L’attuale unione tra la Serbia e il Montenegro fu votata il 14 marzo 2002,
mandando in pensione la precedente unione federale (RFJ) definita anche mini
Jugoslavia, frutto di quel referendum di cui sopra, al quale oltre il 95% dei
421.549 aventi diritto (con un’affluenza del 66.04%) votarono per rimanere con
la Serbia. Alle prime elezioni multipartitiche in Montenegro, nel dicembre 1990,
gli
elettori erano 402.905. Due anni più tardi circa 429.000, e nel novembre del
1996 oltre 448.000. Alle elezioni politiche del maggio 1998 gli elettori erano
oltre 457.000, mentre nel 2002 erano 458.399.
Alla vigilia del nuovo referendum il numero degli aventi diritto è di 484.718.
Secondo i dati resi noti dalla Commissione per il referendum del Montenegro dei
21 comuni montenegrini il maggior numero di elettori appartiene alla capitale
Podgorica, 129.083, mentre il minore al comune di Savnik 2.306.
Ricordiamo che l’affluenza alle urne dovrà superare il 50% e di questi il 55%
dovrà votare “sì” alla domanda se si vuole uno stato indipendente, per far sì
che la repubblica rivierasca ottenga lo status di stato indipendente e sovrano,
in accordo con le regole referendarie concordate con l’UE.
Secondo il settimanale belgradese “Vreme”, sulla stima di una partecipazione
dell’85% di votanti, il cosiddetto blocco indipendentista, ossia la coalizione
di governo più la maggior parte dei membri delle minoranze, dovrà ottenere
almeno 220.000 voti. Si tratterebbe di 20.000 voti in più di quelli mai
ottenuti da tutti i partiti che optano per l’indipendenza. Il DPS del premier
Milo Djukanovic, l’SDP del presidente del parlamento Ranko Krivokapic, l’Unione
liberale, i partiti albanesi e bosgnacchi-musulmani fino ad ora hanno ottenuto
alle elezioni al massimo la cifra complessiva di 198.000 voti.

Dall’altra parte il cosiddetto blocco unionista, capeggiato dal Partito
socialista popolare (SNP) di Predrag Bulatovic, non ha mai ottenuto più di
170.000 voti e alle scorse elezioni politiche, ottobre 2002, ottennero circa
150.000 voti. Se si considerano i dati resi noti dal Comitato centrale della coalizione
di
governo (DPS-SDP) il vantaggio per gli indipendentisti sarebbe di circa 50.000
voti sul blocco degli unionisti. Come riporta Veseljko Koprivica sulle colonne
del quotidiano belgradese “Danas”, il blocco indipendentista, esclusi i voti
della diaspora, dovrebbe poter contare su oltre 202.000 voti sicuri, mentre
quello unionista potrebbe contare su circa 153.000 voti. Se si aggiungono i
voti della diaspora – prosegue Koprivica – il blocco indipendentista potrebbe
ottenere una vittoria con 55-60.000 voti di vantaggio, il che sarebbe a suo
avviso nettamente superiore al 55% necessario per la riuscita del referendum.
Il blocco indipendentista conta sulla vittoria in 11 comuni, mentre gli
unionisti su 8 comuni. Podgorica, Niksic e Bjielo Polje dovrebbero essere i
comuni dove si condurrà la battaglia decisiva, anche se recentemente sembra che
la maggioranza in questi comuni sia a favore dell’indipendenza.
Per quanto riguarda i singoli comuni, secondo i dati raccolti nei mesi
scorsi
dal partito di governo DPS gli unionisti potrebbero ottenere un
vantaggio nel
nord del Montenegro, in quei comuni al confine con la Serbia. Pljevlja
e Berane
godrebbero di un vantaggio, a favore dell’unione, di 5.000-7.000 voti,
ma
andrebbe ad annullarsi con la maggioranza indipendentista di Bijelo
Polje e
Rozaje. Sulla costa, Herceg Novi, al confine con la Croazia, vedrà
quasi
sicuramente la vittoria degli unionisti con 5.000-7.000 voti di
vantaggio. Una
vittoria che potrebbe essere neutralizzata dal voto a favore
dell’indipendenza
dei comuni costieri di Kotor, Tivat, Budva e Bar. Per quanto concerne
le appartenenze nazionali, il settimanale “Vreme” riporta i
dati di un’indagine raccolta da centro di ricerca CEDEM. Secondo questo
centro
d’indagine gli albanesi interrogati hanno espresso il 95% di consensi a
favore
del distacco dalla Serbia. I montenegrini voterebbero al 72.7% per
l’indipendenza, 14% contro, 12.7% non andrà a votare, mentre i serbi
per
l’82.5% voteranno a favore dell’unione, il 6% contro e l’11.6% non
voterà. Per
l’indipendenza voterà l’80.2% dei bosgnacchi-musulmani, mentre solo il
2.3% si
esprimerà a favore del mantenimento dell’unione e il 17.5% non andrà a
votare.

Questi dati sono pressoché confermati anche dai rappresentanti delle minoranze.
Così l’Iniziativa civica croata si è detta a favore di un Montenegro
indipendente e un analogo messaggio è giunto da parte della comunità bosgnacca
e da quella albanese. A favore dell’indipendenza dovrebbero votare pure i rom
del Montenegro, come comunicato dalla ONG Centro rom per la strategia, lo
sviluppo e la democrazia. Secondo i dati di questa organizzazione, in
Montenegro ci sono circa 12.600 rom, ma non si sa con precisione quanti abbiano
il diritto di voto. Stando ai recenti sondaggi condotti dalle agenzie montenegrine
Damar e CEDEM è
stato stimato che l’opzione indipendentista potrebbe ottenere tra il 56 e il
57% di voti a favore, mentre tempo fa le agenzie belgradesi Strategic Marketing
e Marten Board avevano rilevato una percentuale a favore del distacco dalla
Serbia pari al 52-53%. Tenendo presente che la possibilità di errore relativa
ai dati delle indagini statistiche di tutte le agenzie è di + - 3%, si evince
che l’esito del referendum potrebbe sfociare in quella ormai nota “zona
grigia”, ossia sotto il 55% ma più del 50%.
In molti temono che l'esito del referendum finisca in uno scarto di
voti
definita dagli opinionisti "zona grigia". Vittoria agli indipendentisti
ma senza raggiungere il 55% dei voti necessario all'indipendenza. In
questo
caso paradossalmente entrambi gli schieramenti potrebbero dichiararsi
vincitori. Secondo le dichiarazioni ufficiali dei rappresentanti UE
però non
esisterebbe alcuna “zona grigia”: se non dovesse essere raggiunto il
55% dei
voti il Montenegro semplicemente non potrà dichiararsi indipendente. In
realtà, secondo gli analisti, entrambi gli schieramenti risulterebbero
perdenti. Le riforme di cui il paese necessita sarebbero di nuovo
ostaggio
delle accese liti tra i partiti degli opposti schieramenti concernenti
lo
status del paese, mentre l’unione di Serbia e Montenegro dovrebbe fare
i conti
con una maggioranza montenegrina che si è espressa per la sua
cancellazione.