazione delle aree militari dismesse
sono in una situazione di stallo.
Autonomia da Seul. Washington ha comunque offerto un'allettante contropartita a Seul per i terreni
dei residenti di Daechuri, se il governo coreano - considerato blandamente filoamericano
- è disposto ad affrontare la dilagante protesta (caratterizzata dalle più veementi
manifestazioni antiamericane degli ultimi 4 anni) che da qualche mese infiamma
i dintorni di Camp Humphreys, diffondendo la sua eco anche oltreconfine. Nel dicembre
scorso, centinaia di poliziotti hanno 'vigilato' su un migliaio di persone che
in una scuola elementare di Daechuri inneggiavano all'autonomia, ripudiando la
loro nazionalità e bruciando le carte d'identità. La folla era la più variegata:
bambini, anziani, contadini, residenti di altre città e anche una rappresentanza
di giapponesi di Okinawa che hanno offerto la loro solidarietà agli irriducibili.
Se la polizia chiamata a fronteggiare la protesta non ha in quell'occasione usato
la mano pesante, come è invece accaduto a Seul un mese prima, quando due anziani
sono rimasti uccisi mentre manifestavano in strada, è stato perché la morte di
questi ultimi ha causato profonda indignazione e risentimento in tutto il Paese.
Yankee go home. L'opposizione alla base è andata via via crescendo anche ad altri livelli della
società coreana. Il timore che un ampliamento della presenza Usa nel Paese possa
alterare i già delicati rapporti con i 'cugini' del Nord hanno alimentato il malcontento
al pari dei danni ambientali, dell'aumento della criminalità e della diffusione
della prostituzione. Cinquant'anni fa le comunità della regione di Daechuri hanno
perso la loro terra quando due eserciti stranieri, prima i giapponesi, poi gli
americani, hanno costruito e allargato la base militare. Oggi, con sfratti forzati
e compensazioni risibili, la protesta prende le forme della disobbedienza civile,
con i pacifici anziani contadini di Daechuri che rinnegano la loro nazionalità,
promettendo di morire lì dove sono nati. Ma non più da coreani.
Luca Galassi