Scritto per noi da
Dolores Carnemolla
La scena è nuda: un leggìo da una parte, uno sgabello dall’altra, al centro uno
schermo, dapprima spento. Poi si accendono immagini di battaglie prese in prestito
dal cinema: conflitti dall’età della pietra ai nostri giorni. Un uomo sale sul
palcoscenico rivolgendosi agli spettatori: senza preamboli comincia a parlare
dei problemi relativi alla scarsità dell’acqua, di questioni che hanno generato
aspre ostilità a causa dell’oro blu. È un attore? Non sembra stia “recitando”:
il suo tono, benché impostato, è di una autenticità disarmante. L’argomento che
sta esponendo è cosa di tutti i giorni, quello che dovrebbe essere un monologo
è in realtà l’inizio di un dialogo tra la sua voce che ci informa sui fatti e le coscienze di chi sta ad ascoltare.
Così comincia “H2oro-l’acqua, un diritto dell’umanità”: produzione dell’Associazione
Culturale e Teatrale Itineraria, sui palcoscenici alternativi di tutta Italia da marzo ad ottobre.
La forma è quella del teatro-documento, lo scopo è quello di rendere consapevole
la società civile del fatto che l’acqua è un bene comune e averne accesso è un
diritto fondamentale. Fabrizio De Giovanni è, con Lorella De Luca, autore-attore
di questo spettacolo scritto con la collaborazione di Ercole Onagro. La rappresentazione
si avvale di linguaggi e contributi diversi (letture di documenti, video) ben
amalgamati dalla regia di Emiliano Viscardi e dall’apparato scenico di Maria Chiara
Di Marco.
Come si apprende dal libro di Vandana Shiva, “Le guerre dell’acqua” (Fabrizio
De Giovanni ne legge qualche passo significativo) l’acqua è insufficiente in Israele,
India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti e le guerre dell’acqua
non sono un evento del futuro: sono già in atto veri e propri conflitti in ogni
società. Che si tratti del Punjab o della Palestina, spesso la violenza politica
nasce dalla competizione per appropriarsi delle scarse e vitali risorse idriche.
Molti di questi conflitti politici sono celati: chi controlla il potere maschera
le guerre dell’acqua, facendole apparire come scontri etnici o religiosi.
Ogni giorno 30.000 persone muoiono per cause connesse alla scarsità di acqua
o alla sua cattiva qualità o igiene. La Comunità Internazionale continua a rifiutare
il concetto che l’acqua è un diritto di tutti, preferendo trattarla come un bene
economico, soggetto alle leggi del mercato e accessibile solo a chi può permetterselo.
Il programma per lo sviluppo delle nazioni Unite ha dimostrato che l’obiettivo
di rendere accessibile l’acqua all’intera umanità è economicamente realizzabile.
Non sono le tecnologie né le risorse che mancano, dipende dalla volontà di chi
compie scelte politiche ed economiche: negando ai poveri l’accesso all’acqua,
privatizzandone la distribuzione e inquinando pozzi e fiumi. La pretesa di vendere
l’acqua è pari a quella di vendere l’aria: rivendicare il diritto alla disponibilità
di acqua potabile significa difendere il diritto di vivere per tutti gli esseri
viventi.
In 70 minuti di spettacolo si apprendono tante scomode verità, ma anche indicazioni
utili a capire il problema e quindi ad assumere gli atteggiamenti giusti, anche
nelle abitudini quotidiane: rifiutare, ad esempio, il ricatto delle pubblicità
che inducono all’acquisto dell’acqua in bottiglia o evitare gli sprechi giorno
dopo giorno.
L’invito di H2oro è quello di collaborare insieme per creare “democrazie dell’acqua”.
Come scrive Vandana Shiva, “se costruiamo la democrazia, costruiamo la pace”.