23/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I Nasa denunciano l'aggressione e Uribe perde i consensi. Intanto Carlos Gaviria guadagna punti
cordone della polizia contro la manifestazione indigena“Voglio esprimere a nome mio e del Servicio Paz y Justicia in America Latina la solidarietà e l’appoggio a fronte della barbara aggressione del governo colombiano, della polizia e dell’esercito contro i rappresentanti indigeni in La María Piendamó, Territorio di Pace. Inviamo i comunicati in tutto il mondo e reclamiamo che il governo colombiano ponga fine alla repressione e rispetti il diritto dei popoli originari. Invio loro il fraterno abbraccio solidale che infonda forza e speranza. Fraternamente, Pace e Bene”. E’ questo il messaggio che il premio Nobel per la Pace, Adolfo Pérez Esquivel, ha indirizzato alla popolazione indigena Nasa, aggredita dalle forze dell’ordine durante una manifestazione pacifica sulla Panamericana, nei pressi di Popoyan, regione del Cauca.
Stavano occupando la strada principale della cordigliera andina per protestare contro la pioggia di pesticidi lanciata dagli aeroplani governativi sui campi coltivati, per dire no a un Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti che penalizza la produzione locale colombiana, per dire basta al presidente Uribe, in corsa per essere rieletto proprio domenica prossima.
 
Manifestazione NasaLa testimonianza. “Erano le 2.30 del pomeriggio del 17 maggio – racconta Ligna, una nasa dell’Associazione Cabildos indigenas del Cauca – quando la polizia ha fatto irruzione nel gruppo degli organizzatori, intenti a sistemare le ultime questioni organizzative dell’incontro annuale che stavamo preparando avanti da giorni. Stavamo aspettando la commissione governativa, era un’occasione importante. Sarebbe dovuta arrivare all'una, poi hanno posticipato alle 3. Ma al posto loro sono arrivati mille poliziotti delle forze speciali (Esmad), aggressivi e armati. Alcuni si sono diretti verso i leader riuniti e molti altri sono entrati nella folla radunata sulla Panamericana. Insieme agli insulti hanno iniziato a lanciare lacrimogeni da ogni lato. Poi botte, colpi di manganello. Era il panico. Eravamo 19mila persone. Immaginate che caos. Gente ferita e ammaccata caricata sulle camionette e portata via chissà dove. Solo a pochi è toccata un’ambulanza. Poi la tragedia. A terra, senza vita, quattro corpi: Pedro Escue, 25 anni, con un foro di pallottola nel polmone, un altro uomo adulto di cui non si conoscono ancora le generalità e due bambini. Capite? Avevano meno di cinque anni. Erano lì coi loro genitori, gli amici, altre centinaia di piccolini festanti e sorridenti. Un attimo e la festa è finita. C’erano donne, bambini e anziani che gridavano e fuggivano, nascondendosi dove capitava. Quasi tutti sono stati colpiti dai lacrimogeni”, Ligna è arrabbiata. Incredula. Il suo popolo da sempre lotta per essere rispettato, ma ha scelto di dire no ad armi e arroganza per abbracciare non violenza e dialogo. Episodi del genere, dunque, lasciano disperazione e incredulità. “Hanno distrutto l’ambulatorio medico di La María, rubando le medicine, bruciando le valigette dei dottori. Hanno preso persino il denaro dalla cassa e lo hanno bruciato”. Poi è toccato alle case del paese, appollaiato sulla Panamericana. Materassi, tende, computer, dvd, televisori. E poi la cucina collettiva, i dormitori, le sedie, i tavoli, gli utensili, i bagni , le motociclette e un camper. Tutto, hanno fatto tutto in mille pezzi, “anche le proprietà della guardia indigena – incalza Ligna – bruciate con accurata precisione. Hanno distrutto tutto quello che incontravano nella loro folle incursione”.
 
Carlos GaviriaLa denuncia. “Per il momento si è tentato di stabilire una comunicazione con il governo del Cauca e con la commissione capeggiata dal ministro Sabas Pretelt de la Vega – spiegano dal Consiglio regionale indigeno del Cauca - che non sono venuti all’appuntamento, hanno autorizzato questa aggressione e poi se ne sono lavate le mani dicendo di aver obbedito a ordini dall’alto. Denunciamo che il governatore del Cauca, Juan Jose Chaux Mosquera e il governo del presidente Uribe sono i diretti responsabili della morte di quattro persone e del ferimento di altre 50. Vogliamo chiarire che se continueremo a essere governati da gente che ha una tale capacità di violare i diritti umani, non si potrà che aspettarci che i massacri continuino”.
Quindi un appello alla solidarietà internazionale e nazionale: “Esigiamo che il governo nazionale e regionale ponga fine all’ostilità e la violenza contro i popoli indigeni”.
 
Proiettili dell'esercito colombiano. Foto di Matt Shonfeld Gli ultimi colpi. Tutto questo mentre il presidente Uribe è impegnato a chiudere la campagna elettorale con feste, balli e whiskisito, organizzate in suo onore negli ultimi giorni di campagna elettorale. Niente sembra turbare la sua convinzione di stravincere e restare per altri 4 anni a Palazo Nariño, nonostante la sua vittoria non sembri così assoluta. Il candidato più temuto è ora Carlos Gaviria. Ex magistrato della Corte Costituzionale, professore universitario, intellettuale rispettato, sta riscuotendo la simpatia della parte più umile e oppressa della società. Chi è stanco della guerra e della prepotenza, della corruzione e delle bugie sembra che voterà Gaviria, il politico per il quale si è espresso anche lo scrittore e premio Nobel per la Letteratura Josè Saramago, sostenendolo in una lettera aperta: “Se fossi colombiano voteri Gaviria”. E domenica, in plaza Bolivar, cuore di Bogotá, dopo aver pubblicamente condannato i fatti di La Maria, il candidato del Polo Democratico ha imposto un minuto di silenzio alla folla accorsa per ascoltarlo: un segno di lutto e solidarietà per le vittime Nasa uccise dalla polizia.
 
L'atmosfera. “Per le strade si respira Gaviria – racconta Simone Bruno, giornalista italiano che vive a Bogotá – Se non ci saranno brogli si andrà al ballottaggio. Moralmente dunque Gaviria ha già vinto. Fino a poco fa Uribe sembrava imbattibile”. 

Stella Spinelli

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