stampa
invia
Paradiso della droga. “Nel business
africano si sono buttati tutti, dai cartelli colombiani alla mafia italiana,
alle organizzazioni criminali spagnole e portoghesi” riferisce a PeaceReporter Antonio Mazzitelli,
direttore dello United Nations Office for Drug Control and Crime Prevention a Dakar, in Senegal. Il traffico coinvolge tutti i Paesi
del Golfo, ma in particolare la Guinea-Bissau, definito dallo stesso Mazzitelli
un caso esemplare. “Basti pensare che a Bissau le forze di sicurezza non hanno
mezzi, non esiste nemmeno una prigione. La polizia ha 4 radio per comunicare e
mancano le auto. L’unica cosa che abbonda sono le armi, retaggio della guerra
civile”. Non stupisce che le organizzazioni sudamericane l’avessero scelta come
base di appoggio, travestendo come una fabbrica di pesce un laboratorio per lo
stoccaggio e il trasporto della droga, provvisto addirittura di una pista di
atterraggio.
Commercio e consumo. A essere trattati e smerciati sono tutti i tipi di stupefacenti:
“Cocaina, eroina, crack, cannabis. In Africa passa di tutto”, conferma a PeaceReporter Fabrice Pothier, capo del think-tank Senlis Council, specializzato
in studi sul commercio di droga. “Il business
maggiore riguarda la cocaina, proveniente dal Sudamerica e destinata
all’Europa. I quantitativi di eroina, che vengono dall’Afghanistan e finiscono
quasi tutti in Usa, sono molto minori. E il traffico sta facendo aumentare
anche il consumo tra gli Africani”. Un dato confermato anche da Mazzitelli, secondo
cui “i prezzi degli stupefacenti sono diventati competitivi anche per il
mercato africano. Il crack è prodotto localmente e ha un grande successo.
Bastano un forno a microonde e qualche reagente chimico e il gioco è fatto”.
Business africano. L’affare ha
attirato anche i gruppi criminali locali. “Il traffico di droga in alcuni casi
è organizzato dai network esteri, ma
ci sono numerosi esempi di collaborazione con criminali africani”, continua
Pothier. Sono pochi, per esempio, a sapere che sono stati i Nigeriani, e non i
Colombiani, a inventare il sistema dei “muli”, i famosi corrieri che
ingurgitano capsule di droga per sfuggire ai controlli. Non a caso, il numero
dei “muli” africani arrestati alle frontiere europee aumenta costantemente:
solo nel 2004, in Austria furono fermati più di mille Nigeriani. “Per dare
l’idea delle quantità, circa il 40 percento del traffico mondiale di cannabis
passa per l’Africa”, secondo Pothier. “Per la cocaina e l’eroina, il fenomeno
è
troppo recente per avere numeri affidabili”. Matteo Fagotto