19/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un corteo di 25mila persone contro l’omicidio del giudice Ozbilgin
Almeno 25mila persone hanno sfilato ieri per le strade di Ankara, con bandiere e striscioni, per esprimere tutto l’orrore della parte sana della società turca verso il barbaro omicidio del giudice Mustafà Yucel Ozbilgin, freddato sul suo scranno del Consiglio di Stato il 17 maggio scorso da un estremista islamico, che ha voluto così punire lui e i suoi colleghi per la legge che vieta il velo islamico nelle scuole e nelle università.
 
manifestazione di ankaraIl corteo della rabbia. “Fuori gli assassini”, gridava la folla all’indirizzo di alcuni dei ministri del governo turco che si erano recati a rendere omaggio alla salma del giudice Ozbilgin. I manifestanti, a gran voce, hanno chiesto le dimissioni dell’esecutivo guidato da Tayyip Erdogan, leader del Partito della Giustizia e dello Sviluppo, formazione della destra islamista. Secondo gli oppositori di Erdogan, il quale si è tenuto lontano da Ankara per evitare contestazioni, la destra religiosa al potere in Turchia è il mandante morale dell’omicidio. Il giornale Vakit, vicino alle posizioni del governo, aveva pubblicato qualche giorno fa in prima pagina le foto dei giudici del Consiglio di Stato che avevano approvato la legge che proibiva l’utilizzo del velo islamico nelle scuole e nelle università pubbliche. Da questo a sentirsi autorizzati a uccidere qualcuno c’è una bella differenza, ma molti considerano corresponsabili quei politici che non hanno mai preso nettamente le distanze dall’integralismo religioso. Così Alpascan Aslan, avvocato del foro di Istanbul di 29 anni, quindi non un reietto della società, né tanto meno un soggetto ritenuto a rischio, è entrato nell’aula dove si teneva il Consiglio di Stato e, urlando frasi farneticanti a sfondo religioso, ha scaricato il caricatore della sua pistola sui giudici, uccidendo Ozbilgin e ferendo altri 5 togati, tra i quali 2 donne. Il governo ha tentato di prendere le distanze dall’episodio, ma il corteo dei manifestanti si è diretto verso il mausoleo di Ataturk, l’uomo che ha fatto della laicità un pilastro della Turchia moderna.
 
l'assassino del giudiceMessaggio per Erdogan. La repubblica turca, con la sua Costituzione, ha sposato il laicismo e, per quanto i movimenti dell’ultradestra e quelli religiosi continuino ad avere un peso influente nel Paese, il processo è ormai irreversibile. Non a caso l’unica autorità applaudita è stata Ahmet Necdet Sezer, il Presidente della Repubblica, del quale sono note le posizioni secolariste. “Non permetteremo che quanto è accaduto possa intimidirci”, ha dichiarato Sumru Cortoglu, la donna che proprio nei giorni scorsi è stata eletta presidente del Consiglio di Stato. Ma il coraggio dei giudici, degli intellettuali, dei giornalisti e della gente comune potrebbe non bastare a controllare il fenomeno del rigurgito fondamentalista turco, in particolare la rinascita dei Lupi Grigi, storica formazione integralista di destra. Soprattutto se l’atteggiamento del governo resta equivoco. Nei mesi scorsi, con una grande mobilitazione dell’opinione pubblica, sono state evitate le condanne allo scrittore Orhan Pamuk, ai docenti universitari Oran Baskin e Ibrahim Kaboglu, al giornalista Hrant Dink, tutti accusati in base all’articolo 301 del codice penale turco di offesa all’identità turca. Tutto perché questi intellettuali, in riferimento al genocidio degli armeni o alla violazione dei diritti delle minoranze, avevano criticato lo stato turco. Il problema, che si tratti di fondamentalismo o di nazionalismo, è che la Turchia è a un bivio: o sceglie la strada di una moderna democrazia laica e rispettosa dei diritti umani, capace di ammettere i propri errori, oppure questo genere di episodi, come dimostra anche l’omicidio di padre Santoro il 5 maggio scorso a Trebisonda, non potranno essere esclusivo patrimonio di pochi fanatici. L’Unione Europea, dopo un certo ottimismo iniziale, ha raffreddato la procedura d’inizio dei negoziati per l’adesione della Turchia, ma se Erdogan non riuscirà a chiarire le ambiguità della sua linea politica, la situazione può solo peggiorare, anche se, come dimostrano i 25mila in piazza ieri, sempre di più il popolo turco vuole guardare al futuro. 

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità