09/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell'Ulster il 12 luglio è la ricorrenza principale per i protestanti. E la tensione è alle stelle
Le logge orangiste marciano per ricordare la vittoria del re protestante William d'Orange sul re cattolico Giacomo II nella battaglie del Boyne, del 12 luglio 1690Il gran giorno per i protestanti dell’Irlanda del Nord sta arrivando, con gli stessi prevedibili rituali di sempre. A Belfast e in tutte le altre città dell’Ulster sono quasi pronte le enormi pire che nella notte tra domenica e lunedì verranno date alle fiamme per ricordare la vigilia della vittoriosa battaglia del re protestante Guglielmo III d’Orange contro il re cattolico inglese Giacomo II nella battaglia del Boyne del 12 luglio 1690, che sancì il predominio dei coloni scozzesi e inglesi (protestanti) sui nativi irlandesi (cattolici). La notte dei falò e la grande parata del “glorioso giorno 12” rappresentano il momento clou della stagione delle marce, il momento in cui il passato torna puntuale ogni anno, lasciando ad un futuro diverso solo lo spazio riservato ai sogni.
 
La memoria, in Irlanda del Nord, ha un peso enorme. Le cerimonie per onorarla sono sacre, considerate intoccabili da chi le sente sue, e ovviamente vituperate dall’altra parte. La bonfire night, la notte dei falò, è l’esempio più clamoroso di questo atteggiamento. Ogni quartiere protestante di ogni città nordirlandese innalza enormi cataste di legno, pneumatici e qualunque cosa che non serve più e si può bruciare. Fanno così perché così fecero i coloni di Belfast quando re Guglielmo entrò trionfante in città, così – come con le marce delle logge orangiste – rendono grazie a Dio perché l’Ulster è ancora in maggioranza protestante. Ma, per quanto sia pittoresco lo spettacolo di Belfast illuminata dai tanti fuochi notturni, quelle pire emanano anche un puzzo tremendo e rilasciano una quantità pazzesca di sostanze tossiche e cancerogene. Le statistiche dicono che c’è più inquinamento a Belfast nella notte dei falò che in tutti gli altri giorni dell’anno messi assieme.
 
Un cartello all'entrata di un quartiere cattolico: qui gli orangisti non sono i benvenutiPer non parlare del problema della sicurezza. Vicino a quelle cataste brucianti alte decine di metri giocano i bambini, a volte le fiamme si espandono danneggiando edifici vicini, e una settimana dopo sotto la pila di rovine fumanti il fuoco è ancora vivo. Eppure, di abolire l’insana usanza non si parla proprio. E’ una battaglia persa in partenza, la comunità protestante è costantemente sulla difensiva ogni qual volta si parla di modificare anche aspetti minori delle sue cerimonie, figurarsi di questa. La vittoria del passato sulle leggi di oggi è stata riconosciuta recentemente anche da Hugh Orde, il capo della polizia nordirlandese (in passato un rigido feudo protestante, ora aperto anche ai cattolici ma comunque da molti di loro tuttora odiata): “Non c’è una soluzione legale a questo problema, è impossibile fare rispettare la legge”, ha detto.
 
Non si tocca la notte dei falò perché è impossibile non rimanere scottati, insomma. Se a qualche tutore della legge saltasse in testa di vietare i fuochi, si ritroverebbe contro tutti i gruppi paramilitari protestanti, nessuno escluso. E lo stesso discorso vale per la marcia del 12 luglio, che come per i falò si svolgono in tutte le città dell’Ulster. Qui non c’è niente di dannoso per la salute, a parte gli svariati litri di birra che ogni buon protestante ingurgita per fare baldoria con i suoi amici. Ma come per tutte le parate nordirlandesi è controversa, perché i cattolici la vedono come il trionfo della retorica dei dominatori, che fanno di tutto per ribadire chi comanda in Irlanda del Nord.
 
Il 12 luglio è la festa per eccellenza della comunità protestante: intere famiglie aspettano questo giorno per il suo valore simbolico e per divertirsi in compagnia, anche qui seguendo un rituale prestabilito. Già nelle prime ore della mattina le strade lungo cui passerà la parata vengono occupate con sedie portatili da chi non vuole perdersi neanche un minuto della marcia. L’Orange Order, l’istituzione nata a fine Settecento e che nel corso degli anni ha formato generazioni di protestanti,
sfila in tutta la sua potenza: 1.500 logge, più di 80mila uomini, tutti vestiti in giacca, tutti con una bombetta in testa, tutti con una fascia rigorosamente arancione a tracolla, accompagnati dalla musica delle bande scandita dagli immancabili tamburi Lambeg, il cui cupo suono aumenta ancor più il tono militaresco della parata.
 
Dopo la parata ufficiale, sfilano i semplici simpatizzanti: è il momento più rischioso, spesso nascono tafferugliLa più grande di queste marce si svolge ovviamente a Belfast. Dura per tutta la mattinata, e all’ora di pranzo confluisce nell’enorme spiazzo di Edenderry, un prato in mezzo a un bosco a sud della città. Lì la festa prosegue, perdendo il carattere solenne e diventando un gigantesco picnic. Su un palco si alternano i grandi capi dell’Orange Order, i cui discorsi sono talmente ripetitivi che persino le migliaia di persone che non si sono perse un momento della marcia si fermano ad ascoltarli. Sono tutti troppo impegnati a bere birra o a comprarsi alle bancarelle i vari simboli dell’identità protestante: cappelli bianco-rosso-blu come la bandiera del Regno Unito, banderuole con l’effigie di re Guglielmo, magliette dei Glasgow Rangers. La sbronza collettiva prosegue fino a sera, quando la marcia riprende in direzione del centro città. E’ questo il momento più delicato, perché ai compassati orangisti della mattina si aggregano bande di protestanti duri e puri tra cui si infilano i paramilitari. Appena la marcia passa vicino a un quartiere cattolico, i cui abitanti disprezzano l’intera cerimonia, la violenza può scoppiare da un momento all’altro, espandendosi poi all’intera Irlanda del Nord.
 
Negli ultimi dieci anni è successo varie volte. La peggiore è stata nel 2000, quando per qualche giorno l’Ulster sembrava essere ripiombata nella guerra civile. Per fortuna, però, l’anno scorso l’intera stagione delle marce si è svolta pacificamente. “E’ una marching season proprio noiosa”, spiegavano ridacchiando i giornalisti nordirlandesi. E anche quest’estate non ha ancora dato problemi particolari alla polizia e ai tanti nordirlandesi che non ne possono più. C’è da sperare che, tra gli stessi rituali di sempre, in questa notte dei falò e nelle parate del giorno dopo non ci sia più la violenza.
 
Alessandro Ursic
Categoria: Muri, Popoli, Religione
Luogo: Irlanda del Nord